Croce Rossa, «ci fu sperpero di denaro». Scelli e due funzionari restituiranno 3 mln di euro

Alessandro Biancardi

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ROMA. Per la Corte dei Conti la condotta del parlamentare abruzzese «è caratterizzata dal totale disprezzo di qualsiasi canone di sana amministrazione e noncuranza degli equilibri finanziari».

L'onorevole Maurizio Scelli, parlamentare di Sulmona e al momento dei fatti commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, è stato condannato dalla Corte dei Conti.

Lui, insieme con due funzionari della Croce Rossa, Aldo Smolizza e Virgilio Pandolfi, rispettivamente nello stesso ente ex capo Dipartimento risorse umane e Dipartimento amministrazione e patrimonio, sono stati condannati dalla sezione giurisdizionale della Corte dei Conti del Lazio a rifondere complessivamente 3 milioni di euro per una serie di contratti per servizi informatici dalla posta elettronica alla gestione management, dal web hosting all’assistenza tramite call center.

Questi contratti vennero sottoscritti, dicono i giudici, a dispetto dell’opposizione dei revisori dei conti, che avevano segnalato la mancanza di soldi nel bilancio.

Tanto che nel 2007, scrive La Stampa, i successori di Scelli furono costretti ad accordarsi con le ditte, pagando una penale per cancellare quei contratti, rinunciando ai servizi informatici.

La vicenda, archiviata dal tribunale di Roma per gli aspetti penali, viene considerata dalla Corte dei conti una forma di sperpero di denaro pubblico.

«I giudici», scrive il quotidiano di Torino, «hanno demolito la difesa di Scelli che prima ha contestato la legittimità dell'inchiesta (invocando una legge restrittiva sull'azione della Corte dei Conti, approvata nel 2009 al Parlamento con voto favorevole dello stesso Scelli), quindi ha sostenuto di non aver saputo della mancanza di fondi disponibili».

Per i giudici «la sua condotta è caratterizzata dal totale disprezzo di qualsiasi canone di sana amministrazione e noncuranza degli equilibri finanziari». E aggiungono, sempre secondo quanto riferito da La Stampa: «autorizzando contratti macroscopicamente incongrui, ha esposto la Croce Rossa al dissesto»

Il parlamenta ha già annunciato che farà ricorso.

A ottobre del 2009 sempre Scelli venne assolto dall'accusa di aver distratto ad uso interno, nel periodo compreso tra dicembre 2003 e dicembre 2006, il contributo di 17.595.845,15 di euro previsto per gli "interventi urgenti a favore delle popolazioni irachene".
Nelle 17 pagine di motivazione la Corte non soltanto ha ampiamente evidenziato l'insussistenza delle ipotesi accusatorie formulate dalla Procura Generale, stabilendo espressamente che «l'utilizzazione per fini interni» della somma di Euro 17.595.845,15 «non costituisce danno sotto il profilo contestato perché il contributo è permettere alla C.R.I. di svolgere i suoi compiti istituzionali nell'ambito della missione in Iraq ed in tale finalità rientrano tutte le spese della C.R.I. attinenti alle sue funzionalità istituzionali e svolte nell'ambito della missione».

Oggi Scelli è deputato del Pdl e componente della Commissione Giustizia della Camera. Fra il 2003 e il 2006 era stato commissario straordinario della Croce Rossa.  

13/01/2011 9.39