Monsignor Antonio Mennini nuovo nunzio apostolico in Gran Bretagna

Alessandro Biancardi

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CITTA' DEL VATICANO. Papa Benedetto XVI ha nominato monsignor Antonio Mennini, Arcivescovo titolare di Ferento, nei pressi di Viterbo, nuovo Nunzio Apostolico in Gran Bretagna.

CITTA' DEL VATICANO. Papa Benedetto XVI ha nominato monsignor Antonio Mennini, Arcivescovo titolare di Ferento, nei pressi di Viterbo, nuovo Nunzio Apostolico in Gran Bretagna.

Lo ha reso noto poco prima di Natale la Sala Stampa della Santa Sede, ricordando che monsignor Mennini era finora Nunzio Apostolico nella Federazione Russa e in Uzbekistan.
L'Arcivescovo Mennini è nato a Roma il 2 settembre 1947 ed è stato ordinato sacerdote il 14 dicembre 1974 da monsignor Ugo Poletti.

Il nuovo nunzio in Gran Bretagna è fratello del procuratore di Chieti, Pietro Mennini, di Alessandro ex dirigente del Banco Ambrosiano e figlio di Luigi Mennini storico direttore dello Ior, la banca Vaticana, ai tempi di Marcincus, Calvi e Sindona.
Monsignor Mennini è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede il 3 aprile 1981, ha prestato successivamente la propria opera presso le rappresentanze pontificie in Uganda e in Turchia e presso la sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato.
L'8 luglio 2000 è stato eletto alla Chiesa titolare di Ferento e nominato, allo stesso tempo, Nunzio Apostolico in Bulgaria. Il 12 settembre successivo ha ricevuto l'ordinazione episcopale.
Il 6 novembre 2002 è stato nominato rappresentante della Santa Sede presso la Federazione Russa, diventando ufficialmente Nunzio nel luglio scorso.
La sua carriera inizia presto, dopo la vicenda dell’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.

Nel 1978 don Antonello era semplice vice parroco della chiesa di Santa Lucia, nel quartiere Trionfale di Roma ed era grande amico della famiglia Moro e a questa era molto legato. Solo di recente da testimonianze incrociate (la più importante dell’ex presidente Francesco Cossiga) è stato individuato come il famoso sacerdote che avrebbe confessato Aldo Moro nel suo covo prima di essere giustiziato. La figura di un sacerdote messo in condizione di entrare ed uscire dal covo delle Br e di recapitare le numerose lettere dello statista è sempre stata una figura quasi mitologica di dicerie e voci che però hanno trovato conferma solo di recente.  

Secondo alcune ricostruzioni don Antonello sarebbe stato indicato da Moro stesso ai suoi rapitori come possibile "postino" di alcune lettere alla moglie Noretta; l'ex presidente Cossiga lo indica come il prete che andò nel covo a confessare Moro e a dargli la comunione. L'episodio viene confermato (però senza indicare chi sia il prete) da una detenuta brigatista alla vedova di uno degli uomini della scorta. Il nome del sacerdoto compare anche nella relazione della Commissione parlamentare che si occupò del caso Moro.

Durante le settimane del sequestro, la moglie  inoltrò una trentina di lettere, ma solo per pochissime ebbe il riscontro dell' avvenuta consegna.

In una intervista a Repubblica di Sabelli Fioretti a Cossiga così si esprime l’ex presidente della Repubblica

Che cosa succedeva quando arrivavano le lettere di Moro?

«La prima lettera era indirizzata a me e mi fu portata da Rana. Lui mi disse che gli avevano telefonato i brigatisti che gli avevano indicato il luogo di ritrovamento. Ma io sono convinto che fin da quel momento era iniziata l’attività di un personaggio al quale noi non avevamo pensato. Noi avevamo messo sotto controllo tutti i telefoni possibili, amici, parenti, tutti. Ci sfuggì il viceparroco don Antonello Mennini, figlio del vicedirettore generale dello IOR. Io credo che le Br gli abbiano permesso di recarsi nel covo per incontrare e confessare ; almeno lo spero. Anche se non ne aveva certo bisogno». (…)

Qual è stata la cosa che l’ha convinta che don Antonello aveva visto Moro?
«La serenità con cui si sentiva che ha affrontato la morte. Era la serenità di uno che si era confessato, che era a posto con Dio. E poi c’è quel problema della borsa, delle carte che lui ha chiesto: qualcuno deve avergliele portate. Il giorno dopo che Moro fu ucciso Don Mennini, il prete, da sacerdote diocesano è entrato, di autorità, nella carriera diplomatica. Ed è stato fatto partire segretamente per la nunziatura del Congo. Adesso è vescovo».

27/12/2010 14.22