Morte Calipari, De Iullis: «nel 2007 espressi già tutti i miei dubbi»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Da un cable pubblicato da Wikileaks emerge l'incontro nel marzo 2007 tra l'ambasciatore italiano negli Stati Uniti Giovanni Castellaneta e John Negroponte, all'epoca vicesegretario di Stato americano.

Secondo quanto emerge sul sito di Assange il rapporto italiano sulla morte di Calipari fu costruito «specificatamente» per «evitare che la magistratura italiana aprisse ulteriori inchieste».

ll cablogramma porta la data del 3 maggio 2005. Il giorno prima l'allora ministro degli Esteri Gianfranco Fini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il capo del Sismi Niccolò Pollari avevano incontrato l'ambasciatore Usa.

Proprio dopo quell'incontro Sembler scrisse che il governo italiano «bloccherà i tentativi delle commissioni parlamentari di aprire indagini», malgrado vi siano già delle precise richieste delle opposizioni in proposito, sostenendo la tesi del «tragico incidente».

A smentire questa versione dei fatti ci ha pensato il premier Berlusconi  («smentisco in maniera assoluta», ha detto ieri, «che il governo italiano abbia mai fatto pressioni per frenare le indagini sull'uccisione di Nicola Calipari da parte di un marine») ma anche la Procura di Roma: «le indagini - si legge in un documento firmato dal procuratore Giovanni Ferrara - vennero svolte senza alcuna interferenza, in modo tempestivo ed efficace e portarono all’incriminazione per omicidio volontario del militare americano Mario Lozano, autore dei colpi mortali di arma da fuoco»..
Proprio la Procura romana il 19 giugno 2006 formalizzò la richiesta di rinvio a giudizio per Lozano, imputato per l'omicidio di Calipari e per il ferimento della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena.
La vicenda comunque presentava più difficoltà soprattutto sotto il profilo diplomatico.

Già nel 2007 espresse le proprie perplessità sull'intera vicenda Tusio De Iuliis dell'associazione Aiutiamoli a Vivere che spesso è stato a Baghdad «percorrendo decine di volte», ricorda, quella strada dove Calipari ha trovato la morte.

«Ma gli americani sapevano e conoscevano», scrisse De Iuliis nel 2007, «dalla partenza da Roma, al momento in cui il suo aereo si posava sulla pista dell’aeroporto di Baghdad, fino al colpo fatale e l’assassinio. Tutto ha funzionato perfettamente, tutto era “sotto controllo” e, questa volta, i tragicomici fallimentari piani come spesso si rivelano quelli americani, hanno funzionato perfettamente».
«Ogni passo, ogni metro, ogni respiro di Calipari», insiste il presidente dell'associazione umanitaria, «era controllato dal comando americano. Questo basterebbe a fare capire più di ogni cosa».

Poi la terza corte d'assise di Roma dichiarò il difetto di giurisdizione e dispose il non luogo a procedere per Mario Lozano, l'ex soldato Usa che fece fuoco contro l'auto sulla quale viaggiava Nicola.
«La “giustizia” della nostra repubblica», contestò De Iuliis in quel testo che oggi, dopo le rivelazioni di Wikileaks lui sente ancor più vero: «la signora Calipari non dovrebbe e non deve restituire nessuna medaglia, suo marito è stato un eroe, non perché sancito da qualcuno o dagli stessi che oggi girano le spalle e cuciono le labbra, ma dalla gente. Nicola Calipari è stato un eroe, non per caso o per errore, né perché ucciso da fuoco amico (quello era fuoco nemico). E’ un eroe Nicola Calipari, perché del suo possibile assassinio era semplicemente cosciente e consapevole».

23/12/2010 10.26