Angelini: «Pazienti morti dopo la deportazione da Villa Pini? Io l’avevo detto»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4612

Angelini: «Pazienti morti dopo la deportazione da Villa Pini? Io l’avevo detto»
L'INTERVISTA. CHIETI. La verità, tutta la verità su Villa Pini. Così ha chiesto il senatore Alfonso Mascitelli, dopo l’audizione del sub commissario alla sanità Giovanna Baraldi e di Francesco Zavattaro, manager Asl Chieti.

Questi erano stati chiamati a spiegare alla Commissione senatoriale Marino la vicenda dei morti dopo il trasferimento dei malati psichiatrici da Villa Pini.

PrimaDaNoi.it ha chiesto chiarimenti ad Enzo Angelini, il patron dell’assistenza psichiatrica in provincia di Chieti, «portato al fallimento dalla politica perché in Abruzzo non bisogna parlare mai», come ha dichiarato recentemente.

 Ha letto le dichiarazioni del senatore Mascitelli?

«Sono in molti a cercare la verità su Villa Pini. Al senatore Mascitelli dico che in Clinica sono rimasti tutti i documenti di un ventennio di attività di alto livello, certificata da ispezioni anche ministeriali. L’importante è che non spariscano – spiega l’ex patron, ribadendo per la seconda volta la sua paura – c’è stata un’operazione contro di me, passata attraverso il fallimento provocato della clinica, il che doveva servire a ripianare il bilancio regionale. Poiché questa operazione si è rivelata insufficiente, il presidente Chiodi ha operato altri tagli mortali anche nel settore della Psichiatria, ma solo a Villa Pini. In apparenza per limitare il budget, in realtà per cancellare la clinica, deportando tutti i pazienti in Rsa pubbliche, private, private accreditate frettolosamente ad hoc, nessuna di tipo psichiatrico. Tralascio per il momento la Commissione di inchiesta il cui lavoro è stato parziale poiché non ha visionato né le cartelle né i piani di riabilitazione psichiatrica (che comunque non avrebbe capito, non essendoci dentro uno psichiatra). Men che meno sono state lette le relazioni degli accessi da parte dei Dsm che inviavano i pazienti, le relative proroghe dei trattamenti e le relazioni annuali».

 Come fa ad essere sicuro di quanto afferma?

«Il commissario Gino Redigolo, interpellato sulla singolarità di tali metodi ispettivi, ha incaricato il prof. Righetti, suo caro amico, di ispezionare nuovamente le strutture. Cosa che ha fatto in un’ora e mezza. Si è soffermato invece molto attentamente sulle cartelle e sui protocolli farmaceutici e riabilitativi che definì “impeccabili” e ai nostri psichiatri disse: “siete degli eroi perché trattate pazienti che non vuole nessuno”».

 Ma la stampa non lo ha riportato:

«Vero. Il giorno dopo, su un quotidiano locale molto diffuso, scopro che Righetti ha inviato a Redigolo una relazione nella quale, omettendo ogni considerazione tecnica e rimangiandosi gli elogi, parla di assenza di riabilitazione psichiatrica e si diffonde in tutta una serie di opinioni non tecniche e assolutamente false. Raggiunto da me telefonicamente, in viva voce alla presenza dei dottori Giovanni Pardi e Luigi D'Alonzo che ascoltano, egli nega di aver scritto questa relazione, esprime meraviglia, ci chiede di inviargli una copia dell’articolo per fax e testualmente afferma: “Ho capito che vogliono rovinare Angelini, ma io queste cose non le faccio”.  Inviamo il fax e ovviamente non abbiamo mai ricevuto risposta. Su questa base fatta di omissioni, falsità e distorsioni delle norme è stato montato lo scandalo».

Però le Villette, il Paolucci sono state chiuse per deficienze igieniche ed edilizie…

«Ammesso che sia così, ma non lo è e lo posso dimostrare. Ma l’ordinanza di chiusura “edilizia” del sindaco Ricci è stata sospesa dal Tar Abruzzo che ha raccomandato che l’ente pubblico e Villa Pini si incontrassero per accordarsi. Ma così si sposta il problema. Al momento già vigeva la nuova legge 32 sulla riclassificazione delle strutture sanitarie che prevede esplicitamente un accordo di programma fra privato ed ente pubblico, con relativi tempi di attuazione. Intanto l’assessore Venturoni ha partorito una commissione composta dagli psichiatri Moschetta, Carlesi e Di Donato per visionare le cartelle cliniche dei pazienti per una loro nuova riclassificazione. Nel giro di tre giornate si stabilisce, senza visitarli, che tutti i pazienti sono da ricoverare in Rsa non psichiatriche. Particolare comico: gli  psichiatri sono gli stessi che in tutti gli anni precedenti hanno inviato, controllato, validato e prorogato i ricoveri dei pazienti nelle strutture ispezionate. Inoltre qualcuno di loro, nei mesi immediatamente precedenti, ha stilato un piano di riclassificazione di tutti i pazienti di Villa Pini secondo i nuovi criteri del piano sanitario regionale, insieme a Giovanni Pardi, responsabile delle strutture».

 Questa riclassificazione era stata accettata e condivisa?

«Certo che sì: è stata approvata dalla Asl di Chieti come base del contratto sulle strutture psichiatriche firmato a luglio 2009. Dieci giorni dopo, stranamente, la Asl si rimangia tutto ed inizia la “deportazione” dei pazienti psichiatrici, con semplice comunicazione, senza avvisare le famiglie,  senza il consenso dei pazienti stessi e senza alcuna attestazione della idoneità delle strutture riceventi. Villa Pini scrive a Regione, Asl e  Procura di Chieti sottolineando la mancata garanzia sull'idoneità delle strutture riceventi ed avvertendo tutti del pericolo grave che un tale trasferimento indiscriminato comporta. Nessuno ci ascolta o promuove accertamenti. La trama è dunque per il momento conclusa: Villa Pini è ulteriormente colpita, si spera finalmente a morte, gli altri privati sono adeguatamente protetti e quindi non ispezionati. Anche questo budget, così ottenuto, può essere spartito tra privati “amici” e casse regionali. Ovviamente, molti pazienti muoiono».

 Sebastiano Calella  23/12/2010 9.54