Cavo dal Montenegro e affari sul gas Russo: l’Abruzzo c’entra

Alessandro Biancardi

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Berlusconi e Djukanovic

Berlusconi e Djukanovic

ABRUZZO. Da una parte Wikileaks, dall’altra più procure, in mezzo intrighi internazionali tutti da dimostrare. *CAVODOTTO, I TEODORO ADESSO VOGLIONO IL REFERENDUM

Il sito del braccato (e scarcerato su cauzione) Julian Assange ha già scodellato cablogrammi di ambasciate americane che parlerebbero di interessi privati del premier Berlusconi in affari che riguardano il gas proveniente dalla Russia.

Da indiscrezioni d’oltreoceano pare che il tema energetico sia centrale in moltissimi cablogrammi che saranno pubblicati nei prossimi mesi (dei 400mila promessi ne manca il 99%) e c’è chi giura che dentro quei documenti vi siano anche segreti che riguardano il Montenegro ed il cavo sottomarino Tivat-Pescara. Chissà.

Poi ci sono le procure (potrebbero essere anche più di tre) che attualmente si starebbero occupando di diversi aspetti che riguardano le varie operazioni finanziarie oltre Adriatico che fanno da corollario al progetto di rifornimento di energia elettrica da 700milioni di euro. Una delle procure con un fascicolo aperto e tuttora sguarnito è quella di Pescara che indaga da mesi e che potrebbe archiviare tra non molto. Un nulla di fatto quasi certo che pare sia dovuto ai mancati riscontri alle indicazioni ricevute dalla stessa Procura. Anche dagli atti sequestrati non sarebbe emerso molto.

Grazie ad alcune inchieste giornalistiche di Repubblica e Corriere tuttavia spuntano alcune interessanti coincidenze che interessano anche la nostra regione. Che le “relazioni pericolose” passassero per l’Abruzzo l’avevamo già scritto mesi fa ora però i nuovi elementi  ci possono consentire di fare qualche passo in avanti. Secondo Repubblica ci sarebbero interessi privati e tangenti dietro alcune operazioni di società che operano nel campo del gas Russo.

Le inchieste giornalistiche sono molto esplicite e parlano di vera e propria corruzioni e maxitangenti nel campo energetico ed una serie di società anche pubbliche che avrebbero contribuito in qualche modo agli affari tra Berlusconi e Putin.

Figura centrale indicata dai giornali e da Wikileaks è quella di Valentino Valentini, un deputato che lavora nella segreteria del presidente del Consiglio, uomo di Publitalia che pare possa vantare il record negativo in quanto ad attività parlamentare (nessuna proposta di legge come primo firmatario né mozioni né interpellanze). Un uomo però molto impegnato sempre al fianco del Premier e che grazie alla sua conoscenza delle lingue è uno dei pochissimi (forse l’unico) che può conoscere i contenuti delle conversazioni tra Berlusconi ed i potenti della terra come Putin, Bush, Obama.

Secondo i resoconti giornalistici Valentini avrebbe giocato un ruolo fondamentale nelle relazioni tra Berlusconi, Putin ed il gas.

Ma che c’entra Valentini con l’Abruzzo? Forse nulla, sta di fatto che di lui c’è ampia traccia (ma non risulta indagato) nelle diverse inchieste, per esempio, sulla cosiddetta cricca (procure di Roma, Perugia, Firenze). Si parla di Valentini in una intercettazione tra Denis Verdini, coordinatore del Pdl, e Riccardo Fusi imprenditore indagato della Btp (Baldassini-Tognozzi-Pontello), la ditta che a L’Aquila è impegnata con il consorzio Federico II in alcuni lavori per la ricostruzione e sui quali indaga anche la procura de L’Aquila.

Nella intercettazione pubblicata da Repubblica, Verdini dice a Fusi:«Domani Valentini va a Podgorica con un gruppo di imprenditori, vuoi andare anche tu?»

Il volo di Stato per Podgorica è organizzato da Valentino Valentini tramite Simest (società del governo che sostiene gli investimenti italiani all'estero). Con il ministro Brambilla e il sottosegretario al commercio estero, Adolfo Urso, ci sono una sessantina di imprenditori (A2A, Enel, Terna, Banca Intesa, Ferrovie dello Stato, Edison, Valtur, Todini). È il primo passo nell'intesa commerciale tra Berlusconi e Djukanovic.

Ce ne saranno altri due. Decisivi.

Tra le imprese citate spiccano la A2A che partecipa con Terna al progetto del cavo Tivat-Pescara (la A2A era stata contattata da Venturoni e Di Zio per cedere il brevetto per l’inceneritore da costruire a Teramo) mentre altre hanno operato a diverso titolo nell’ambito della ricostruzione aquilana.

Dunque, ad organizzare la missione governativa c’è sempre lo stesso uomo che in alcune occasioni ha accompagnato anche l’allora ministro Scajola per mettere la firma su due progetti su energia e infrastrutture da 5 miliardi di euro.

«Col primo scendono in campo A2A - la multiutility quotata in Borsa nata dalla fusione delle municipalizzate di Milano e Brescia - e Terna», si legge nell’articolo di Paolo Berizzi di Repubblica, «A2A acquisisce il 43% della società energetica pubblica Elektroprivreda. Dei 450 milioni italiani per la privatizzazione, una parte, almeno 300, sono stati versati sui conti della Prva Banka, il colosso bancario controllato dal fratello del premier, Aco Djuknovic, e del quale possiedono azioni lo stesso Milo e la sorella Ana. Lo conferma il direttore della Prva, Predag Drecun. L'opposizione al governo parla di operazione "affrettata e poco trasparente", sponsorizzata da Berlusconi e messa in piedi per favorire il potente clan Djukanovic. In effetti è come se Berlusconi privatizzasse una società pubblica e facesse versare i soldi sui conti della Mediolanum. Ma tant'è, tutto è possibile nel Montenegro delle (sin) energie. Grazie al "prego si accomodino" deciso da Milo, Terna costruirà un elettrodotto sottomarino Pescara-Tivat per portare l'energia balcanica nello stivale. A2A, ancora lei, realizzerà quattro centrali idroelettriche, Enel un impianto a carbone in collaborazione con Duferco che, a sua volta, tirerà su un termovalorizzatore. E per finire il progetto di Italfer (Ferrovie dello Stato): una ferrovia Bar-Belgrado (1 milione già stanziato da Scajola)».

Ora è probabile che le inchieste giornalistiche siano poco attendibili e che i fatti siano andati diversamente, così come è auspicabile che tutto quello che ruota intorno al cavo che approda a Pescara sia stato fatto nel migliore dei modi anche se in molti –a livello locale- hanno contestato modalità, scarsità di informazione, tempestività e trasparenza.

Poi c’è un altro dato da registrare: nell’inchiesta denominata “Ground Zero” che ha portato agli arresti Italo Mileti (ex assessore Pdl) e Claudio D’Alesio in una intercettazione si fa riferimento a certi affari legati al gas Russo… ma questa probabilmente è tutta un’altra storia. Sulla scena internazionale nel versante Montenegro però vi sono ancora diversi passi da compiere.

Per esempio il prossimo 22 dicembre è una data importante per gli azionisti della Crnogorski elektroprenosni sistem (CES), perchè l’assemblea discuterò l’eventuale aumento di capitale azionario e l'emissione delle azioni.

L’operazione dovrebbe avvenire tramite l’emissione di circa 32 milioni di euro di azioni che poi potrebbero essere acquistate da Terna. Una operazione che pare si svolgerà al di fuori della Borsa e che secondo i piani dovrebbe portare la società italiana a divenire proprietaria più del 22% delle azioni di CES.

E sul cavo in Montenegro stanno aumentando le voci contrarie, come una parte degli ambientalisti che contestano parte delle opere necessarie per la interconnessione sottomarina poiché saranno costruite in una zona del parco nazionale “Lovcen”.

Inoltre secondo l’opposizione a Milo Djukanovic, il presidente del Montenegro, il governo potrebbe aumentare le tasse proprio per permettere la costruzione di centrali e cavo. Molte proteste si sono levate anche per la mancanza di trasparenza poiché l’accordo tra Terna e lo Stato del Montenegro è tuttora segreto e dunque è impossibile stimare gli introiti per quel paese.

Da quest’altra parte dell’Adriatico invece tutta un’altra storia.

a.b.  17/12/2010 10.12

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CAVODOTTO, I TEODORO ADESSO VOGLIONO IL REFERENDUM

 PESCARA. Dopo che la maggiornaza è andata sotto martedì sera nel corso del Consiglio Comunale straordinario sul cavodotto, ieri la minoranza è tornata all'attacco.

Nel corso di una conferenza stampa, Gianni Teodoro, a nome della lista civica da lui presieduta, ha indetto ufficialmente un referendum consultivo popolare per i 58.000 residenti della Circoscrizione Pescara Porta Nuova, contro la costruzione dell'opera.

Proprio nel quartiere presieduto dal fratello Piernicola, dovrebbero infatti transitare i cavi interrati del elettrodotto di Terna.

«Da lunedì prossimo inizierà - ha dichiarato in conferenza stampa Gianni Teodoro - la raccolta di firme fra i residenti di Porta Nuova. Siamo fermamente decisi a seguire tutte le strade utili per impedire il via dell'opera che doveva essere discussa in Consiglio Comunale, e che invece fino a martedì scorso aveva subito una improvvisa accelerazione solo grazie alla volontà della Giunta».

Nelle prossime ore la Lista Teodoro chiederà anche al Partito democratico di aderire all'iniziativa referendaria. Piernicola Teodoro, presidente della Circoscrizione Pescara Porta Nuova ha spiegato che il qualità di presidente di quartiere «avevo chiesto istituzionalemente, in base ai regolamenti comunali, di conoscere la documentazione relativa all'elettrodotto, considerando che inizialmente i cavi sarebebro dovuti passare nel quartiere Castellammare e solo successivamente in quello Porta Nuova da me presieduto. A distanza di settimane attendiamo ancora una risposta ufficiale dell'amministrazione Comunale, ma al di là di tutto questo, dispiace dover verificare l'arroganza e l'incapacità della Giunta e di alcuni consiglieri, come Lorenzo Sospiri, depositari di tutta la documentazione che la citadinanza aspetta ancora di conoscere e di vedere».

Sulla perquisizione e acqusizione di documenti in Comune, da parte della Digos di Pescara avvenuta nei giorni scorsi Teodoro dice di attendere «fiducioso l'evolversi della situazione, avendo massima fiducia nel lavoro dei magistrati».

«Nell’ultima seduta del consiglio comunale convocato in sessione straordinaria», ha sottolineato invece Adele Caroli (Fli), «la maggioranza è stata battuta su un ordine del giorno importante, per bloccare l’iter amministrativo per la realizzazione del cavodotto. Si tratta, da un lato, di una sconfitta politica dell’amministrazione guidata dal sindaco Mascia, dall’altro, della consapevolezza che sempre più cittadini prendono posizione nei confronti di una vicenda a dir poco complessa».

Ma per la maggioranza l'approvazione dell'ordine del giorno del Pd «non è sicuramente vincolante».

«Ne terremo conto», ha spiegato il capogruppo del Pdl, Lorenzo Sospiri, «nei limiti di quanto consentito dalla legge e considerando che quel progetto è di interesse nazionale, un progetto che pure abbiamo reso compatibile con il territorio. In altre parole l’amministrazione comunale di Pescara si atterrà a ciò che è previsto dalla legge».

17/12/2010 11.19