Scontri a Roma, una studentessa abruzzese: «noi picchiati senza motivo»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Studentessa abruzzese: «caricati da polizia a piazza del Popolo».*«SENZA CASA DA SEI MESI IN ROULOTTE», ANCHE TERREMOTATI A ROMA

PESCARA. Studentessa abruzzese: «caricati da polizia a piazza del Popolo».

*«SENZA CASA DA SEI MESI IN ROULOTTE», ANCHE TERREMOTATI A ROMA

E' stata una giornata di guerriglia ieri a Roma tra manifestanti e forze dell'ordine. Il bilancio e' di oltre 100 feriti, 57 tra le forze dell'ordine e 62 tra i manifestanti. 40 le persone medicate sui luoghi degli scontri e 22 portati in ospedale per medicazioni e accertamenti.

Sono 41, invece, i fermati che dovranno rispondere di violenza, resistenza, devastazione e uso di armi improprie.

Eppure la manifestazione di protesta partita ieri mattina era stata civile: studenti, precari, esponenti dei centri sociali e del coordinamento 'Uniti contro la crisi', di cui fanno parte gli operai della Fiom, gli aquilani e i cittadini di Terzigno anti-discarica, avevano animato le strade del centro, sorvegliato speciale fin dalle prime luci dell'alba.

Piccoli eccessi come il lancio di petardi, finiti all'interno dei Mercati Traianei e nei Fori, l'accensione di fumogeni e cori contro il Governo.

Ma le avvisaglie che la protesta poteva essere più dura ci sono state prima davanti al Senato e poi nei pressi della Camera: dal corteo a più riprese si sono staccati gruppetti di ragazzi col volto travisato da sciarpe nere e cappuccio nero della felpa che hanno lanciato bottiglie e petardi contro i blindati.

Alcuni sacchetti di letame e poi fumogeni e bombe carta in via degli Astalli, una strada proprio dietro palazzo Grazioli. Davanti al Senato ancora petardi, bombe carta, vernice colorata e fumogeni ed è scoppiato l'inferno.

«Diceva 'tu da qua non te ne vai, tu vieni via con me', e intanto continuava a manganellarmi sulla testa», racconta Silvia Soccio, giovane ventiquattrenne di Loreto Aprutino che dal pronto soccorso del Fatebenefratelli, sull'isola Tiberina, ha parlato della sua giornata nella bolgia degli scontri di Roma.

La studentessa abruzzese è arrivata a Roma con i pullman messi a disposizione da Rifondazione comunista e spiega che «all'improvviso, verso le 15, senza che ce ne fosse un motivo a piazza del Popolo siamo stati caricati dalla polizia. Non abbiamo neanche avuto il tempo di scappare, anche perché non avevamo fatto assolutamente niente, quando siamo stati aggrediti. Ora mi trovo al pronto soccorso, ho preso colpi in testa, mi hanno fatto le lastre ad una mano e mi hanno detto che mi porteranno anche in questura in stato di fermo - continua Silvia -, qui con me ho visto altri ragazzi feriti anche alla testa, ma io non capisco perché si siano accaniti su di noi. Non eravamo tra i violenti e non avevamo fatto assolutamente nulla».

La ragazza afferma di essere ancora sotto choc per le violenze subite e ignora quello che le accadrà nelle prossime ore.

Preoccupato il sindacato di polizia Coisp: «il governo accende le micce delle guerriglie urbane e poi manda i poliziotti a combattere le battaglie che con il buon senso non e’ riuscito a fronteggiare».

Ieri a manifestare in strada c'erano anche i  rappresentati delle Forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco. Una protesta contro il Governo «che non da risposte alle richieste degli operatori delle Forze dell’Ordine. Oggi», commentano dal Coisp, «sono ancora le Forze dell’Ordine a dover combattere quelle guerre che il Governo italiano innesca e poi non sa fronteggiare».

Il sindacato indipendente di Polizia «condanna senza se e senza ma quanto sta avvenendo e, soprattutto dobbiamo constatare ancora una volta che la Polizia, in queste situazioni, non viene garantita e tutelata in nessun modo ma mandata allo sbaraglio ad arginare la furia di gente che non ha nulla da perdere e che con l’arroganza e violenza tenta di imporre il proprio punto di vista creando delle vere e proprie situazioni di guerriglia con un bilancio di decine di feriti tra le Forze dell’Ordine a cui va tutta la nostra vicinanza e solidarietà. La nostra condanna per questi episodi è senza nessuna remora, però una cosa vogliamo dirla. Laddove esiste una tensione sociale così alta, come nel caso di queste manifestazioni, si evidenzia la totale incapacità del Governo di interloquire con la società civile alla quale le scelte che incidono nella sfera di ognuno vengono imposte con arroganza».

15/12/2010 9.15

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«SENZA CASA DA SEI MESI IN ROULOTTE», ANCHE TERREMOTATI A ROMA



ROMA. Ieri a L'Aquila c'erano anche i terremotati aquilani, arrivati nella capitale con l'intento di «smascherare l'inganno della propaganda del governo Berlusconi e del miracolo di una ricostruzione mai cominciata».

«Questo è l'epicentro della crisi italiana», hanno detto i comitati che hanno incolpato governo e 'cricche' di aver creato un terremoto nel terremoto.

«Sono uno di quelli rimasto senza casa: da sei mesi vivo in roulotte. Con il terremoto ho perso tutto. Anche mia moglie, ci siamo lasciati», ha raccontato Luca Pucci nel corteo di 'Uniti contro la crisi', per dimostrare la sua «totale sfiducia nel Governo Berlusconi».

Secondo Luca, il dopo terremoto è stato gestito male: «Siamo stati sei mesi in hotel a Pescara, poi due mesi in una delle abitazioni del 'Progetto casa', ma mi hanno sbattuto fuori, a giugno. La verità è che se sei single o se non hai figli non sei affatto tutelato».

«Ero sposato - continua la testimonianza - ma come moltissimi miei amici mi sono separato dopo il terremoto. In sei mesi in una stanza d'albergo succede che litighi, ti innervosisci, ed alla fine, dopo dieci anni assieme, io e mia moglie ci siamo lasciati».

E' a questo punto che inizia una difficile trafila, continua la testimonianza di Luca: «Mia moglie è tornata a casa nostra, in verità era proprietaria dell'appartamento che si trovava nella zona rossa. Io invece non sapevo dove andare: mia madre e mio fratello hanno perduto le loro case, distrutte nel terremoto. Inizialmente ho beneficiato del 'Progetto casa': ho firmato un contratto secondo il quale, venute meno le condizioni perché io rimanessi, avrei avuto quaranta giorni di tempo per trovare una soluzione alternativa. Poi invece un'ordinanza del sindaco ha di fatto annullato questo accordo: mi hanno mandato via in cinque giorni».

Luca racconta anche di quanto sia complessivamente avvilente la situazione di molti suoi concittadini: «Molti aquilani sono ridotti ad assumere psicofarmaci, lo dicono diverse statistiche. La depressione dilaga».

15/12/2010 10.27