Nasce la Fondazione Domenica D’Abruzzo: il ritorno di Antonio Del Giudice e delle "buone notizie"

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Una mega fondazione culturale e progetti editoriali come un quotidiano on line ed un settimanale cartaceo «per elevare le coscienze».

«Le buone notizie e non le maldicenze» saranno il cardine della linea editoriale dei nuovi prodotti creati dalla neo Fondazione “Domenica D’Abruzzo” costituita  dal gotha dell’imprenditoria locale e senza scopo di lucro.  Questa mattina, nella sede della Fondazione PescaraAbruzzo, la presentazione dell’iniziativa  guidata dall’ex direttore de Il Centro, Antonio Del Giudice. In sala era presente tutto l’Abruzzo “che conta”, dagli imprenditori Enrico Marramiero, Dino Di Vincenzo, Deborah Caldora, i politici locali come l’assessore regionale Mauro Febbo e i presidenti delle provincie di Pescara e Chieti.

Tutti pronti a sentire e ad applaudire le buone notizie che produrrà la Fondazione di cui fanno parte 40 soci, tra cui le più grandi società abruzzesi e i manager più in vista (Gennaro Strever della Abruzzo Energia, Ottorino Biondi della Honda). «Siamo uomini liberi», ha esordito il presidente della fondazione, Silvio Di Lorenzo, «con questo nuovo prodotto editoriale incideremo ed innoveremo». I primi complimenti del presidente sono ricaduti sull’assessore regionale, Febbo: «lui è un uomo del fare, il migliore tra i politici abruzzesi».

«Ci sono argomenti», ha continuato Di Lorenzo, «che nessuno affronta: chi sono gli imprenditori, chi sono i politici, quale il loro passato, quali idee e dove vogliono collocarsi. Nessuno dice quali sono i veri problemi. Bene, noi faremo questo».

«Ogni volta che mi riunisco con il mio Cda, dove sono tutti giapponesi (Honda,ndr)», ha affermato il presidente, «mi sento sempre dire cose sull’Italia e sull’Abruzzo che non sono vere». Ha continuato sulla stessa linea anche l’amministratore delegato della Fondazione, Antonio Di Nunzio, sottolineando l’importanza di «dare una visione diversa della nostra regione».

I troppi scandali «veri o presunti» - ma «non tutti sono veri» garantisce Del Giudice- hanno affossato una regione «fatta anche di persone che si svegliano la mattina alle 5 per lavorare».

 L’IMMAGINE DELLA REGIONE E GLI SCANDALI PRESUNTI

 Il giornale, nato 10 mesi fa da un’idea di Del Giudice, prende forma «per la necessità di andare oltre la cronaca nera e il chiacchiericcio, il gossip e la maldicenza politica».

Un’altra sfida oltre a quella di «diventare autorevoli», secondo i fondatori del giornale, sarà quella dell’affidabilità della notizia «visto che quello che si legge su internet è considerato dalla gente meno affidabile degli altri media tradizionali».

Ma niente paura: a garantire sulle notizie c’è il comitato scientifico presieduto da Mario Damiani. E nessun timore anche per le pubblicità: «gli studi americani indicano il 2010 come l’anno di svolta, in cui la pubblicità si sposta sul web». Sarà un giornale di imprenditori, fatto per gli imprenditori, «ma anche per la gente comune, per gli interessi dei cittadini», ha rimarcato Del Giudice. Da gennaio l’Abruzzo beneficerà di un’altra voce quotidiana sul web (ormai siamo in tanti)  ed un settimanale cartaceo (la Domenica d’Abruzzo). Aggiornamenti veloci e approfondimenti preferendo le «buone notizie», «anche se quelle brutte ci saranno», hanno garantito.

Il tutto, come dice il direttore, per «riscattare la brutta immagine dell’Abruzzo, offuscata dai tanti scandali veri o presunti».

 Ma il piatto forte, illustrato dal giovane direttore generale Massimo Pomilio, sarà «l’imparzialità dell’informazione» garantita anche questa, secondo i promotori, dalla molteplicità e dalla quantità dei soci fondatori. Tra questi ci sono le maggiori imprese abruzzesi nel campo dell’energia (Odoardo Zecca srl, Gennaro Strever) e delle costruzioni (Maresca, Costruzioni Edili Industriali Di Remo Taraborrelli, Sapi Costruzioni, Caldora Immobiliare) passando anche per Eurobic.

Fanno parte del consiglio d’amministrazione: Silvio Di Lorenzo (Presidente), Deborah Caldora (vicepresidente), Francesco Gravina      (vicepresidente), Gennaro Strever (vicepresidente), Antonio Di Nunzio (amministratore delegato), Antonio Del Giudice (direttore editoriale), Massimo Pomilio (direttore generale), Ermando Bozza, Stefano Crocetta, Marina Cvetic, Mauro D'amico, Concetta Petruzzi, Giuseppe Ranalli, Gennaro Zecca.

Perché una fondazione per pubblicare un giornale? «Perché non abbiamo fini di lucro», ha spiegato Di Nunzio.

 DEL GIUDICE: «HANNO PROVATO A FARMI FUORI MA…»

 «Dove eravamo rimasti? E da lì che riprenderemo». Così, Antonio Del giudice, ha catturato l’attenzione del ritrovato pubblico abruzzese ricordando vagamente Enzo Tortora (il simbolo di tutti gli accusati ingiustamente). Qualche anno fa si era dimesso «per andare in pensione» dalla direzione del quotidiano più letto d’Abruzzo dopo lo scandalo Fira.

Era rimasto vittima di un provvedimento di sospensione di sei mesi inflitta dall’Ordine dei giornalisti dopo che l’inchiesta Fira aveva svelato (attraverso delle intercettazioni) che l’ex direttore si intratteneva in lunghe telefonate con Giancarlo Masciarelli per «concordare gli articoli e cercare casa a Roma» (come scrisse allora il gip Guido Campli). Il provvedimento disciplinare è poi stato cancellato dal tribunale de L'Aquila perchè nella notifica era carente della motivazione.

Invece, per la stessa storia, l’Ordine diede solo un “avvertimento” al redattore Maurizio Piccinino, che oggi ha lasciato Il Centro per buttarsi in questa nuova avventura con Del Giudice. Altra firma del quotidiano più letto d’Abruzzo che lascia la strada vecchia per quella nuova è Paolo Smoglica. Previsti altri 4 posti per i redattori ma le trattative sono ancora in corso e poi largo spazio sarà dato ai collaboratori.

«L’Abruzzo non può essere offuscato dalla fine di una compagine politica o da uno scandalo vero o presunto che sia», ha detto con forza Del Giudice, «abbiamo solo un obiettivo: ridare l’immagine positiva dell’Abruzzo, dell’Abruzzo del fare». «Un giornale si fa molto più facilmente e redditiziamente con le notizie cattive e falsate», ha sentenziato il direttore, «la cattiva notizia è diventata una droga, peggio ancora il chiacchiericcio politico». «Dopo quarant’anni di onorata carriera, vorrei lavorare per altri vent’anni», ha chiosato Del Giudice, «anche se c’è stato e c’è chi ha provato a tagliarmi le gambe ma non ci è riuscito… doveva fare meglio».

Manuela Rosa  03/12/2010 18.49