Test truccati all'università, arriva la svolta: prof ammette colpe e chiede scusa

Alessandro Biancardi

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BARI. Svolta nell'inchiesta sui testi universitari truccati. Docente indagato chiede scusa e ammette le responsabilità.

Giornata importante quella di ieri al tribunale di Bari nel corso dell'udienza preliminare del procedimento a carico di 127 persone per presunti test d'ingresso truccati alle facoltà a numero chiuso di medicina e odontoiatria di Bari, Foggia, Ancona e Chieti.

Una inchiesta lunga e delicata che però ieri ha raggiunto un traguardo importante che potrebbe facilitare il percorso giudiziario.

Uno dei principali indagati, la 'mente' di tutta l'associazione a delinquere, come lo chiama il Francesca Romana Pirrelli , ha ammesso le proprie responsabilità e ha chiesto anche scusa ai giovani che si sono sentiti traditi.

«Ho fatto un grande sbaglio», ha spiegato il professor Marcantonio Pollice, biologo ed ex docente di liceo in pensione, in una lettera depositata nel corso dell'udienza preliminare.

«Quasi alla fine della mia carriera», ha scritto ancora, «ho commesso un grande sbaglio, anzi enorme. Chiedo di essere punito per quello che realmente ho commesso. Ho sempre cercato di far capire che qualsiasi cosa si desideri va conquistata con il lavoro, con la fatica quotidiana e con tanti sacrifici. Ecco perché ritengo che il mio 'reato più grave' non sia tanto quanto mi viene addebitato nei capi di imputazione del processo che si sta svolgendo, ma quello che ho compiuto nei confronti dei miei allievi tradendo questi ideali».

Gli imputati (studenti, genitori e docenti universitari) sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa pluriaggravata.

Pollice è accusato con la moglie Paola Favaretto, il figlio odontoiatra Giulio, il ginecologo Giuseppe Varcaccio, il professor Maurizio Procaccini, direttore della cattedra di odontoiatria di Ancona, il tecnico informatico Francesco Avellis ed Emanuele Valenzano, padre di uno dei candidati, di aver allestito per i test del 4 e 5 settembre 2007 due centrali operative da cui partivano via sms le risposte ai quesiti ministeriali.

Nel procedimento, l'Università di Bari ha chiesto di costituirsi parte civile, chiedendo 26,6 milioni di euro di danni. La prossima settimana i legali di alcuni degli studenti imputati incontreranno il rettore, Corrado Petrocelli, per cercare un accordo sul risarcimento, un'offerta reale di denaro all'Università che, secondo l'accusa, avrebbe un significato morale, testimoniando una volontà di pentimento.

Il professor Pollice, invece, ha già iniziato a risarcire l'Ateneo barese versando spontaneamente 27mila euro.

«E' innanzitutto ai miei ragazzi - scrive Pollice nella lettera - che devo chiedere le mie scuse. Chiedo scusa all'Università di Bari. L'ho tradita rinnegando la mia storia e la mia vita. A lei mi appello per una Giustizia giusta, ed una particolare comprensione per i miei studenti, sono dei giovani che sono stati da me traditi, ma che hanno un'intera vita per dimostrare che questa vicenda è stata solo una giornata buia senza luce». 

UN SISTEMA COLLAUDATO

Secondo la ricostruzione fatta dalla procura «tutto ruotava attorno al medico che organizzava corsi di preparazione al test in un paese della provincia di Bari, Polignano a Mare. Chi vi partecipava, oltre a pagare migliaia di euro subito, sapeva che poteva contare su tutto un sistema di aiuti al momento della prova».
In caso di ammissione, poi, il candidato «doveva versare una quota che poteva essere fino a quattro volte quella iniziale. Il giorno dell'esame, i candidati dovevano essere vestiti con camicia bianca e pantaloni neri per essere riconoscibili».
Arrivavano corredati di due telefonini, uno lo consegnavano all'ingresso, l'altro era nascosto anche nella biancheria intima e serviva a ricevere i dati grazie alla tecnologia bluetooth e a un auricolare. Quando veniva distribuito il test, c'era chi, tra i falsi candidati, si occupava di fare arrivare le domande all'esterno dove i «gruppi di ascolto», come li ha definiti il procuratore Emilio Marzano, inviavano le risposte.

La procura di Bari ipotizza che di questo sistema messo in atto nell'Ateneo barese possano avere beneficiato anche studenti di Chieti e Ancona.

26/11/2010 10.00