Inchiesta Re Mida, scattano i sequestri sui terreni della Team

Alessandro Biancardi

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LANFRANCO VENTURONI

LANFRANCO VENTURONI

TERAMO. Dopo gli arresti ora scattano anche le misure cautelari reali sui terreni della Team. Questa mattina i sigilli.

Il gip dell’inchiesta “Re Mida” ha autorizzato la richiesta del pool di pm (Trifuoggi, Mantini, Varone) di sequestro preventivo dei terreni della Team conferiti poi nella Team Tec. Si tratta di alcune particelle che per la procura (e per il gip) sarebbero state oggetto di una valutazione di favore a tutto vantaggio di Di Zio.

L’inchiesta è quella sui rifiuti che ha scosso nelle scorse settimane l’Abruzzo e che è ancora in corso e si dipana prendendo più strade che percorrono la regione. Rimangono oggetto di misure cautelari intanto Lanfranco Venturoni, che non si è dimesso da assessore ma che di fatto deve scontare l’obbligo di dimora per cui non può uscire dal comune di residenza (Teramo). Agli arresti domiciliari invece è ancora l’imprenditore monopolista e presunto corruttore, Rodolfo Valentino Di Zio. Su tali misure, dopo una serie di ricorsi, non è ancora detta la parola definitiva: nei prossimi giorni si attendono gli esiti di altri ricorsi.

La vicenda alla base della quale sono stati emessi i sequestri è quella della costruzione di un impianto di biomasse da costruire a Teramo. Attraverso una serie di atti amministrativi si sarebbe determinato il vantaggio per il privato, atti della Team e dalla costituita società mista Team Tec ai tempi in cui Venturoni era presidente delle due società miste teramane che si occupano anche dei rifiuti e che pare non abbiano mai scelto i suoi soci privati con gara pubblica così come prevede la legge. La procura di Pescara avrebbe poi dimostrato con una serie di documenti -poi sequestrati e agli atti- e dalle intercettazioni telefoniche come i rapporti tra Di Zio e Venturoni fossero frequenti e le conversazioni avessero sempre ad oggetto il futuro impianto tanto da far apparire Venturoni –agli stessi inquirenti- persino come «socio occulto di Di Zio».

Secondo il provvedimento del Gip, Guido Campli, quei terreni conferiti sarebbero il prodotto del reato di peculato.

In sostanza, secondo la procura, l'obiettivo di Venturoni e Di Zio era quello di riuscire a costruire il termovalorizzatore aggirando l’obbligo di fare la gara pubblica ed affidarlo all’imprenditore monopolista. Per fare questo si sarebbe costituita una nuova società della Team, la Team Tec, alla quale partecipa come socio privato anche Di Zio. Al momento della costituzione della società la Team ha conferito i terreni oggi sotto sequestro mentre Di Zio ha conferito il progetto del termovalorizzatore che in realtà era stato fatto dalla Team stessa (dunque con enorme vantaggio per il privato). Inoltre l’autorizzazione della Regione era stata rilasciata in capo alla Team e poi girata all’altra società, Team Tec, spianando di fatto la strada alla costruzione dell’impianto da parte di Di Zio.

I terreni nella zona del nucleo industriale di Teramo però sarebbero stati valutati «il prezzo più basso possibile» attraverso una perizia dell’ingegner Carlo Taraschi (lo stesso al quale Di Zio nelle intercettazioni dice di voler ricompensare affidandogli una consulenza) pari a 612mila euro.

Secondo il pool di magistrati, tesi avallata dal giudice, quei terreni avevano un valore maggiore perché sugli stessi terreni già pendeva l’autorizzazione per la costruzione dell’impianto e non potevano essere ritenuti “semplici” terreni agricoli. Il valore che Taraschi tira fuori dalla sua perizia però è relativo alle sole opere civili mentre il progetto prevedeva anche la costruzione di opere meccaniche (l’impianto stesso) che avevano un valore doppio rispetto alle sole opere civili.

Altra operazione contestata dai pm e avallata dal gip è quella che il perito fa per abbassare ulteriormente il valore dei terreni «ed impedire di produrre una cifra di conguaglio che avrebbe dovuto versare Di Zio». Il valore di mercato viene infatti mediato «al ribasso con il valore agricolo (11,80 euro al metro quadrato)» «giungendo così ad ottenere un valore finale evidentemente precostituito pari circa a 20 euro a metro quadrato».

Taraschi davanti ai pm in sede di interrogatorio ha giustificato la sua perizia come “soggettiva” in qualche modo difendendo la logica delle operazioni aritmetiche effettuate.

Sempre in sede di interrogatorio di garanzia lo stesso assessore alla sanità, Venturoni, aveva parlato di tale valore come «il minimo possibile», atteggiamento ben strano, chiosano i pm, per un proprietario che sia oculato amministratore dei suoi beni, proprio perché non si parlava più di astratta possibilità edificatoria ma concreta e reale, avendo quei terreni una specifica finalità industriale.

08/11/2010 12.59