SanStefar a rischio per le scelte del Molise

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. L’impressione è che Asrm (azienda sanitaria unica) e Regione (che ha un Commissario ad acta per il rientro dai debiti della sanità) in Molise non si parlano sul SanStefar e che addirittura abbiano idee e comportamenti divergenti.

 

La prima vuole affidare la riabilitazione ad una Ati di recente formazione, la seconda forse pensa che titolare dell’accreditamento possa essere la curatela fallimentare. La vicenda è quella del contrasto che oppone la Asl unica molisana alla decisione del Giudice delegato di Chieti che per il fallimento del SanStefar di Angelini ha deciso l’esercizio provvisorio: una scelta di grande coraggio per tutelare i creditori, difendere i posti di lavoro e consentire la continuità delle prestazioni di riabilitazione nei 18 Centri attivi (16 in Abruzzo e 2 in Molise a Campobasso e Termoli).

La seconda impressione, invece, è che forse comincia a fare effetto il timore per la richiesta di ottemperare alla sentenza del Tar di Campobasso, come richiesto dall’avvocato Aristide Police, che cura gli interessi della curatela. Nei giorni scorsi ha, infatti, depositato la richiesta per la nomina di un commissario ad acta che deve far applicare la sentenza emessa dal Tar Campobasso il 21 luglio scorso e che imponeva alla Regione di rispondere entro 30 giorni all’istanza del curatore fallimentare per subentrare ad Angelini, dopo il fallimento. Risposta mai pervenuta, né dal Commissario regionale né dalla Regione né dalla Asl, in totale dispregio di quanto scrive il giudice estensore della sentenza: l’esercizio provvisorio senza “voltura dell’autorizzazione” è un impedimento ad erogare i servizi di riabilitazione, è l’annullamento della tutela dei creditori e dei posti di lavoro. Insomma basterebbe questo «presupposto ineludibile per ragioni logiche prima che giuridiche» ad imporre  (la sentenza scrive: ad intimare) di rispondere.

LA NUOVA ATI

I comportamenti divergenti nascono dalla notizia (confermata nei giorni scorsi dalla Cisl e ribadita oggi anche da Guglielmo Di Lembo, Cgil): la Asl ha già individuato l’Ati, l’associazione temporanea di impresa, a cui affidare il SanStefar, bypassando completamente la richiesta del curatore fallimentare di subentrare ad Angelini. Il tutto in netta contrapposizione con la notizia di fonte regionale secondo la quale il giorno 8 novembre sarà effettuato un sopralluogo nei due Centri del SanStefar a Campobasso e a Termoli ai fini dell’accreditamento della curatela.

«Il direttore generale Angelo Percopo – spiega Guglielmo Di Lembo, Cgil - ci ha comunicato che alla Asrm sono pervenute diverse manifestazioni di interesse al bando pubblicato per la gestione del SanStefar e che intende procedere subito all’affidamento. Sulla sentenza del Tar di cui si parla per il subentro del curatore nella gestione dei due Centri di riabilitazione, il manager sostiene che la vicenda non riguarda la Asl, ma la Regione: si tratterebbe di un inadempimento dell’Ente regionale e non del contratto».

 In pratica, secondo le notizie che filtrano dalla Asl, il progetto aziendale sarebbe quello di svuotare l’accreditamento del SanStefar molisano, di sottoscrivere un altro contratto con l’Ati, i cui soci sarebbero Di Luozzo (Igea medica di Isernia) e Maiorano (Incontro di Campobasso) per continuare ad assistere i circa 300 utenti attuali con la direzione sanitaria della stessa Asl, con un budget di 2,7 milioni di euro. Per i dipendenti si aprirebbero due strade: farsi assumere dalla nuova società aggiudicataria o restare in carico alla curatela fallimentare. Insomma un SanStefar molisano bicefalo, con la Regione favorevole alla curatela e la Asl contraria? Ma la Asl non è il braccio operativo della Regione e della politica sanitaria molisana? In altre Regioni è così, in Molise forse no, stando a questo incredibile scarico di responsabilità.

NESSUN SEGUITO ALLA SENTENZA DEL TAR

Tutto sembra, infatti, possibile nella repubblica autonoma del Molise: qui non si rispettano le sentenze del Tar, in applicazione forse di un federalismo di matrice borbonica. Perché la sentenza dice testualmente: «non si vede come le amministrazioni intimate possano sottrarsi all’obbligo di esaminare l’istanza e di pronunciarsi».

 Cosa che invece è stata fatta. Eppure a ben leggere le 12 pagine del provvedimento, in sostanza il Tar dice e ripete più volte che non solo Regione, Commissario e Asl avrebbero dovuto già rispondere entro 30 giorni dal ricevimento dell’istanza, ma comunque dal 21 luglio scorso (data della sentenza) partiva il termine di altri 30 giorni per dire si o no al curatore. E l’atteggiamento è tanto più strano ed inusuale in quanto – pur essendo possibile o applicare o impugnare la sentenza – nessuno si è mosso. Eppure un Ente pubblico ha disconosciuto una sentenza pur essendo parte attiva del ricorso presentato per «l’annullamento previa sospensione del silenzio serbato dall’Asrm sull’istanza del fallimento SanStefar a subentrare» ad Angelini per le prestazioni di riabilitazione. In realtà Giuseppina Ivone, curatore fallimentare, ad appena 4 giorni dal fallimento e cioè il 28 maggio aveva chiesto non solo la voltura delle autorizzazioni, ma anche la revoca delle procedure attivate dalla Asrm per le manifestazioni di interesse ad acquisire il SanStefar. Un’istanza inevasa e del tutto ignorata dal Direttore generale Asrm che è già arrivato ad un passo dall’assegnazione del servizio alla nuova Ati. Il che aprirebbe la strada ad un contenzioso pericoloso, visto che il Comitato dei creditori del SanStefar potrebbe attivare una causa per danni milionari contro chi ha depauperato in modo così consistente il valore della società che gestiva la riabilitazione. Il tutto in un’atmosfera ovattata da parte dei sindacati che allettati dalla possibilità di salvare i 90 posti di lavoro con la nuova Ati (una possibilità tutta da verificare) non hanno dato molta importanza agli aspetti giuridici del contenzioso.

Sebastiano Calella  05/11/2010 9.07