SanStefar rischia lo scippo in Molise

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. E’ braccio di ferro tra il curatore fallimentare del SanStefar e la Regione Molise.

Il tutto nasce dopo la sentenza del locale Tar che imponeva alla Regione stessa di rispondere all’istanza presentata dalla curatela sulla gestione dei centri di riabilitazione. Una sentenza ignorata, un comportamento che non ha molto di istituzionale e che conferma l’intenzione della Regione Molise di affidare ad altri privati questo settore dell’assistenza sanitaria.

«Nei giorni scorsi – conferma Nicola Lalli, segretario regionale Cisl Fp – c’è stata un’assemblea con Cisl, Cgil e Uil e l’Azienda sanitaria della regione e ci è stato detto che l’azienda sanitaria stava continuando l’indagine per affidare il servizio di riabilitazione ad un privato. Servizio che è stato internalizzato e che quando sarà affidato avrà comunque la direzione sanitaria dell’azienda, come ci ha spiegato il direttore generale Angelo Percopo».

 Della sentenza Tar non si è parlato?

«Il sindacato si occupa di tutelare i lavoratori ed in questo caso anche i pazienti – spiega Lalli – il nostro interesse primario è di assicurare i servizi ai cittadini. Le questioni legali appartengono ad un’altra sfera. Conosco, comunque, la vicenda del ricorso per l’accreditamento del SanStefar non rinnovato e secondo la legge regionale vigente in Molise, senza accredito non ci può essere il contratto. Da quello che ci dice l’Asrm, tutte le strutture che lavorano in Molise hanno dato le garanzie previste e richiesto l’accreditamento. Solo il SanStefar non lo ha fatto, come se in pratica la curatela fallimentare si fosse ritirata dal servizio».

 Strana questa interpretazione figlia delle informazioni che filtrano dagli ambienti sanitari della Regione Molise, quella Regione che glissa sulla sentenza del Tar ignorandola di fatto e che non comunica nemmeno ai sindacati perché tace.

Ma è un’interpretazione che cozza contro un’evidenza: se la curatela si fosse veramente ritirata da questa assistenza, non avrebbe senso il ricorso al Tar contro il bando “farlocco” (come lo definì il giornale molisano on line “Altromolise”) che la Regione pubblicò a maggio per sollecitare una manifestazione di interesse per il SanStefar da parte dei privati. Ed ancora: se veramente la curatela fosse fuori da questa assistenza, non avrebbe nemmeno senso la procedura giudiziaria per l’ottemperanza alla sentenza del Tar con la nomina di un commissario ad acta. Senza entrare nel merito del ruolo della procedura fallimentare nel subentro agli accreditamenti dei centri molisani SanStefar, i fatti dicono invece che la Regione avrebbe avuto comunque l’obbligo di rispondere all’istanza della curatela, come di ogni altro cittadino.

Non averlo fatto rimanda a usi e costumi di scarsa democrazia, riconfermati per di più dalla mancata ottemperanza alla sentenza del Tar. E siccome il Molise non gode di nessuna extraterritorialità, c’è il rischio non tanto remoto di una causa di danni personali che potrebbero essere richiesti agli autori di questo rifiuto a rispondere. Non sfugge a nessuno, infatti, che il curatore ha il compito di tutelare i creditori (e tra questi anche i dipendenti) e che un eventuale “scippo” del SanStefar molisano da parte della Regione provocherebbe un danno quasi irreparabile alla società fallita SanStefar, in quanto il valore complessivo della riabilitazione al momento della vendita diminuirebbe di quasi tre milioni di euro. Di qui la battaglia che sta conducendo in forma solitaria il curatore, quasi che la cosa non fosse di interesse comune anche per i dipendenti abruzzesi (che invece sono legati a doppio filo alla soluzione di questo contenzioso) e per i sindacati che li rappresentano e che sono più attivi su altri aspetti. Non a caso infatti con i 600 mila euro di vecchie prestazioni erogati dal Molise sono stati pagati parte degli stipendi arretrati e il Durc, mentre del milione di euro delle ultime prestazioni molisane non si sa nulla. Il tutto mentre i sindacati abruzzesi e molisani non sembrano colloquiare, pur essendo alle prese con lo stesso problema.

PSICORIABILITAZIONE DI VILLA PINI: I SINDACATI CHIEDONO L’INTERVENTO DEL PREFETTO

Se il SanStefar piange, Villa Pini (settore Psicoriabilitazione) non ride. E’ di ieri un incontro sindacati-nuova gestione per fare il punto sullo stato dell’arte delle autorizzazioni per le strutture psico-riabilitative da rimettere a norma. Almeno secondo l’interpretazione dei maligni e degli avvocati, la Asl - dopo la lettera di Nicola Petruzzi che invocava tempi più rapidi per le procedure di autorizzazione dei lavori – ha inviato ispezioni a raffica, quasi ogni giorno, per verificare condizioni e stato dei luoghi. Quasi un “vi bastoniamo perché volete essere in regola”? Queste visite ispettive sono certamente lodevoli, perché dimostrano l’attenzione della Asl al problema sollevato da Petruzzi e perché evidentemente vogliono recuperare il numero delle ispezioni che la Asl non ha effettuato quando il gestore era Angelini. Purtroppo però sono anche ispezioni che lasciano il tempo che trovano perché è ancora irrisolto il problema di dove spostare i malati in caso di avvio dei lavori, nel caso in cui anche il Comune di Chieti e di Ripa Teatina decidessero cosa fare.

«Per consentire un’assistenza dignitosa e salvare i posti di lavoro della Psicoriabilitazione – dichiara Francesco Marcucci, segretario provinciale Uil Fpl - penso che i 73 pazienti da spostare per eventuali lavori, possono essere trasferiti provvisoriamente nella struttura di San Valentino, anche se i pazienti sono di Chieti. Questo significa solidarietà per chi ha bisogno nei momenti difficili. Attualmente nella struttura di San Valentino non ci sono più pazienti, ma con gli operatori sanitari della Asl di Pescara e quelli di Villa Pini (pagati questi da Nicola Petruzzi) penso che si possa risolvere provvisoriamente il problema, fino alle ristrutturazione delle case famiglia».

Sulla questione dell’atteggiamento troppo fiscale (qualcuno dice: strumentale) della Asl nei confronti della Psicoriabilitazione, i sindacati hanno deciso di chiedere autonomamente un incontro al Prefetto (lo aveva sollecitato anche Petruzzi) per dirimere i contrasti. Come si ricorderà, per avviare la messa a norma delle strutture esiste addirittura un crono-programma di interventi, elaborato da Edoardo Romoli, direttore sanitario della curatela, ben prima dell’arrivo di Petruzzi. Insomma si va delineando un clima di scontro che non fa prevedere nulla di buono: sembra infatti che la Asl sia in qualche difficoltà a giustificare alcuni aspetti dell’operazione che portò alla chiusura dei centri della Psicoriabilitazione, con tutto quello che ne è derivato per i pazienti e per il personale.

Sebastiano Calella  30/10/2010 9.41