Roberto Straccia, ‘Chi l’ha visto?’ riapre il caso. «Due uomini lo hanno gettato in mare»

Alessandro Biancardi

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 Roberto Straccia, ‘Chi l’ha visto?’ riapre il caso. «Due uomini lo hanno gettato in mare»
PESCARA. Se gli inquirenti sono protesi a chiudere il caso ipotizzando che Roberto Straccia si sia suicidato, in attesa dei risultati autoptici e tossicologici (tra 30 e 60 giorni), la trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ ‘riapre’ il caso. (Foto: Fabio Urbini)

Quella di ieri sera è stata una puntata molto importante che ha segnato la strada ad almeno due ipotesi investigative da non trascurare ma da approfondire con cura. La famiglia Straccia, che ha aperto le porte di casa propria all’inviato della trasmissione televisiva, è decisa più che mai a scoprire cosa sia successo realmente il 14 dicembre scorso e rigetta con forza l’ipotesi del suicidio. Il ragazzo era felice («viveva un momento magico»), non poteva meditare alcun intento suicida segreto, stava vivendo anche una storia d’amore appena all’inizio con Diletta che ha confermato la serenità di Roberto. Dubbi sono stati sollevati anche sulla ricostruzione della vicenda dell’avvelenamento quando Roberto aveva 17 anni, anche in questo caso la famiglia ha ricostruito con particolari che non fanno pensare minimamente al tentato suicidio («aveva aperto la lattina mentre stava vedendo la partita dell'Inter in salotto»).
Insomma appare impossibile che Roberto si sia suicidato, cioè non ci sono elementi o indizi che lo facciano pensare.  Federica Sciarelli ha anche sottolineato più volte che chi vuole suicidarsi non «attende che l’ipod si carichi e non si mette una bustina di zucchero in tasca per i possibili cali di pressione durante la corsa, non organizza feste per capodanno».


I PITBULL

La prima pista “alternativa” fornita dalla trasmissione è quella di un cane violento, probabilmente un pitbull, che scorrazzerebbe senza guinzaglio e museruola sul molo nord, nei pressi dei trabocchi. La vicenda l’ha raccontata un pescarese al numero verde istituito dalla famiglia Straccia per avere segnalazioni. Il giovane ha raccontato che a fine agosto mentre stava passeggiando con un familiare lungo il molo è stato quasi aggredito da questo cane. «Se non fossi stato da solo», ha detto, «il mio istinto sarebbe stato quello di buttarmi nel fiume come via di fuga per sfuggire al cane». Possibile che anche il giovane di Moresco abbia incrociato l’animale e abbia deciso di gettarsi in acqua? Ulteriori telefonate hanno confermato la presenza dell’animale, di colore nero, spesso accompagnato dal padrone, «un brutto ceffo che non ha alcuna intenzione di tenere legato l’animale ma, anzi, se si prova a dirgli qualcosa ti aggredisce e ti minaccia».
Un’altra donna ha poi confermato al centralino della trasmissione di aver notato più volte il cane in prossimità di uno dei primi stabilimenti balneari vicino alla Madonnina. «La mia sensazione», ha rivelato, «è che fosse di proprietà di qualche ristoratore perché l’ho visto più volte vicino agli stabilimenti mentre i titolari scaricavano la merce». Anche la donna ha confermato l’aggressività del cane: «di solito gli animali sono portati a correre dietro a chi corre e dal momento che mi faceva paura tutte le volte che l’ho incontrato ho smesso di correre e ho camminato».
Un terzo uomo ha confermato la presenza del cane che stazionerebbe sotto ad uno dei trabocchi del molo nord e verrebbe addestrato in acqua dal proprietario.

I DUBBI

Possibile che Roberto il pomeriggio del 14 dicembre abbia incontrato l’animale e, spaventato, abbia scelto il fiume come via di fuga? E’ una ipotesi possibile? Ci sono però almeno tre elementi da non sottovalutare.
Il giorno della scomparsa il clima era insolitamente mite e c’era il sole. Possibile che a passeggio sul molo, molto frequentato a tutte le ore, non ci fossero altre persone che hanno visto la scena? Punto due: pur volendo ipotizzare che Roberto si sia gettato proprio dal molo dei trabocchi (per farlo avrebbe dovuto scavalcare la ringhiera di ferro alta una cinquantina di centimetri sotto al faro o la corda che funge proprio da protezione) bisogna considerare che a causa della secca del fiume il livello dell’acqua non è alto e in diversi punti lungo la banchina si tocca con facilità. Come hanno dimostrato più volte i pescatori negli ultimi mesi il fiume nel suo tratto finale, a pochi metri dalla diga foranea, è praticamente attraversabile a piedi. Possibile che il giovane, buttandosi, si sia fatto male e solo in seguito sia annegato? I genitori hanno detto più volte che Roberto non sapeva nuotare pur avendo fatto dei corsi.
Terzo dubbio: il tragitto che compiva Roberto nel corso del suo allenamento quotidiano non comprendeva il molo nord ma andava dal porto turistico fino alla nave di Cascella e ritorno. Perché quella deviazione? Nella pratica non è difficile ipotizzare questo cambio di ‘rotta’: sceso dal ponte, invece che proseguire dritto, il giovane di Moresco potrebbe essere tornato un po’ indietro imboccando il rettilineo costeggiato da un lato dai trabocchi (senza acqua sotto ma solo sabbia) e frangiflutti di cemento, e dall’altro dall’acqua. Il 14 dicembre, pur essendo una bella giornata di sole, c’era un fortissimo vento e quel percorso è sicuramente meno ‘riparato’ rispetto al lungomare. Perchè quella scelta?

«HANNO BUTTATO IN MARE ROBERTO»

La seconda pista giornalistico-investigativa disegnata ieri sera dalla trasmissione di Rai3 è ancor più inquietante. Una persona (che ha deciso di rimanere anonima) ha, infatti, spedito sul cellulare dell’amica di Roberto, Michela, (il suo numero compariva su tutti i volantini affissi in città) una segnalazione precisa ma ancora tutta da verificare. L’uomo avrebbe indicato nome e cognome di un testimone oculare della morte di Roberto. Si tratta, ha spiegato l’inviato di ‘Chi l’ha visto?’ che ha letto l’sms, di un «personaggio che ricopre un ruolo pubblico». Questo testimone, scrive il mittente dell’sms, il 14 dicembre ha visto due persone che «spingevano verso la spiaggia» il giovane di Moresco e poi lo avrebbero gettato in acqua. Il testimone oculare non avrebbe mai rivelato questa circostanza perché ritiene che «non siano affari suoi». Quanto è attendibile questa segnalazione? Sarà facile scoprirlo in quanto l’intenzione è andare direttamente dall’uomo ‘noto’ indicato nel messaggio a chiedere spiegazioni. Anche qui, però, i dubbi non mancano e le segnalazioni recenti sul caso hanno dimostrato che i mitomani esistono.
Perché questo testimone oculare non si è rivolto ai carabinieri sapendo che da settimane i genitori e gli amici stavano cercando Roberto? Perché queste due persone hanno gettato in mare Roberto? Lui era un ragazzo mite che non litigava con nessuno. «Se pestava un piede a qualcuno era lui a chiedere scusa», hanno sempre detto gli amici. Possibile che abbia visto qualcosa che non doveva vedere? E da che punto è stato spinto? Secondo gli inquirenti il corpo del giovane deve essere caduto in mare per forza nei pressi del faro del molo nord perché solo da lì le correnti del fiume avrebbero avuto la forza di trascinare il cadavere a largo. Ipotizzando invece che Roberto sia stato spinto in mare dalla spiaggia le onde avrebbero riportato il cadavere a riva nel giro di poco tempo.
Dopo la trasmissione di sicuro ci sono nuovi elementi da valutare da parte degli inquirenti quanto meno per fugare ogni dubbio. Chi sa qualcosa, invece, non può assolutamente continuare a tacere.

Alessandra Lotti  12/01/2012 08:11