Operazione ‘Alta Moda’, arrestato Tonino Perna. Sequestrati beni per 20 milioni di euro

Alessandro Biancardi

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ISERNIA. E' stato arrestato per bancarotta fraudolenta l'imprenditore Tonino Perna, già a capo della It Holding, società della moda che produceva per i maggiori marchi nazionali. Negli anni 90 puntò anche sull’ Abruzzo.

ISERNIA. E' stato arrestato per bancarotta fraudolenta l'imprenditore Tonino Perna, già a capo della It Holding, società della moda che produceva per i maggiori marchi nazionali. Negli anni 90 puntò anche sull’ Abruzzo.

Oltre 61 milioni di euro il valore del 'crac' contestato dalla Guardia di Finanza di Isernia, che ha arrestato questa mattina l’imprenditore molisano in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal gip presso il locale Tribunale. Su disposizione dell'Autorità Giudiziaria di Isernia, sono in corso ulteriori attività finalizzate al sequestro preventivo di beni riconducibili all'imprenditore. Perna, al vertice del gruppo societario, operava nel settore tessile e aveva un ruolo «di assoluta rilevanza nel campo della moda», sottolineano le Fiamme Gialle molisane, per aver prodotto capi di abbigliamento con i marchi delle più famose griffe nazionali, quali 'Gianfranco Ferrè', 'Malo', 'Romeo Gigli', 'Just Cavalli', 'Dolce e Gabbana' e altre. Su disposizione dell’autorità giudiziaria sono in corso ulteriori attività finalizzare al sequestro preventivo di beni riconducibili all’imprenditore. I dettagli dell'operazione che hanno portato all’arresto di Perna saranno illustrati alle 12 in conferenza stampa alla Procura della Repubblica di Isernia.

LA PARENTESI ABRUZZESE

Nel 2004 Perna unì la sua esperienza commerciale insieme a quella di un altro noto imprenditore abruzzese, Paride Albanese che recentemente ha deciso di lasciare l’Abruzzo (e condivide con l’ex collega anche gli stessi guai con la Finanza). I due, insieme, aprirono un grande outlet a Venafro (provincia di Isernia), uno spazio da 9 mila metri quadrati.   Ma già prima, negli anni ’90, l’imprenditore molisano puntò sull’Abruzzo con una azienda a Catignano,si chiamava Eurocompany, faceva parte del gruppo Perna ma non era collegata con Itr. L'azienda produceva i marchi jeans ‘Soviet’ e ‘Taverner’. Lo stabilimento era abbastanza grande, nel periodo di maggiore espansione aveva circa 80 dipendenti ed una struttura dirigenziale.

09/01/2012 10:00

«UN DANNO DA 61 MILIONI DI EURO»

Recentemente il gruppo It Holding è balzato alla ribalta delle cronache per la grave crisi aziendale che lo ha attraversato, che ha visto il coinvolgimento di gran parte dei dipendenti costretti alla cassa integrazione ed anche, in diversi casi, al licenziamento. Nel provvedimento cautelare vengono contestati al noto imprenditore molisano, in concorso con gli amministratori ed i componenti del Collegio Sindacale, condotte penalmente rilevanti, poste in essere nella sua qualità di presidente del consiglio di amministrazione ed amministratore selegato della ttierre S.p.a., della It Holding S.p.a. della Plus It S.p.a., nonché quale presidente della società lussemburghese Pa Investments S.A.. I reati sono quelli di bancarotta ed evasione fiscale, con un danno patrimoniale per l’intero gruppo aziendale stimato nell’ordine di oltre 61 milioni di euro.

Le indagini, complesse ed articolate, condotte dalla Procura della Repubblica di Isernia sono state svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Isernia e sono state avviate dopo che, nel febbraio 2009, era stata disposta l’ammissione della Ittierre S.p.a. all’amministrazione straordinaria, a seguito della dichiarazione dello stato di insolvenza pronunciata dal Tribunale di Isernia.

L’attività investigativa, che si è avvalsa anche di una consulenza tecnico-contabile, ha preso in esame le vicende della compagine societaria concernente la holding facente capo alla Ittierre S.p.a., in considerazione che la procedura dell’ammissione all’amministrazione straordinaria e la dichiarazione dello stato di insolvenza si è estesa, nei mesi successivi al febbraio 2009, anche alle 14 società facenti capo al medesimo “gruppo”, nel quale posizione apicale era rivestita proprio dalla Ittierre. Secondo quanto emerso Perna avrebbe «posto in essere reiterate operazioni commerciali e finanziarie connotate da evidenti caratteri di antieconomicità, in quanto non supportate da qualsivoglia interesse economicamente rilevante per la società».

In alcuni casi sarebbe emersa «una dinamica degli affari e della gestione del tutto estranea alla buone norme di condotta aziendale posta a tutela degli interessi della società in argomento. Al contrario, sono state più volte poste in essere condotte che hanno evidenziato chiare e precise volontà distrattive degli interessi economico-aziendali, a solo vantaggio di quelli dell’imprenditore stesso». .

 IL GIOCO DELLE SCATOLE CINESI

Tutto ciò, ha ricostruito la Procura, è stato posto in essere con la predisposizione di complessi apparati societari riconducibili al sistema delle cosiddette “scatole cinesi”, che rendono volutamente difficoltoso risalire ai reali titolari/gestori di operazioni essenzialmente finalizzate ad occultare o distrarre beni e risorse per interessi estranei a quelli delle aziende facenti parte del gruppo.

Nello scenario delineato dalle indagini, ha assunto particolare rilevanza la Pa Investment S.A. (di cui  Perna è stato presidente), con  sede in Lussemburgo e grazie alla quale l’imprenditore avrebbe goduto dei conseguenti vantaggi fiscali. La società ha rivestito il ruolo di controllante della It Holding S.p.a.

Nel novembre del 1997, a seguito della quotazione in borsa della It Holding S.p.a., la società con sede in Lussemburgo si è occupata di gestire la vendita di un numero rilevante di azioni immesse sul mercato (circa 45.150.000) con un controvalore di circa 212 miliardi di lire, assumendo di fatto il ruolo di “cassaforte di famiglia” alla quale attingere ogni qualvolta fosse stato necessario disporre di una certa liquidità, anche per fini estranei al gruppo aziendale.

LIQUIDI PER USI PERSONALI

Ma per la Procura esemplificativo a tale riguardo risulta l’impiego di rilevante liquidità da parte della Pa Investment per l’utilizzo «agli esclusivi fini personali e familiari, di una lussuosa villa sull’isola di Capri, nonché per la sua ristrutturazione e per l’arredo con mobili e quadri di pregio». Peraltro, l’immobile risulta formalmente intestato alla società “Il Fortino S.r.l”, il cui capitale sociale è interamente detenuto dalla “Soitpa S.r.l.”, controllata , a sua volta, dalla “Asco Holding S.A., il cui capitale è interamente costituito e gestito da un “Trust”, denominato “The river Trust” appositamente costituito da Perna, i cui beneficiari risultano la moglie ed i suoi figli.

INDAGINI INTERNAZIONALI

Dalle indagini, condotte anche tramite la collaborazione a livello internazionale attivata mediante i canali della Guardia di Finanza, è emerso tra l’altro che la “Plus It S.p.a.”, di cui Perna rivestiva la carica di presidente del Consiglio di Amministrazione, nel periodo compreso fra il dicembre 2007 ed il settembre 2008, aveva acquistato dalla società “Wellfit Trading Ltd” con sede in Hong Kong circa 64.000 paia di calzature ad un prezzo gonfiato, notevolmente superiore a quello effettivo, distraendo dalle casse della Plus It una somma superiore ad un milione di euro, che è stata destinata evidentemente a scopi non aziendalistici. Tale operazione ha assunto rilevanza in quanto la distrazione di tale somma è avvenuta in un momento di crisi della Plus It ed in prossimità temporale alla dichiarazione dello stato di insolvenza della stessa.

«SPREGIUDICATEZZA DI PERNA»

Ulteriore esempio di quella che la Procura definisce «spregiudicatezza» di Perna sarebbe emerso dalla decisione, adottata nel 2008 in piena crisi economica e finanziaria della It Holding S.p.a., di incrementare il proprio compenso quale presidente del Consiglio di Amministrazione da 400.000 euro a 1.400.000 euro annui, con un incremento del 250%.

SEQUESTRI PER 20 MILIONI DI EURO

E’ stato disposto ed è in corso di esecuzione il sequestro preventivo di diversi beni riconducibili a Perna che si ritiene siano il frutto e/o il profitto delle condotte dissipative poste in essere dallo stesso, così come accertato dallo sviluppo dell’attività investigativa. Si tratta di immobili di elevatissimo pregio e valore a Roma, Capri, Arzachena ed Isernia per un valore stimato di circa 20 milioni di euro.

09/01/2012 17:02