Roberto Straccia, il padre: «non si è ucciso. Chi ha visto parli». Ex capo dei Ris come consulente

Alessandro Biancardi

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Roberto Straccia, il padre: «non si è ucciso. Chi ha visto parli». Ex capo dei Ris come consulente
PESCARA. Secondo le ipotesi investigative il ragazzo potrebbe essersi tolto la vita proprio nel giorno della scomparsa, dopo aver vagato per qualche ora in città ed aver incrociato nella pineta il collaboratore del custode che disse di averlo visto. (Foto: Fabio Urbini)

Quella testimonianza, infatti, è sempre stata ritenuta attendibile e suffragata dai rilievi tecnici dei cani molecolari che hanno fiutato le tracce di Roberto, per ben due volte, nei pressi di una panchina dell’immenso parco, battuto palmo a palmo per diverse settimane. Da qui l’ipotesi che il ragazzo abbia deciso di togliersi la vita ma prima abbia vagato per diverse ore, aspettando che calasse il buio.

La verità su cosa sia successo veramente è ancora tutta da scrivere. Manca la conferma tecnica, che arriverà solo in settimana dopo l’autopsia, sull’identità di quel corpo vestito come Roberto Straccia ma rimasto così tante ore in acqua da diventare irriconoscibile.

Le speranze di ritrovare lo studente di Moresco in vita si sono spente con l’arrivo di una segnalazione di un uomo ai carabinieri, sabato mattina. «C’è un corpo sul lungomare di Palese», nella zona nord di Bari. I carabinieri sono accorsi e tra gli scogli, nello specchio d'acqua prospiciente via Tenente Massaro hanno trovato quanto segnalato, probabilmente spinto dalla forte mareggiata dei giorni scorsi. La salma è stata trasferita nell'istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari. Gli indumenti trovati sul cadavere, pantaloncini rossi con due bande laterali bianche, k-way blu, scarpe da ginnastica di colore chiaro corrispondono a quelli indossati da Roberto al momento delle scomparsa da Pescara, il 14 dicembre scorso, ma sarà necessario attendere autopsia ed esame del Dna per un'identificazione certa e sicura al 100%.

«Abbiamo fatto tutto il possibile», ha detto papà Mario che fino al giorno della Befana, insieme alla figlia Lorena e a mamma Rita, stava a Pescara con gli amici di Moresco e Petritoli per continuare a sperare. Il lungo sit in il 6 gennaio e poi la corsa fino a Bari, sabato mattina, con il cuore in gola e la speranza di poter smentire la questura di Bari che dopo i riscontri compiuti da polizia di Stato e dall’Arma dei carabinieri sulle persone recentemente scomparse hanno permesso di rilevare «che gli indumenti trovati indosso al cadavere» nel porticciolo corrispondono a quelli «indossati all’atto della scomparsa da Roberto Straccia».

Sabato sera è arrivata a Bari anche mamma Rita rimasta in un primo momento a Pescara. lei ha riconosciuto l’Ipod in tasca al cadavere e le chiavi. In attesa dei risultati dell’autopsia, che dovrebbe essere effettuata mercoledì prossimo, i genitori di Roberto e la sorella Lorena sono tornati a Moresco, fermandosi però prima a Pescara dove hanno liberato la stanza di Roberto. Hanno portato via tutte le cose del ragazzo e nei prossimi giorni scenderanno nuovamente in Puglia in attesa del responso definitivo e per riportare quel corpo martoriato a casa. Adesso però i familiari chiedono di sapere cosa sia successo veramente. In un articolo di ieri di Repubblica si dice che Roberto la sera prima di scomparire nel nulla per poi riemergere sulla costa di Bari aveva mandato un sms a Diletta Basili, ragazza del suo paese, Moresco. «Mi comunicò  -  mette a verbale Diletta  -  che in casa stava discutendo con un inquilino. Mi scrisse: non ti posso spiegare per telefono». I messaggi in uscita dal suo telefonino ritrovato a casa però erano stati cancellati: tutti». Per gli amici e i parenti è impossibile che il ragazzo si sia suicidato e si pensa piuttosto che sia finito in acqua perché buttato da qualcuno. Ma chi?

Da Bari il procuratore aggiunto Pasquale Drago ed il pm incaricato Baldo Pisani, hanno aperto un fascicolo d'inchiesta per "istigazione al suicidio", motivazione definita "tecnica" per consentire non solo l'analisi del dna ma anche la successiva autopsia. Per effettuare la prova dna, secondo il parere degli anatomopatologi, occorreranno da tre giorni a una settimana, ma sarà la Procura ad assegnare l'incarico. Solo dopo si potrà procedere all'esame autoptico vero e proprio per stabilire, se possibile, le reali cause della morte del giovane. Poi probabilmente l’inchiesta tornerà nelle mani del pm Giuseppe Bellelli della Procura di Pescara che nei giorni scorsi aveva aperto un fascicolo per ‘sequestro di persona’. Anche qui la motivazione ‘tecnica’ serviva agli inquirenti per poter continuare ad indagare. E la pista del suicidio era quella più accreditata nelle ultime ore anche a seguito dell’episodio dell’avvelenamento di qualche anno fa, quando Roberto aveva 17 anni e bevve una bibita contaminata con alcuni anticrittogamici provenienti dall’azienda agricola del padre.

La famiglia e gli amici hanno sempre smentito che fosse stato un tentativo di suicidio e l’inchiesta, archiviata con un nulla di fatto, non ha mai chiarito in toto la vicenda. Da Moresco anche il primo cittadino Amato Mercuri respinge questa ricostruzione dei fatti e si unisce al coro: «ci dicano come è finito in acqua». «Ringraziamo chiunque finora ci ha aiutato e sostenuto», scrivono invece gli amici di Roberto su Facebook che adesso chiedono di rispettare il silenzio della famiglia.

L’EX COMANDANTE DEI RIS COME CONSULENTE DI PARTE

Secondo quanto scritto dal messaggero la famiglia Straccia avrebbe ingaggiato come consulente di parte il biologo Luciano Garofalo, generale in congedo dai carabinieri ed ex comandante dei Ris di Parma.

Sempre secondo il quotidiano romano che cita una fonte vicina alla procura, «c’è la mancanza assoluta di elementi che facciano pensare a un omicidio, per esempio non c’è un movente. Roberto era mite, affettuoso, benvoluto come dimostra la straordinaria mobilitazione degli amici dopo la sua scomparsa. La sua era una vita tranquilla, non assumeva droghe, non abusava di alcol. Non era legato ufficialmente a una ragazza e quindi non si può pensare che sia stato ucciso per gelosia, o rabbia o dolore per un amore non corrisposto o tradito. La prima analisi sui computer e sui telefoni conferma l’immagine di un bravo ragazzo, simile per interessi e contatti ai suoi coetanei».

«CHI HA VISTO PARLI»

Il padre di Roberto e la sorella, Lorena, hanno ribadito questa mattina in una intervista ai microfoni di Skytg24 che non credono all’ipotesi del suicidio. «Non ho dubbi che Roberto non ha fatto quello che vogliono farci credere persone che non lo conoscono e che non ci conoscono», ha detto la sorella riferendosi proprio all’ipotesi che Roberto si sia tolto la vita.

Il padre Mario si chiede invece come sia possibile «sparire senza che nessuno veda. E' impossibile. Anche se uno butta per terra un pacchetto di sigarette c’è quello che l’ha visto…magari fa finta di niente ma l’ha visto. Voglio dire: si vede, è un corpo che non può sparire così». L’uomo ha aggiunto che Roberto aveva fatto un corso di nuoto, anche  se non amava particolarmente il mare e l'acqua ed esclude che il figlio potesse correre vicino alla riva.

a.l. 09/01/2012 07:36