Scomparsa Roberto Straccia, continuano gli avvistamenti. Gli amici: «abbiamo bisogno di lui»

Alessandro Biancardi

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Scomparsa Roberto Straccia, continuano gli avvistamenti. Gli amici: «abbiamo bisogno di lui»
PESCARA. Sedicesimo giorno senza Roberto. Gli amici scrivono una lettera: «abbiamo bisogno della sua solarità e del suo immenso cuore».

Continuano gli avvistamenti del giovane studente marchigiano scomparso il 13 dicembre scorso mentre stava correndo sul lungomare di Pescara. La città è tappezzata di fotografie, ci sono anche maxi manifesti per le strade. Chi lo vede non riesce mai a bloccarlo, a parlarci, a guardarlo direttamente in faccia in modo da dire con certezza che sia proprio lui. Ma i carabinieri non tralasciano nessun contributo e verificano puntualmente ogni avvistamento, nei limiti del possibile. Ieri l’ennesima speranza dopo la segnalazione di una ragazza che sostiene di aver visto il giovane nei pressi del cimitero di San Silvestro, mercoledì sera, intorno alle 22, tra via Monte Carmelo e strada Vallelunga, a meno di 3,5 chilometri di distanza da via Teofilo D’Annunzio dove il ragazzo di Moresco vive con altri studenti.

La testimone ha spiegato di non essere riuscita a vedere bene il volto dell’uomo che camminava con fare incerto ma di aver notato che indossava lo stesso abbigliamento che Roberto aveva il giorno della scomparsa e cioè un k-way blu, un paio di pantaloncini da corsa rossi e calzettoni neri. La donna ha raccontato ai carabinieri di avergli puntato i fari dell'auto addosso ma lui sarebbe fuggito facendo perdere le proprie tracce. Era disorientato e stordito, ha raccontato subito dopo averlo visto. Oggi le ricerche dei militari (che ormai non setacciano più il lungomare) cominceranno proprio da lì anche con il supporto di cani addestrati alla ricerca delle persone.

Ieri sera un’altra segnalazione, non si capisce quanto attendibile. Un signore ha raccontato di aver visto il giovane (vestito con una tuta) a Porta Nuova, ovvero sempre il quartiere dove vivono Roberto e gli amici. L’uomo, ha raccontato agli investigatori, avrebbe anche tentato di fermarlo senza però riuscirci.

Sembra comunque assurdo che il giovane stia vagando in città da tanti giorni senza che nessuno riesca mai a bloccarlo. In più resta l’interrogativo di come si stia nutrendo, come faccia ad andare avanti da due settimane, come faccia a sopportare il freddo pungente di queste notti (la colonnina di mercurio è scesa anche sotto lo 0) con pantaloncini corti e un k-way. Come faccia senza chiedere aiuto a nessuno e come mai gli amici, perennemente in strada, non lo incrocino mai se è vero che vaga a pochi chilometri da casa.

Ma poi se vaga come è possibile che lo riconoscano in tre o quattro?

Continuano intanto anche gli accertamenti sulla segnalazione di qualche giorno fa di una donna che sosteneva di aver visto Roberto sul bus numero 38 che attraversa tutta la Tiburtina e porta all’aeroporto. Anche in quel caso il giovane non avrebbe avuto indosso l’abbigliamento del giorno della scomparsa ma un maglione scuro e un paio di jeans. Fondamentale sarà l’ausilio delle telecamere installate sopra l’autobus così come la testimonianza dell’autista che potrebbe aver visto qualcosa. Poche speranze però gli inquirenti ripongono nel conducente che probabilmente si sarebbe già fatto avanti se avesse notato qualcosa.

Di sicuro però la logica impone che alcune di queste segnalazioni sono per forza di cose false perché Roberto se è davvero lui o è vestito on il K-way oppure ha cambiato abiti: chi ha ragione chi lo vede vestito come nelle foto oppure gli altri? Oppure è solo suggestione?  

LA LETTERA DEGLI AMICI

Intanto i compagni di studio di Roberto hanno scritto una lettera per chiedere di continuare a cercare e tenere gli occhi aperti. «Riferite a noi o alle forze dell’ordine tutto ciò che sapete», scrivono, «che avete visto o che eventualmente vedrete, anche ciò che vi potrebbe sembrare irrilevante. Soprattutto, però, vi domandiamo di fermarlo e intrattenerlo. Siamo certi del vostro appoggio e ve ne siamo grati. Noi abbiamo bisogno di lui, abbiamo bisogno che lui torni, abbiamo bisogno della sua solarità e del suo immenso cuore. Questo non è il nostro punto di arrivo ma di partenza. Non ci fermeremo».

I ragazzi che firmano la missiva conoscono Roberto da circa quattro anni, «abbiamo cominciato con lui l’esperienza universitaria», raccontano, «e insieme abbiamo mosso i primi passi verso quello che sarà il nostro primo traguardo di vita. Lui questo traguardo lo sta raggiungendo, sta per laurearsi grazie a tanta determinazione e sacrifici. Roberto ha sempre aiutato noi a non mollare mai, di fronte a qualsiasi difficoltà, di fronte a qualsiasi esame che ci sembrava impossibile da superare».

«Lui c’è», vanno avanti, «lui c’è sempre stato, per poche persone, perché i suoi affetti sono veri, sinceri; non si circonda di affetti ipocriti o deboli, non ne è capace. Ci ricordiamo le prime volte in cui lo abbiamo visto a lezione, con la sua carnagione così scura, con i suoi folti capelli neri…è bastato soltanto guardarlo negli occhi e vedere il suo sorriso per capire la persona pura e speciale che è. Tra serate trascorse insieme, noiose ore di lezione, lavori di gruppo...pian piano abbiamo capito che non avremmo potuto più fare a meno di lui e che sarebbe diventato un nostro punto di riferimento, perché in lui di instabile non c’è nulla».

È lui, assicurano, «che porta stabilità nelle nostre vite, che porta ordine nei nostri disordini e nelle sregolatezze a cui qualsiasi ventenne può essere soggetto. Roberto è più grande di noi, è quello più maturo, il portavoce di valori sani che rivendica con fierezza, capace di trovare il buono anche dove non c’è».

All’inizio, ammettono, «ci sembrava così surreale la sua quasi “perfezione”, la sua precisione in tutto ciò che fa, il suo massimo rispetto per il prossimo: ma in questi giorni abbiamo capito tutto, grazie al contatto diretto con la sua famiglia, la sua meravigliosa famiglia. Mario e Rita hanno fatto dei loro figli due persone esemplari, crescendoli in modo così semplice e naturale. La genuinità è la loro caratteristica principale. La bontà che li contraddistingue ci ha riempiti di gioia, ci sentiamo di ringraziarli perché senza loro non avremmo mai incrociato lungo il nostro cammino una persona speciale come Roberto».

a.l. 29/12/2011 09:15