Scomparsa Roberto Straccia, amici contro i giornalisti: «bugie e dubbi su di noi»

Alessandro Biancardi

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Scomparsa Roberto Straccia, amici contro i giornalisti: «bugie e dubbi su di noi»
PESCARA. Domani è il compleanno di Roberto: 24 anni. Gli amici dello studente marchigiano scomparso lo scorso 13 gennaio lo trascorreranno insieme per continuare le ricerche.

Ci saranno gli amici di Moresco e dei paesi marchigiani lì vicino ma anche i compagni di studio e i coinquilini, rimasti in città anche per le ferie di Natale. L’appuntamento è alle 8.30 alla pineta, lato mare.

Da lì i ragazzi si muoveranno per continuare le ricerche, da Francavilla a Montesilvano. Non solo la costa, però, dove ormai anche i carabinieri non cercano più. La loro intenzione è setacciare ogni traversa interna, già esplorata o inesplorata che sia. Si spera ancora che Roberto salti fuori da qualche parte con il suo sorriso e la faccia da bravo ragazzo. Non importa se è passato tanto tempo perché nessuno di loro vuole nemmeno pensare all’ipotesi che non sia più in vita. La stanchezza però si fa sentire, in giro per la città sempre meno macchine della polizia e dei carabinieri e chi conosce lo studente marchigiano spera che l’attenzione non scemi.

«Anche per questo chiediamo aiuto a voi giornalisti», conferma Angelo a PrimaDaNoi.it, coinquilino di Roberto. Il ragazzo non nasconde la sua rabbia verso alcuni cronisti che avrebbero insinuato dubbi proprio tra gli amici. «Stanno scrivendo una marea di cavolate», va avanti il giovane. «Non pensavamo che (i giornalisti) facessero questo gioco sporco anche con noi». Qualcuno ha scritto di compagni di Roberto «sotto torchio» per ore o di ricostruzioni dei fatti dubbi di chi lo avrebbe visto prima della scomparsa, con l’allarme lanciato troppo presto. «I giornali dicono che noi abbiamo dato l’allarme dopo 2 ore», continua Angelo, «mentre non è vero… lo abbiamo lanciato alle 9 di sera. Qualcuno dice perché non abbiamo avvertito prima i genitori? Ma noi abbiamo avvertito prima i genitori e poi loro ci hanno consigliato di andare dai carabinieri. Quindi sono tutte cavolate». Anche Michela, amica di università di Roberto, non nasconde il fastidio e l’irritazione per i dubbi alimentati dai giornali nei confronti degli amici. La pressione la sentono solo sfogliando i quotidiani perché, assicurano, dal comportamento dei carabinieri non avevano mai intuito che l’attenzione si fosse concentrata anche su di loro. Sono stati interrogati tutti più di una volta per cercare di chiarire i vari punti. E sono sempre loro che rispondono ai numeri di cellulare stampati anche su migliaia di volantini. Arrivano molte chiamate? «Ne arrivano», conferma Angelo. «Ma sono inattendibili. Noi le giriamo ai carabinieri che poi controllano».

Che idea ti sei fatto? Cosa è successo al tuo amico? «Penso la stessa cosa che ho detto il primo, il secondo e il terzo giorno. Non lo so, non ne ho nessuna idea, può essere stato un malore come un allontanamento forzato».

«NON CREDERO’ MAI AL SUICIDIO»

Anche nelle Marche la mobilitazione per trovare lo studente marchigiano continua senza sosta. Ne sa qualcosa Secondo Vitali che conosce Roberto da quasi 10 anni. Lui in queste settimane sta facendo la spola tra le due regioni. Oggi è a casa sua ma già stasera torna giù per organizzare la giornata di domani. «Il compleanno di Roberto lo festeggiavamo sempre di sera a casa sua» racconta. Quest’anno niente festa ma tutta la giornata sarà dedicata all’amico per portare avanti le ricerche.

Secondo ha conosciuto Roberto sui campi da calcio poi l’amicizia si è consolidata e da circa 8 anni frequentano la stessa compagnia. Anche lui non ha alcuna idea di quello che possa essere accaduto al giovane ma una ipotesi la scarta con certezza, quella del suicidio: «non ci credo nemmeno se lo vedo davanti agli occhi miei», assicura. «Lui era un tipo tranquillissimo, buono. In questo periodo aveva tanti pensieri positivi, aveva un bel gruppo di amici, doveva organizzare la festa dell’ultimo dell’anno a casa sua, era un continuo di idee, non era assolutamente il tipo che si sarebbe tolto la vita».

E allora? Potrebbe aver perso la memoria? Anche su questo punto Secondo è scettico: «onestamente non so che pensare… l’ipotesi della perdita di memoria, non so se ci può stare. Dico beh sarebbe dovuto saltare fuori… questo ragazzo avrebbe bisogno di mangiare e bere e mi sembra strano che dopo tanti giorni nessuno lo veda. Mi sembra strano che non cerchi aiuto. Alcuni amici dicono che magari si comporta in modo istintivo …ci può stare».

E l’ipotesi allontanamento forzato? «Mi chiedo quale sarebbe il motivo, e poi alle 3 e 30 di pomeriggio, nel centro di Pescara? Non è possibile che nessuno abbia visto niente. Poi ci dicono di averlo visto la sera stessa, da solo, in via D’Avalos. Allora se è stato preso poi è stato rilasciato?»

E un allontanamento volontario, ipotesi che sembra prendere sempre più piede in queste ultime ore? L’amico esclude anche questa strada. Perché lasciare tutto, amici, famiglia, studio, progetti a scadenza breve?

«Lui era un tipo riservato», ammette Secondo, «ma a domanda rispondeva. Io sono un tipo curioso e domandavo. Chiedevo notizie sulla sua vita sentimentale, sulle nuove amicizie, come si trovasse a Pescara. Era riservato ma anche abbastanza trasparente». Due giorni prima della scomparsa l’ultima telefonata tra i due: in Roberto nulla di strano, nessun segnale che lasciasse presagire quello che sarebbe accaduto.

Di cosa avete parlato? «Come ho detto stava organizzando il capodanno a casa sua e voleva sapere chi veniva e chi no. Era occupato e preso da questo. Non riesco a spiegarmi cosa sia potuto accadere», continua Secondo. «Mi aggrappo a tutte le possibilità altrimenti non saprei cosa pensare. Lui ha una bellissima famiglia, i suoi genitori sono persone fantastiche, basta conoscerli per rendersi conto di come è lui».

Domani, giorno del compleanno, gli amici sperano che sia Roberto a fare loro una sorpresa. «lo vogliamo a casa». Loro sperano ancora.

Auguri a tutti. Auguri Roberto.

Alessandra Lotti  27/12/2011 16:49