Scomparsa Roberto Straccia, dal computer e dal cellulare la soluzione del giallo

Alessandro Biancardi

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Scomparsa Roberto Straccia, dal computer e dal cellulare la soluzione del giallo
PESCARA. E’ il quattordicesimo giorno senza Roberto Straccia. La famiglia sempre più disperata, gli inquirenti cambiano strategia.

Passano i giorni e per assurdo le certezze aumentano. La foto dello studente marchigiano scomparso mentre stava facendo jogging sulla riviera ha invaso tutta la città di Pescara e anche le zone limitrofe. Il suo volto, l’appello degli amici, i numeri a cui rivolgersi sono ormai ovunque. Gli inquirenti sostengono che se il giovane avesse realmente perso la memoria (ipotesi rara ma che da subito sembra aver preso il sopravvento) e stesse vagando per la città qualcuno avrebbe dovuto incrociarlo e fermarlo. E invece niente.

Il giorno di Natale una ragazza pescarese lo avrebbe visto su un bus, direzione aeroporto, mentre chiedeva informazioni ad alcuni giovani. Aveva un jeans e un maglione scuro. Lei non lo ha fermato e solo dopo 24 ore è andata in caserma a denunciare l’episodio. «Prendiamo in considerazione tutte le segnalazioni», ha ribadito il colonnello Giovanni Di Nisio che coordina le indagini e che in questi giorni ha lavorato al caso senza sosta. E’ chiaro che verificare quella segnalazione, dopo un giorno, diventa impossibile. Di sicuro però adesso c’è la volontà di cambiare strategia. Basta ricerche sul lungomare, lì dove Roberto avrebbe fatto la sua ultima corsa. Tutti gli stabilimenti sono stati controllati, uno ad uno. Così come le cabine dove pure qualcuno aveva ipotizzato che il giovane, in preda ad un vuoto di memoria, potesse aver cercato rifugio.

Tornare per l’ennesima volta negli stessi luoghi che non hanno fornito spunti sembra adesso fatica sprecata. E così si smetterà di cercare, almeno sulla riviera, sempre affollata. Se nel tratto di strada che va dal porto turistico alla Nave di Cascella fosse successo qualcosa a Roberto (dallo svenimento all’aggressione) qualcuno avrebbe dovuto vedere qualcosa, ripetono con certezza gli inquirenti. La zona non è mai deserta, tantomeno mercoledì 13 dicembre, giorno della scomparsa del ragazzo di Moresco, quando la temperatura era decisamente mite e c’era pure il sole.

Ieri i militari sono tornati però nella pineta dannunziana, dove il collaboratore del custode aveva segnalato la presenza di un giovane molto somigliante a Roberto, il venerdì successivo alla scomparsa. La pineta nel giorno di Santo Stefano era piena di gente e anche per questo gli inquirenti speravano che qualcuno si avvicinasse per fare qualche segnalazione, per raccontare qualcosa. Ma è stato un altro buco nell’acqua. La zona, dove nei giorni scorsi anche i cani molecolari avevano alimentato speranze che sfumano di ora in ora, verrà probabilmente battuta anche nei prossimi giorni. Ma basta battaglioni di militari che si muovono in massa ma solo puntate a campione e molto rapide con al massimo tre, quattro uomini alla volta.

Allora più le ore passano e più la pista del malore perde forza. Amici e parenti continuano a ripetere sempre le stesse cose e quindi si aspetta che siano il cellulare o il computer del giovane, in mano ai tecnici della procura di Pescara (che ha aperto una indagine contro ignoti per il reato di sequestro di persona) a raccontare qualcosa di nuovo. I due strumenti per un ragazzo dell’età di Roberto possono essere una fonte inesauribile di notizie. Un telefonino e un pc possono ‘parlare’ di legami, dissidi, angosce, programmi per il futuro. Ma anche frequentazioni, appuntamenti. E al centro delle indagini ci sono anche le ore precedenti alla scomparsa. Ci si domanda se il giovane fosse sereno prima di uscire di casa, se avesse litigato con qualcuno. E restano sullo sfondo le uniche due piste possibili: qualcuno ha fatto male al ragazzo o un gesto disperato di autolesionismo. Al rapimento non ci crede più nessuno anche perché a distanza di 14 giorni nessuno si è fatto vivo per chiedere un riscatto e poi, dicono gli investigatori, «non ci sono i presupposti».

I parenti non hanno mai reputato possibile la pista del suicidio. Gli amici pure, lo hanno descritto come un ragazzo «solare» e felice, soprattutto in questa fase della sua vita con la laurea in dirittura d’arrivo, prevista per il prossimo luglio. Hanno però anche ammesso che con loro Roberto si apriva poco, era un tipo riservato. Che magari non si siano accorti della sua sofferenza? Se lo studio andava bene possibile che ci fosse qualche cos’altro che potesse turbarlo? Qualche amicizia? Un amore non corrisposto? Di sicuro gli amici in queste ore sono quelli che spingono con più forza all’ipotesi del malore. Alcuni di loro sono tornati a casa per le vacanze ma già ieri si sono riaffacciati nuovamente in caserma, a Pescara, alla ricerca di notizie.

Anche dalle Marche i compagni dello studente marchigiano si sono mobilitati. Il 24 hanno organizzato una manifestazione «per riportare Roberto a casa». Sono partiti da Moresco in pullman e si sono ritrovati alle 8.30 davanti all'ingresso della pineta poi si sono divisi in gruppi per setacciare più territorio possibile.

Del giovane nessuna traccia ma loro continuano a sperare e in queste ore hanno diffuso in rete una foto di come potrebbe essere oggi il loro amico. La foto è sempre quel primo piano sorridente che ormai si incrocia in ogni angolo di Pescara, con in più una barba incolta. Una barba che ricorda a tutti che da 14 giorni Roberto manca da casa.

a.l. 27/12/2011 08:10