UdA, selezione per direttore amministrativo: voti mignon alla candidata esclusa

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

2167

CHIETI. «Premetto che credo di avere un buon curriculum, ma sono sicura che in giro ce ne sono di migliori».

E’ quello che dice  dichiara Daniela Rapattoni, la candidata esclusa dalla selezione per la nomina del nuovo direttore amministrativo della d’Annunzio e che è stata contattata da PrimaDaNoi.it.

«Premetto inoltre», continua, «di essere stata sfiorata anche dal dubbio che i giochi potevano essere già fatti. Però mi aspettavo almeno più di rispetto per quello che ho fatto da sola, con onestà e tanto sacrificio. Hanno esagerato e ora vado fino in fondo».

Forse è questa la chiave che spiega la decisione di questa candidata che, pur essendo in possesso di un curriculum adeguato, si è trovata esclusa fin dalla prima scrematura delle domande pervenute alla d’Annunzio per il bando sul nuovo direttore. Una “non ammissione” al colloquio finale in buona compagnia, visto che anche personaggi conosciuti per il loro lungo corso amministrativo e per l’esperienza consolidata sono stati esclusi con votazioni basse: per restare sui nomi locali più noti ed apprezzati, tra i non ammessi ci sono il generale dei carabinieri, Antonio Sessa, l’ex manager Asl, Domenico Recchione, il dg della Provincia di Chieti, Rodolfo Rispoli.

L’esposto per la selezione del direttore amministrativo della d’Annunzio, presentato da questa candidata alla procura della Repubblica, non si sofferma affatto sui contenuti dell’esame, che tra l’altro non c’è stato perché – come detto - Daniela Rapattoni è stata subito esclusa nella fase preliminare della valutazione del curriculum. E non sembra nemmeno una “protesta da esclusione”: vista la difficoltà ad ottenere l’accesso ai documenti denunciata nell’esposto, la scelta di affidarsi alla procura della Repubblica tende solo a far accertare se la gestione della selezione del nuovo direttore della d’Annunzio sia stata corretta o no, senza entrare nel merito delle valutazioni della Commissione esaminatrice.

«Non è questione di mie capacità o meno e non è questo il problema: sono sicura di quello che so fare in campo universitario. Oggi sono Project manager all’ateneo di Bologna – spiega tranquilla – e a La Spezia ho creato il Center for Cultural Research and University Studies, di cui sono Direttore generale, e che non è considerato una struttura complessa nonostante il networking con centinaia, forse migliaia tra università, consolati e istituti di cultura nel mondo. Alla Procura ho chiesto altro, aspetto fiduciosa».

Ma chi è Daniela Rapattoni, la candidata che ha osato sfidare i meccanismi della d’Annunzio? Due lauree (Lingue e Scienze politiche ad indirizzo economico), buona conoscenza di tre lingue (inglese, francese e spagnolo), master alla Bocconi su Marketing per l’impresa, periodi di lavoro alla Del Verde e a Fininvest. Poi negli ultimi dieci anni, prima direttore generale della Bergamon Italia, azienda farmaceutica di una multinazionale americana, e poi impegnata - come detto - nelle università di La Spezia e Bologna anche con progetti di cooperazione tra imprese, istituzioni e università internazionali, tra cui la California State University e l’University of Ottawa. Un curriculum che però non ha lasciato traccia nella valutazione che c’è stata a Chieti, visto che il punteggio finale è stato solo di 27 punti (su 70 a disposizione), mentre i 6 ammessi hanno superato la soglia minima prevista di 50 punti con due candidati (Giovanni Cucullo e Filippo Del Vecchio) che si sono attestati sul punteggio di 66. Per Daniela Rapattoni le sette valutazioni (ciascuna valeva fino a 5, 10 o 15 punti) previste nella griglia della scrematura hanno ottenuto da 2 a 5 voti ciascuna. Solo un 2 (ai candidati ammessi sono stati dati anche 10 e 14 punti) per la “conoscenza del funzionamento dei meccanismi gestionali”, un altro 2 per “le elevate competenze gestionali, amministrative e organizzative”, solo 5 (al prescelto Cucullo, ma anche a Del Vecchio è stato attribuito un 10) alla “comprovata esperienza pluriennale nelle funzioni dirigenziali”.

«Le racconto un aneddoto - conclude Daniela Rapattoni - nel 2007, senza conoscere nessuno, ma solo perché ero in vacanza in provincia di La Spezia, ho chiesto un appuntamento al presidente della Fondazione Carispe per presentargli il progetto del Centro culturale universitario di cui sopra. Non solo mi ha ricevuto, ma ha anche finanziato il Centro che poi è divenuto parte del Polo Universitario della Spezia. A Pescara e a Chieti ho chiesto ripetutamente un appuntamento ai presidenti delle Fondazioni Caripe e Carichieti, citando anche quanto realizzato a La Spezia, ma non si sono degnati neanche di rispondere. Forse era destino che io, nata a Chieti ed in giro da trenta anni per lavoro, non dovessi rientrare». L’unica speranza di fare chiarezza sulla vicenda è ora quella di conoscere il criterio deciso per selezionare il nuovo direttore: quali domande culturali e professionali sono state poste ai 6 candidati prescelti? Quali le risposte?

Sebastiano Calella  19/12/2011 07:02