UdA, candidata esclusa:«bando per dirigente generale, non per direttore amministrativo»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Comincia a diradarsi, no forse si infittisce, la nebbia che ha avvolto le operazioni per la nomina del nuovo direttore amministrativo della d’Annunzio.

CHIETI. Comincia a diradarsi, no forse si infittisce, la nebbia che ha avvolto le operazioni per la nomina del nuovo direttore amministrativo della d’Annunzio.

Si conoscono infatti più nel dettaglio le motivazioni che hanno spinto la candidata esclusa Daniela Rapattoni a presentare su questa nomina un ricorso alla Procura della Repubblica di Chieti. Il tutto per cercare di sapere come mai il suo curriculum di tutto prestigio, oggi è dal 2008 Project manager presso l’università Alma mater studiorum di Bologna, non le abbia consentito di accedere alla fase finale della selezione. Intanto, come già anticipato da PrimaDaNoi.it, l’esposto è scattato quando l’UdA ha ritardato l’accesso agli atti – soprattutto la prima verbalizzazione, quella sulla “scrematura” dei candidati - richiesto con urgenza, proprio per l’imminenza della nomina che poi è avvenuta il 14 scorso. Gli atti richiesti infatti sono stati consegnati a cose fatte. Ma il cuore del ricorso riguarda un aspetto sostanziale e non solo formale: la d’Annunzio cercava un direttore amministrativo o un dirigente generale, definito nel testo dell’avviso pubblico anche direttore generale?

«Il bando pubblicato sul sito dell’università – spiega Daniela Rapattoni – è intitolato: “Avviso di selezione per l’incarico di Dirigente generale” e nel testo si legge che è stato bandito, visto che è cessato il rapporto in base al quale erano esercitate le funzioni di Direttore generale (il riferimento è al licenziamento di Marco Napoleone, ndr)

Quindi io non ho partecipato ad un bando per l’incarico di Direttore amministrativo in quanto, dal 2004, sono stata nominata Direttore generale di un’azienda farmaceutica multinazionale americana, nella quale precedentemente ricoprivo il ruolo di Direttore commerciale. Invece ho partecipato a questo bando come Project Manager presso l’Università di Bologna».

 Di qui l’impressione che si sia fatta confusione e la legittima aspirazione di conoscere in base a quale criterio di valutazione siano stati scartati candidati che erano direttori generali ed invece ammessi quelli che avevano un curriculum di direttore amministrativo. Saranno gli avvocati a sbrogliare questa vicenda, una volta in possesso dei verbali nei quali sono riportati i criteri di valutazione che hanno ridotto da 25 a 6 il numero dei candidati ammessi al colloquio finale e cioè: Carlo Amoroso, Giovanni Cucullo, Filippo Del Vecchio, Raffaele Elia (che poi non si è presentato al colloquio), Cesare Miriello ed Enrico Mordenti. http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/articolo/article.php?storyid=10645

Allora da quello che si capisce, le motivazioni del ricorso sembrano essenzialmente due: la prima riguarda le modalità della scrematura iniziale dei candidati che avevano risposto al bando. La seconda “curiosità” si riferisce ai contenuti del colloquio: le domande sono state uguali per tutti oppure no? Per il primo aspetto si tratta di vedere se «l’elevata qualificazione professionale e comprovata esperienza pluriennale nelle funzioni dirigenziali» sia stata valutata (lo dice il bando) come prerequisito importante e decisivo e quindi con un buon punteggio o se invece sia stata considerata alla pari o addirittura meno di uno dei requisiti generici, come alcune indiscrezioni fanno pensare. Sembrerebbe cioè che fatto 100 il numero dei punti da assegnare, 70 siano stati dati al curriculum e 30 al colloquio. Di questi 70 punti curricolari, «l’elevata preparazione professionale» è stata valutata 10 punti, alla pari delle «conoscenze della contabilità pubblica», ma meno, molto meno delle «solide conoscenze dei processi interni relativi alle attività istituzionali delle università» che valevano 15 punti. Il che sarebbe una contraddizione non da poco oppure l’indizio che la selezione mirava a individuare più un direttore amministrativo che generale, nonostante il titolo del bando. Fin qui le ipotesi e le perplessità, che però forse cadranno quando si conoscerà anche il verbale dei colloqui. Non è la prima volta che per alcune prove capitano sorprese e vengono presentati ricorsi: basti pensare agli esami di maturità, dove candidati ammessi con buona votazione poi sono promossi con voto più basso del previsto o sono bocciati, con tanto di ricorso al Tar. Ma anche gli esami universitari corrono lo stesso rischio. Il momento della verità, per il giudice e per il candidato che rifiuta la bocciatura, è il controllo dei giudizi di ammissione (in questo caso del curriculum) del candidato, la valutazione delle singole domande verbalizzate ed il giudizio sulle risposte. Di qui si capisce se la bocciatura è meritata o no e se l’esame va o non va ripetuto. Certo fa pensare che un generale dei carabinieri, così come un ex manager Asl ed un direttore di lungo corso e di vari enti sarebbero arrivati tra gli ultimi. Quasi che la commissione avesse valutato “scarsi” questi candidati nelle «elevate competenze gestionali, amministrative ed organizzative» e nelle «conoscenze del funzionamento e dei meccanismi gestionali delle organizzazioni complesse».

Sebastiano Calella  16/12/2011 09:46

UNIVERSITA' D'ANNUNZIO BANDO DIRETTORE GENERALE