«Lele Mora sta morendo in carcere», il 'Falco' denuncia lo Stato italiano

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Ennesima ‘falcata’ di Mario Ferri, il pescarese diventato famoso per le invasioni di campo in tutto il mondo.

PESCARA. Ennesima ‘falcata’ di Mario Ferri, il pescarese diventato famoso per le invasioni di campo in tutto il mondo.

Lele Mora è in carcere in condizioni di salute precarie e Mario Ferri, alias "il Falco" - il 23enne di Montesilvano famoso per le sue invasioni di campo durante le più importanti partite di calcio in Italia e all'estero - denuncia lo Stato italiano per portare alla luce le condizioni drammatiche in cui sono costretti a vivere i detenuti.

Ferri, che fa parte dell’agenzia milanese di Mora, sottolinea che l’agente dei vip «sta morendo in prigione anche a causa del problema del sovraffollamento». Il manager e talent scout italiano, in carcere dall'estate scorsa per bancarotta fraudolenta, «é un essere umano che sì, ha sbagliato - dice Ferri -, ma che non merita di essere trattato come una bestia. A 63 anni, Mora, che pesava 105 chili, ne ha persi 50, è costretto a prendere 30 pasticche al giorno e ancora non viene scarcerato. Parto da Mora, ma la denuncia è per tutti i 70mila detenuti italiani, perché lui è solo uno dei tanti». Lo stesso Ferri nei mesi scorsi aveva raccontato di aver vissuto una esperienza traumatica dietro le sbarre e di essere stato trattato «come una bestia», rinchiuso con altre 5 persone «in una stanza con soli 2 metri quadrati a disposizione... reclusi come bestie»

Dopo aver consegnato la denuncia ai Carabinieri della Compagnia di Montesilvano, Ferri annuncia di voler ricorrere anche alla Corte europea dei diritti dell'uomo, «per far sì che si apra una discussione sulle condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti».

Il Falco, che dopo le invasioni ha passato in carcere diversi mesi ed è attualmente sottoposto al regime dell'obbligo di firma, dice infatti di conoscere bene tali condizioni: «racconterò quello che ho visto con i miei occhi - spiega Ferri -. I prigionieri vengono trattati come bestie, vivono ammassati, anche in sei, in celle grandi quanto l'area di rigore di un campetto di calcio».

Mario Ferri ha conosciuto Lele Mora per motivi di lavoro, ma ben presto è nata un'amicizia. «Ci siamo incontrati in una discoteca e il nostro rapporto all'inizio era solo lavorativo - racconta -, ma poi siamo diventati amici, scrivendoci delle lettere quando entrambi eravamo in carcere. E' grazie a lui - prosegue Falco - se sono andato come ospite al Chiambretti Night, mi ha sempre indirizzato, sconsigliandomi anche di proseguire con le invasioni di campo».

07/12/2011 08:43