Eolico: Molise a rischio, in arrivo 5 mila pale eoliche. In Abruzzo invece…

Alessandro Biancardi

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pale eoliche

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MOLISE. Italia Nostra «violate le norme di tutela del paesaggio e della Costituzione, grave precedente per tutta l’Italia».

Per l'associazione il rischio che sta correndo oggi il Molise potrebbe essere solo un assaggio di ciò che accadrà in tutta Italia. Impianti che si moltiplicano a dismisura, senza limiti e senza preservare il paesaggio. Sono già amerse in maniera chiara in alcune inchieste penali in varie zone dello stivale come proprio quello dell'eolico sia un affare appetibile per le lobbies affaristiche e malavita organizzata per lucrare sui fondi pubblici. Anche in Abruzzo ci sono decine di richieste di installazione di impianti che attendono di essere evase.

Ma il vicino Molise è pronto ad essere conquistato. Lì, infatti, sono oltre 5mila le pale alte da 120 a 140 metri in appena 4.437 chilometri quadrati di territorio, in pratica 1 pala e mezza per ogni chilometro quadrato.

La seconda regione più piccola d’Italia dopo la Valle d’Aosta, da domani rischia di diventare la regione a più alta densità di pale eoliche.

E’ attesa infatti per venerdì 8 ottobre la sentenza del Consiglio di Stato, ad opera del consigliere Rosanna De Nictolis, chiamata a decidere sul ricorso presentato dalla Essebiesse Power, una delle società interessate agli impianti eolici nella regione, in particolare nelle zone di Sepino. La Essebiesse, ha già ottenuto dal Consiglio di Stato, con sentenza n. 1020/10 (sez. VI, estensore De Nictolis) l’annullamento della sentenza n. 115/2009 con la quale il TAR Molise, su ricorso di Italia Nostra, aveva annullato l’autorizzazione unica rilasciata alla società dal Commissario ad acta. Per impedire tale scempio, la Direzione regionale del Molise, con decreto dell’8 marzo 2010, ha sospeso l’inizio dei lavori, già autorizzati dal Commissario ad acta (che ha ritenuto che i pali eolici potessero ‘abbellire’ il panorama) e resuscitati dalla sentenza del Consiglio di Stato ed ha successivamente consentito l’avvio, da parte della Soprintendenza archeologica, con provvedimenti del 9 aprile 2010 e del 28 aprile 2010, dei procedimenti per la sottoposizione a tutela archeologica dell’area che dalla strada romana corre lungo il declivio della collina verso la città di Sepino. Questo territorio, in cui le testimonianze archeologiche ancora vivono in rapporto armonico con i campi che le circondano, rischia di scomparire sotto l’assalto dei signori del vento, i quali, per collocare i loro sedicenti ‘parchi eolici’, hanno preso di mira i crinali delle colline molisane, sui quali però sono presenti le testimonianze della civiltà sannita, pastorale e guerriera. Numerosiimpianti sono infatti previsti anche davanti a siti archeologici, storici e paesaggistici, tra i quali si sottolinea anche Pietrabbondante.

Nei due precedenti gradi di giudizio, il Consiglio di Stato ha accolto le richieste e le motivazioni della società adducendo l’inefficacia di tale vincolo sugli interventi in fase di realizzazione. L’avvio di un procedimento di vincolo, determina invece inequivocabilmente, per espressa previsione normativa del Codice dei beni Culturali e del Paesaggio, cui le previsioni del Testo Unico dell’Edilizia non possono in alcun modo derogare, l’operatività delle misure di salvaguardia su tutto il territorio preso in considerazione dalla proposta di vincolo, senza eccezione alcuna. Contraddicendo questa basilare norma giuridica, invece, se anche il terzo e ultimo grado previsto venerdì 8 andasse in quella direzione, la decisione potrebbe creare un grave precedente mettendo in discussione tutti i ricorsi in corso nel Molise, ma non solo.

«UN PRECEDENTE PER TUTTA ITALIA»

Questo creerebbe un precedente per tutto il Paese con effetti disastrosi non solo nel caso di permessi per gli impianti eolici o fotovoltaici, ma per tutti i tipi di concessioni (edilizie, urbanistiche e quelli più capaci di incidere sul territorio come le cave).

Dall’inizio di dicembre 2009 ad oggi presso le Soprintendenze che fanno capo alla Direzione regionale del Molise per i beni culturali e paesaggistici sono pervenuti 226 progetti riguardanti l’installazione di complessi di pale eoliche e di impianti fotovoltaici, per produrre energia sfruttando rispettivamente la forza del vento e la luce del sole: praticamente, quasi un progetto al giorno.

La questione “eolico selvaggio” in Molise finisce anche al Consiglio d'Europa. L’europarlamentare Aldo Patriciello ha presentato un’interrogazione in cui invita il consiglio con sede a Strasburgo, in Francia, a richiamare lo Stato italiano affinché obblighi la Regione Molise a rivedere la legge 22 del 2009 «che sta permettendo la devastazione dell'intero territorio, in modo da coniugare la preservazione delle bellezze ambientali con la presenza di fonti energetiche alternative e ad emanare una nuova normativa che recepisca i dettami delle convenzioni, con riserva di aprire una infrazione contro l'Italia in caso di persistenza delle violazioni».

Italia Nostra, appellandosi all’applicazione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, ribadisce la necessità di bloccare tali progetti che prevedono la realizzazione di impianti in alcuni dei luoghi simbolo del Molise, finora rimasti miracolosamente intatti: le alte valli del Tammaro (ove sorge Saepinum) e del Tappino, nell’alto Molise (la terra dei Sanniti Pentri), la piana di Venafro, il centro religioso delle genti sannitiche (Pietrabbondante). L’orientamento giurisprudenziale che si è manifestato con le pronunce della Sezione VI n. 1020/10 e n. 3851/10, ribaltano l’orientamento tradizionale e consolidato, stabilendo, la preminenza degli interessi imprenditoriali tesi alla trasformazione urbanistico-edilizia del territorio, allorquando questa abbia già avuto inizio, rispetto alla tutela dei profili culturali e paesaggistici del territorio, negando dunque, la possibilità dell’Amministrazione, pure espressamente prevista da norme di legge (gli artt. 28 e 150 del Codice), di sospendere i lavori proprio per fini di salvaguardia paesaggistica. Se questo venisse confermato, determinerebbe l’avvento, anche nel delicato settore della tutela del paesaggio e del patrimonio storico ed artistico della Nazione, della ‘costituzione materiale’, tesa a favorire in ogni modo gli interessi e gli appetiti individuali ed egoistici, in primis quelli imprenditoriali, rispetto ai valori scritti in Costituzione.

LA SITUAZIONE ABRUZZESE

«Gli impianti eolici industriali», commenta il comitato Dinamismi di Castelguidone, provincia di Chieti, «non sono compatibili con le bellezze naturali dei nostri monti in quanto per la loro costruzione è necessario realizzare strade, aree di manovra e di stoccaggio di grandi dimensione, all’interno dei boschi e sui crinali dei monti».

Per la realizzazione della fondazione di sostegno di ogni aerogeneratore occorrono circa 800 metri cubi di calcestruzzo, pertanto, per la realizzazione di un parco eolico di 12 macchine sono necessari circa 10 mila metri cubi di calcestruzzo. A questo va aggiunto l’impatto acustico, quello visivo e la nocività per la fauna selvatica.

Il comitato Dinamismi invita la Regione Abruzzo a incentivare i piccoli impianti per la produzione di energia. «Si pensi a quanti milioni di metri quadri di tetti di capannoni industriali, di edifici pubblici e abitazioni civili potrebbero essere sfruttati per l’installazione di impianti fotovoltaici, con un impatto ambientale nullo. Si pensi alla moltitudine di aziende agricole presenti nella nostra Regione che potrebbero gestire piccoli impianti a biomasse. Quanta energia pulita si potrebbe produrre con un impatto ambientale pressoché nullo?»

Gl’impianti eolici presenti nei comuni di Schiavi d’Abruzzo, Castiglione Messer Marino, Roio del Sangro, Monteferrante, Montazzoli, Roccaspinalveti e Fraine (circa 200 aerogeneratori) si estendono, senza soluzione di continuità, da Schiavi di Abruzzo fino all’estremo Nord del territorio di Monte ferrante. Le torri eoliche sono tutte localizzate all’interno dell’IBA della Majella e lambiscono i SIC “Abeti Soprani-Monte Campo-Monte Castelbarone_Sorgenti del Verde”, “Abetina di Rosello e Cascate del Verde”, Abetina di Castigliane Messer Marino” e “Monti Frentani e Fiume Treste”.

Nell’area sono in fase di autorizzazione altri impianti eolici nei comuni di San Giovanni Lipioni, Celenza sul Trigno-Torrebruna, Castelguidone, Carpineto Sinello-Gulmi-Liscia, Atessa, Civitaluparella e Montelapiano. «L’impatto ambientale in un’ottica olistica è sicuramente inaccettabile sia per gli effetti sull’avifauna protetta», dicono ancora dal comitato, «sia per gli aspetti visivi, acustici e ambientali. Al riguardo si invitano gli uffici competenti della Regione Abruzzo a esaminare con maggior rigore gli studi di impatto ambientale che corredano i progetti. Non è accettabile che dei territori debbano pagare dei prezzi così alti anche per quanto concerne la qualità della vita dei residenti».

Il progetto eolico industriale presentato da Ipotenusa srl, che prevede la realizzazione di 10 aerogeneratori a 1 km da centro abitato di Castelguidone, è in stand by presso il VIA – Regione Abruzzo in quanto la società proponente non ha ancora risposto alle numerose osservazioni inviate da Associazioni, Comitati Cittadini ed Enti, che hanno evidenziato «superficialità negli studi effettuati e carenza di dati concreti».

07/10/2010 15.15