Concessioni demaniali marittime, per le imprese l’ora delle decisioni

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. I balneari si appellano alla Regione: «è ora di scendere in campo»

Un’azione congiunta dei parlamentari europei per aiutare le piccole imprese turistiche nella loro battaglia per il riconoscimento delle peculiarità dell’offerta italiana. Lo ha chiesto il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa, intervenendo nel pomeriggio di ieri, nella sala dei marmi della Provincia di Pescara, all’assemblea convocata dalle principali associazioni del mondo della balneazione - Assobalneari-Confindustria, Fiba-Confesercenti, Sib-Confcommercio e Fab-Cna - sul tema spinoso del rinnovo delle concessioni demaniali marittime. All’appello lanciato dalle quattro sigle (dal titolo "Balneari, ultima chiamata. Fuori dalla direttiva Bolkestein") hanno risposto decine di concessionari, in rappresentanza dei circa 600 balneari sparsi nei centri costieri della regione, che hanno gremito in ogni ordine di posti la sala.

Al termine dell’incontro, che ha visto numerosi interventi e la partecipazione di consiglieri regionali (Giuseppe Di Luca, Antonio Menna), parlamentari (Giovanni Legnini e Amedeo Ciccanti), sindaci, amministratori locali, è stato votato un ordine del giorno che verrà proposto all’attenzione della prossima seduta del consiglio regionale, in programma il 6 dicembre prossimo. Il testo impegna «il Presidente Chiodi e la Giunta regionale ad assumere tutte le necessarie iniziative, sia in sede di Conferenza Stato–Regioni che in forma autonoma, nei confronti del Governo e della Unione europea affinché sia ottenuta una deroga dall’Unione Europea, con l’esclusione dall’evidenza pubblica per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime; sia adottato ogni ulteriore provvedimento idoneo ad evitare la distruzione di un settore economico vitale per l’economia abruzzese e fondamentale per conservare ed accrescere la capacità di attrazione del turismo balneare; sia adottata una legge di riordino normativo in materia di concessioni demaniali marittime ad uso turistico–ricreativo che, anche tramite l’utilizzo dei principi contenuti nel “decreto sviluppo”, possa garantire il futuro alle attuali imprese turistico balneari. Scongiurando la messa all’asta e la liquidazione delle imprese balneari italiane ed abruzzesi». A Chiodi, ancora, le sigle del settore chiedono «di convocare urgentemente i parlamentari europei eletti nella IV Circoscrizione Italia Meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria ) affinché siano coinvolti in tutte le iniziative per ottenere la deroga dall’Unione Europea».

Secondo le associazione dei balneari che hanno promosso l’incontro, «gli stabilimenti balneari nella nostra Regione hanno raggiunto livelli di significatività economica paragonabile a quella di veri e propri distretti produttivi ed hanno forte rilevanza anche dal punto di vista occupazionale», come dimostra il calcolo sull’apporto dato all’occupazione: circa 3mila addetti diretti (i concessionari e i loro familiari), oltre ai circa 8mila dipendenti. Una realtà complessa, che secondo il documento approvato dai partecipanti all’assemblea pescarese costituisce un vero e proprio “caso”: piccole imprese, quasi sempre a gestione familiare, che hanno consentito «il consolidarsi di una identità culturale e di uno stile di accoglienza non anonimo ma personalizzato, dando vita a un modello italiano e abruzzese di balneazione, che è diventato un fondamentale punto di forza della nostra competitività nel mercato internazionale e nazionale delle vacanze».

03/12/2011 10:10