UdA, sì del CdA per nominare gli avvocati contro Napoleone

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Ieri il CdA della d’Annunzio, senza difficoltà, ha autorizzato il rettore a rivolgersi al “libero foro” (e non all’avvocatura dello Stato) per la difesa in giudizio contro i ricorsi dell’ex dg Marco Napoleone dopo il suo licenziamento in tronco.

Sono stati riconfermati come difensori Gioia Vaccari, Valerio Speziale e Pierluigi Tenaglia, già avvocati di Franco Cuccurullo nei precedenti scontri giudiziari, peraltro finora tutti vinti. A margine di questo che era il punto più importante all’odg, il rettore ha comunicato anche l’esito del colloquio per gli aspiranti direttori amministrativi: la terna da cui sceglierà il designato è formata da Giovanni Cucullo, Filippo Del Vecchio ed Enrico Mordenti. Ma il pezzo forte del CdA di ieri, come detto, è stato il ricorso di Napoleone letto e commentato pagina per pagina durante la riunione e che forse non era stato consegnato ai consiglieri, come il precedente “parere Vaccari”.

Alla fine della lettura ai consiglieri è stata sottoposta una delibera di autorizzazione che è sembrata ricalcare pedissequamente la precedente delibera del licenziamento e di incarico agli stessi avvocati. Tanto che a qualcuno è venuto un dubbio: era proprio il caso di ricopiare la delibera del licenziamento, quella di fine settembre? Al termine del CdA, questa domanda sulla delibera-fotocopia ha messo in allarme più d’uno dei consiglieri: non tutti sono infatti docenti di diritto, al massimo c’è qualche docente di economia applicata, come il prof. Alessandro Sarra (dipartimento di Piergiorgio Landini e collaboratore del quotidiano il Centro). Ma la domanda è rimasta a mezz’aria, non si sa se per ingenuità, per timore non tanto inconscio di cadere in qualche trappola giuridica o per una strategia concordata per far ribadire “apertis verbis”, cioè in modo incontrovertibile, che il CdA non arretra di un millimetro rispetto al licenziamento dell’ex dg. Chi si è interrogato sul perché la delibera dovesse essere proprio la copia della precedente, è andato a rileggersi il punto all’odg: «Esame del ricorso del dott. Marco Napoleone con richiesta di sospensiva, notificato il 22 novembre 2011 avverso la delibera del Consiglio di Amministrazione del 26/9/2011, in quanto non approvativa dei contratti del 2006 e del 2009 e adozione delle determinazioni consequenziali».

 E’ stata proprio la frase «non approvativa dei contratti 2006 e 2009», associata alla lettura del ricorso di Napoleone, a mettere in allarme i più accorti.

 Infatti il senso delle argomentazioni sviluppate dai legali dell’ex dg è chiedere al giudice amministrativo di intervenire sulla conclusione della procedura contrattuale, che non c’è stata secondo il parere dell’avvocato Vaccari, perché è mancata l’approvazione finale del contratto sottoscritto tra rettore e direttore generale. E quindi: contratto non approvato uguale contratto inesistente, nullo, inefficace e perciò è possibile l’interruzione di un contratto di fatto con il licenziamento in tronco. Ma se la procedura – dice il ricorso di Napoleone al Tar - non si è conclusa per l’inadempimento del rettore, a cui spettava convocare il CdA per l’approvazione del contratto, gli avvocati chiedono al giudice di far completare questa procedura anche con un commissario ad acta. E non chiedono nemmeno di farla chiudere con un si, «come sarebbe più logico - dice il ricorso - visto il parere preventivo del CdA che non può essere spacciato per una bocciatura del contratto».

 Agli avvocati di Napoleone basterebbe anche un no, perché questo darebbe lo spunto per una serie di risarcimenti milionari. Significherebbe infatti che il contratto c’era e che il rapporto non era solo di fatto. Quindi addio recupero di somme riscosse indebitamente dal direttore generale che ha esercitato quella funzione non abusivamente. E allora la  trappola giuridica quale potrebbe essere? Quella che gli avvocati di Cuccurullo hanno fatto già balenare. Secondo la loro valutazione, l’ultimo ricorso di Napoleone è stato inoltrato solo a fini risarcitori e per non restituire le somme percepite al di là del limite fissato dal Ministero. In questa interpretazione la procedura contrattuale si è conclusa con il no del 26 settembre «in quanto non approvativo dei contratti 2006 e 2009», come formulato dal CdA quando su richiesta del rettore ha accolto il parere dell’avvocato Vaccari ed ha licenziato Napoleone. Ripetere perciò oggi il dispositivo di quella delibera significa di fatto che il CdA ribadisce il no per la seconda volta e non se ne parli più. Altro che nomina dei legali. A ben rileggere il punto all’odg, si chiedeva solo l’adozione «dei provvedimenti consequenziali» al ricorso, cioè l’opposizione e magari la nomina dei legali. Non era previsto di ripetere la procedura per negare l’approvazione del contratto. Al contrario, di fatto e senza volerlo, i consiglieri sono stati portati a  completare ancora una volta la procedura contrattuale. Sulla validità e sull’efficacia di questa “conclusione” deciderà il Tar, ma intanto gli avvocati di Napoleone ringraziano.

 

Sebastiano Calella  01/12/2011 09:56