Acqua, dopo i referendum non è cambiato nulla. Diffida dei comitati al commissario Caputi

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il Comitato per l'acqua pubblica abruzzese diffida il commissario straordinario Caputi per l'applicazione immediata del referendum sulle tariffe.

«Applicare immediatamente il risultato referendario»: è questa, in sintesi, la richiesta contenuta nella dettagliata diffida inviata nei giorni scorsi al commissario straordinario per il Servizio Idrico Integrato Pierluigi Caputi e ai quattro presidenti provinciali. A luglio scorso la Corte di Cassazione ha ufficializzato i risultati dei due referendum per l'acqua pubblica. Il primo riguardava la privatizzazione forzata delle società di gestione, che ora devono rimanere pubbliche. Con il secondo quesito, invece, i cittadini, abolendo la quota della tariffa relativa alla “remunerazione del capitale investito” hanno sancito che non vi deve essere profitto sull'acqua.

Il Comitato referendario già il 25 agosto scorso aveva inviato al commissario regionale per la gestione del Servizio idrico, all’assessore regionale ai Lavori Pubblici ed ai quattro presidenti di Provincia in qualità di coordinatori delle 4 Assemblee dei sindaci, una lettera affinché si procedesse all’eliminazione della voce “remunerazione del capitale investito” dalla tariffa del servizio idrico integrato, così come espresso da quasi 600.000 abruzzesi il 12 e 13 giugno. Il Comitato in questo modo ha voluto iniziare ad interloquire in maniera collaborativa con gli enti interessati. «E’ veramente incredibile», commenta Renato Di Nicola, del Comitato Referendario abruzzese, «che a quattro mesi dall'ufficializzazione del risultato referendario non si dia seguito a quanto deciso dalla volontà popolare. Ad oggi, infatti, nessuna risposta è stata data da parte del commissario – se non una risposta generica da parte del presidente della Provincia di Chieti - nè dei rappresentanti di qualunque altro ente né sono stati presi provvedimenti adeguati. Il Comitato quindi ha deciso di diffidare Commissario e Presidenti delle Province competenti a provvedere immediatamente ad adeguare la tariffa del S.I.I. al fine di renderla coerente con l'esito referendario, eliminando dalla tariffa stessa la remunerazione del capitale. A tale iniziativa dovranno dare piena pubblicità attraverso comunicati stampa, pagine web affinché tutti siano ben consapevoli di cosa pagano nelle bollette. Qualora persista questa inerzia o, peggio, la volontà di non rispettare le scelte del popolo italiano ed abruzzese, il Comitato procederà a denunciare alla magistratura ordinaria e contabile tale situazione per verificare se esistono comportamenti contrari alle norme. E' veramente deprimente», continua Di Nicola, «quanto sta accadendo, se si pensa che a Napoli, a seguito del referendum, De Magistris ha riformato profondamente il sistema idrico, trasformando la società di gestione da SPA a Consorzio pubblico, ente di diritto pubblico e non privato chiamato ABC – Acqua Bene Comune, garantendo la partecipazione dei cittadini alle scelte su questo bene comune. Questa è la strada che i cittadini hanno indicato a politici, amministratori e funzionari come il Commissario Caputi che, volenti o nolenti, si dovranno adeguare».

Intanto la mobilitazione popolare continua senza sosta in Abruzzo e in Italia. Infatti il 26 novembre il popolo dell'acqua scenderà in piazza a Roma per riaffermare l'uscita dell'acqua dalle logiche di mercato, per la sua affermazione come bene comune e diritto umano universale e per una gestione pubblica e trasparente del servizio idrico.

 21/11/2011 13:33