Sotto torchio i principali sospettati dell’omicidio di Manuela Di Cesare

Alessandro Biancardi

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Sotto torchio i principali sospettati dell’omicidio di Manuela Di Cesare
PESCARA. Sono stati sotto torchio più volte e per molte ore i sospettati dell'omicidio di Manuela Di Cesare, la trans uccisa nel suo appartamento pescarese due settimane fa. Non hanno confessato ma vengono tenuti sotto controllo dalla polizia. Per loro non sono scattate misure restrittive, e sarà la prova del Dna a scagionarli o a condurli in carcere.
Da quanto si apprende dalla questura gli inquirenti sarebbero convinti della loro colpevolezza da molto tempo e questa mattina il comandante della squadra mobile Nicola Zupo ha ribadito che «le idee sono chiare».
Manca solo la prova del nove che potrebbe definitivamente aprire le porte del carcere ai responsabili dell'efferato omicidio.
Già, perchè in queste ore sembra ormai certo che ad agire non sia stata solo un'unica mano assassina o che almeno l'omicida non fosse solo con Manuela quel giorno nell'appartamento della zona dei Colli.
Avrebbero agito insieme, poi tentato di nascondere le tracce di sangue.
Magari chi ha ucciso non è la stessa persona che ha aperto i rubinetti del gas per cercare di cancellare tutte le prove e far saltare il palazzo in aria.
Una divisione dei compiti che solo i veri responsabili potrebbero chiarire. Nonostante il tentativo di mettere a segno il delitto perfetto e cancellare ogni indizio, portando via dall'abitazione anche cellulari e pc della vittima, sarebbero state numerose le tracce ritrovate poi dalla scientifica e dal nucleo dell'Ert.
Non nel lavandino come pure si era scritto ma «sulla scena del delitto».
La risposta delle analisi si avrà solo tra una decina di giorni e quello potrebbe essere il giorno decisivo.
Nel caso in cui la comparazione del Dna delle tracce e di quello dei sospettati coincidesse il caso sarebbe risolto.
In caso contrario gli inquirenti potrebbero non avere altre piste per risalire ai veri responsabili e il delitto potrebbe restare impunito.
Si tratterebbe di persone non abruzzesi, venute da fuori, da una delle regioni limitrofe dove Manuela pure prestava servizio.
Quello che è certo è che nessuna delle persone finora ascoltate ha deciso di collaborare con la polizia e di svelare il fitto mistero.
Forse perché non c'entrano, forse sì.
Tempo dieci giorni e un dato certo ci sarà di sicuro.

04/05/2007 16.51