A passeggio per San Franco, il cuore di Francavilla tra arte e abbandono

Alessandro Biancardi

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A passeggio per San Franco, il cuore di Francavilla tra arte e abbandono
FRANCAVILLA AL MARE. E’ il nucleo originario di Francavilla al Mare, rappresenta la sua parte storica. Un quartiere raccolto, compatto, situato leggermente in altura, quasi al centro degli otto chilometri che costituiscono la lunghezza del territorio di Francavilla. Ci siamo aggirati nel quartiere che oggi appare stanco, abbandonato, silenzioso, ma allo stesso tempo rimane la vera anima storica della città di Francavilla. IL RACCONTO FOTOGRAFICO LA PROCESSIONE DEL VENERDI' SANTO

Quattordici torri e tre Porte: Ripa e San Franco davano verso la campagna, Porta della Marina, invece, verso il mare. Questo rappresentava il primo nucleo
abitativo di Francavilla, che fu creato su una prominenza in collina da una comunità di pescatori e contadini liberi da vincoli feudali.
«Il nome ‘Francavilla' – dice Pietro Montebello, abitante della zona – deriva proprio dall'espressione ‘Villa franca', poiché nel nostro territorio non era previsto il pagamento obbligatorio del pedaggio».
Muovendoci all'interno del quartiere, nella sua parte più antica, ci sorprende un silenzio irreale, che avvolge i resti medievali delle antiche mura della città.
Oggi queste macerie sono ricoperte da una vegetazione incolta: arbusti, piante, alberi quasi nascondono ciò che rimane della “vecchia Francavilla”. Pietro Montebello ci mostra l'ex carcere del quartiere, una costruzione in pietre e mattoni antichi, in parte celata dagli imponenti tronchi che la circondano.
«Circa trent'anni fa», ricorda, «il carcere è stato ristrutturato, anche perché dopo la Seconda Guerra Mondiale era diventato un rifugio per gli sfollati».
Ma ora le cose sono cambiate.
«Adesso l'ex carcere funge da museo durante l'estate – continua Montebello – mentre d'inverno è un circolo culturale, sede di feste, giochi e manifestazioni».
Proprio di fronte all'ex prigione notiamo alcune casette popolari: finestre rotte, serrande verdi fatiscenti, ammasso di detriti (mattoni, calcinacci, ghiaia) situato proprio vicino agli usci delle case. «Lasciamo perdere, anche perché se parlassi…», è questa l'unica frase che si lascia scappare Anna Varrasso, anziana residente di una di queste piccole abitazioni, e considerata dagli altri abitanti una grande conoscitrice delle “dinamiche” più sottese di Francavilla e di San Franco.
L'incuria e lo stato di abbandono di queste vie lascia intendere una sorta di indifferenza (probabilmente di natura politica) nei confronti del quartiere, e solo nelle “grandi occasioni” c'è la possibilità, per i residenti, di vedere le “loro” strade piene di gente.
«In occasione dei Sepolcri – ci dice Giordano Evangelista, un
ragazzo che abita nella zona – noi giovani spesso ci rechiamo a San Franco, tramite una scorciatoia, per vedere la processione dall'alto, attraverso l'Arco che consente l'accesso alla Chiesa di San Rocco».
Ci facciamo mostrare il pertugio, e non possiamo fare a meno di notare la pericolosità del piccolo sentiero, irto e stretto, senza protezione alcuna nello sporgersi per osservare la processione.


SAN FRANCO, CULLA DELL'ARTE BAROCCA

Camminando lungo la discesa che porta alla Chiesa di San Franco, fulcro religioso e culturale di Francavilla intera, incontriamo un personaggio assai noto del quartiere, Vittorio Simoncini. Grande pittore e sagrestano della Chiesa per più di trent'anni, Simoncini ci accompagna all'interno della Cattedrale, per mostrarci le bellezze che essa conserva.
«L'opera forse più alta, artisticamente parlando, della Chiesa è la ‘Via Crucis', - ci dice – la cui raffigurazione esterna è opera di Volpe, mentre le relative sculture situate dentro la Chiesa, sulla parete destra, sono state realizzate in legno da Andrea Cascella».
Oltre al piano rialzato sul quale domina il vecchio grande organo a canne, la parte più suggestiva della Cattedrale sembra essere l'atrio destro situato all'interno, dove spiccano statue raffiguranti le massime entità religiose.
«Queste sculture risalgono al 1600 circa – ci illustra Simoncini – in particolare ve ne sono alcune realizzate in ceramica da Pietro Cascella».
Gli occhi dell'anziano sagrestano si illuminano di orgoglio quando ci ricorda che proprio un artista locale, Cesare De Marco, ha realizzato diverse strutture in ferro nella città, in particolare gli infissi per finestre nelle abitazioni di San Franco. Piuttosto misteriosa appare invece la sorte del cosiddetto “tesoro di San Franco”.
«Questo Ostensorio, opera di Nicola Bellocci, - racconta Simoncini – risale al 1413, ma da molto tempo risulta svanito nel nulla, per noi cittadini rimane un mistero, e forse solo le forze dell'ordine sanno dov'è custodito».


LUCI E OMBRE NEL QUARTIERE STORICO DI FRANCAVILLA

Un gruppo di casette situate su un'altura, antichi resti medievali abbandonati al loro destino, tanto “verde” a circondare la zona, ma poca attenzione verso questa natura. San Franco si presenta più come luogo “di campagna” che non di città, passeggiando per le sue vie il silenzio è rotto solo dal rumore del vento e degli uccelli, che “abitano” l'antico borgo medievale. Ma l'immagine più ‘suggestiva' (quanto raccapricciante) che si offre ai nostri occhi è una volpe morta penzolante da un balcone, a sua volta ricoperto da un telo nero che ostruisce la visuale dell'interno.
«E' opera di un signore molto conosciuto, – ci rassicura Pietro Montebello, davanti alla scena ‘da film horror', – un personaggio assai singolare, tanto che qualche mese fa dicono si sia portato in casa un puma, e c'è voluto l'intervento dei carabinieri…».
Appare così San Franco, un quartiere dalle mille stranezze, dalle tante sfaccettature, ma soprattutto una zona che non riceve attenzione perché considerata autonoma e autosufficiente.
«In questo quartiere non c'è alcuna attività ricreativa – ci confessa Enrico Paolini, residente nei pressi di San Franco – purtroppo la mentalità delle amministrazioni sembra essersi fermata a quarant'anni fa».
Nessuna insegna stradale, nessun operaio, nessun vigile nel quartiere.
«Quella che rappresenta, forse, la parte più importante di Francavilla risulta di fatto la meno tutelata», afferma con certezza Rocco Angelucci, ‘veterano' del quartiere.




Un disinteresse politico che spesso sfocia in facile ironia, secondo le parole di Paolini: «Il Comune di Francavilla spesso sottolinea come il Paese Alto (ovvero San Franco) si autogestisca, come se non avesse bisogno di seri interventi di ristrutturazione».
E tutto perché negli spazi esterni tra le case sono stati realizzati alcuni piccoli giardini, con tanto di panchine per sedersi.
«Ma abbiamo fatto tutto noi residenti – ci illumina Paolini – nessuno ci ha dato una sostegno».
E quando gli chiediamo quale sia il consueto ‘luogo di ritrovo' per i più anziani, la risposta che riceviamo è emblematica: «Non esiste».
Nessun bar, nessun circolo (quello dell'ex carcere funziona saltuariamente), l'unica postazione utile è lo splendido belvedere, adiacente alla Chiesa di San Franco, dove i più anziani possono sedere sulle poche panchine presenti, godendosi l'aria buona e il bel panorama di Pescara e Francavilla. Una magra consolazione in un quartiere abbandonato che meriterebbe di essere valorizzato.

Marco Taglieri (foto Simone Cerio)
27/04/2007 8.23