Trans uccisa: massacrata dopo notte di sesso. Si cercano i cellulari

Alessandro Biancardi

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Trans uccisa: massacrata dopo notte di sesso. Si cercano i cellulari
AGGIORNAMENTO (13.50)PESCARA. "Eccomi di nuovo on line. Non dimenticatemi. Un sorriso, vostra Manu".E' ancora scritto così in cima al sito internet di Manuela Di Cesare, il transessuale di 37 anni ucciso nella sua abitazione sabato notte.Un omicidio violento che ha scosso il mondo dei trans di Pescara e d'Abruzzo, per una morte improvvisa e tremenda che vede come protagonista una delle "regine" transgender, organizzatrice (tra le sue tante attività) anche di Miss Trans Abruzzo 2007.
Il suo corpo è stato ritrovato domenica, dai vigili del fuoco che hanno buttato giù la porta di casa, al primo piano di una palazzina di cinque.
I vicini erano stati allertati dalla puzza di gas che arrivava dall'appartamento. Si è pensato subito ad un guasto, o magari anche ad un gesto estremo.
Quando la porta è stata buttata a terra la macabra scoperta: Manuela era nuda, riversa sul divano. La testa fracassata non si sa ancora da quanti colpi, la faccia coperta da un cuscino.
Non c'era più niente, ormai, di quel sorriso dagli occhi un po' spenti e malinconici che si vedono ancora sul suo sito internet.
Una “escort dolce e raffinata", così si definiva nei suoi annunci per reclutare i clienti.
Era
riuscita a trovare un suo equilibrio probabilmente da quando aveva ottenuto il cambio di identità e si era lasciata alle spalle anche il vecchio nome, Marco, e adottato quello di Manuela, Manu per gli amici. Era orgogliosa di essere un "ex uomo, ora femmina completa", lo precisava a caratteri cubitali nelle sue pagine internet. Ma la sua vita non era cambiata e attraverso il web si raccontava e soprattutto riceveva contatti da tutta la regione.
"Ti aspetto tutti i giorni per momenti, di poesia".
E poi ancora: "ideale per cene di lavoro e viaggi, feste varie. Servizio di escort top class".
Bastava un preavviso di 24 ore ed era lei ad arrivare da chi la chiamava, in tutto Abruzzo e centro Italia per "trasformare in realtà ogni tuo sogno".
La polizia sta cercando di capire chi possa averla uccisa, e si parla di "omicidio d'impeto".
Forse una rissa scattata all'improvviso con qualche amico, un amante o con il cliente di turno.
Sono molti ancora gli aspetti da chiarire: il movente, perché arrivare ad uccidere in modo così cruento?
E poi l'arma del delitto che pare non sia stata trovata e quegli oggetti che non si trovano: telefonini e computer portatile che probabilmente utilizzava per pubblicare i suoi pensieri e le sue immagini sul web.
Chi può aver avuto interessa a portarlo via?
Un ladro, magari scoperto dalla vittima e per questo assassinata?
Ma perchè Manuela era nuda?
L'ipotesi non regge, anche perchè dagli indizi rinvenuti sul luogo del delitto sembra certo che la trans conoscesse il suo assassino.
Prima dell'omicidio, infatti, in casa sarebbe stato preparato un caffè per due e Manuela avrebbe consumato anche un rapporto sessuale.
Portare via i cellulari significa rendere più difficile l'identificazione degli ultimi clienti e quindi dell'assassino?
Ma sul portatile cosa c'era di così compromettente? Forse le foto che ritraevano qualcuno che non poteva permettersi la leggerezza di essere accostato ad un trans?
Nelle prossime ore potrebbero essere ascoltati i frequentatori della vittima e sarà utile sfogliare l'agenda ritrovata in casa in cui erano annotati con precisione appuntamenti e tariffe di prestazioni sessuali.
E chissà se anche l'appuntamento con la morte era stato segnato nella pagina di sabato 21 aprile.
Non c'è traccia, invece, dell'arma usata dall'assassino.
Le indagini vanno avanti, coordinate dal pubblico ministero Aldo Aceto che in queste ore disporrà l'autopsia.

Alessandra Lotti

23/04/2007 8.42

DA PROVENZA A PESCARA, ARRIVA IL NUCLEO DELL'ERT

Potrebbe essere un pool di investigatori composto da sei esperti dell'Ert (Esperti ricerca tracce) della Polizia di Stato a risolvere il giallo dell'assassinio della prostituta pescarese. E' quanto ha spiegato questa mattina il capo della squadra mobile di Pescara Nicola Zupo che ha specificato che la richiesta è stata formalmente avanzata. Sembra che non ci siano motivi di ritenere che arrivi un no.

La squadra dell'Ert è specializzata, grazie a mezzi tecnici che non possiede nemmeno la tradizionale polizia scientifica, nell' «esaltare le impronti latenti», e quindi a trovare anche quelle minime tracce che solitamente vengono trascurate dagli investigatori.
Sono stati proprio questi esperti ad entrare nella masseria di Corleone, un anno fa, dopo che Provenzano venne condotto in carcere. A loro il compito di indagare in ogni anfratto dell'abitazione del boss, per ricostruire dettagliatamente i lunghi anni di latitanza.
Tornando al giallo di Pescara, anche se gli investigatori non forniscono molti dettagli, pare sia già chiara la pista da seguire. «Abbiamo ascoltato nelle ultime ventiquattrore una decina di persone», conferma Zupo. Impossibile sapere se si tratti di conoscenti, amici, clienti o parenti. Sono state effettuate anche altrettante perquisizioni e sarebbero stati operati sequestri a carico degli indiziati.
Ed è sempre il capo della squadra mobile che parla di una «vicenda dagli aspetti inquietanti».
L'omicida, infatti, dopo aver ucciso Manuela «ha aperto totalmente il rubinetto del gas», conferma Zupo, «segno che voleva cancellare ogni traccia di quello che era avvenuto nell'appartamento».
Solo una finestra «semichiusa», l'olfatto dei vicini di casa e «la bravura del persona dei vigili del fuoco» hanno permesso che l'intera palazzina non saltasse in aria.
Ma l'omicida, dovrà rispondere, oltre che della morte della trans anche di «strage», perché nonostante lo scoppio non ci sia stato il codice penale considera l'intento non riuscito grave quanto come quello avvenuto.

A.L.

22/4/2007 14.00