Ex Delverde, 11 richieste di rinvio a giudizio e nomi eccellenti

Alessandro Biancardi

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Ex Delverde, 11 richieste di rinvio a giudizio e nomi eccellenti
VASTO. Oltre 20 faldoni di carte. Una pila di documenti alta più di 2 metri e mezzo. Dentro verbali, bilanci, relazioni, numeri, fatture che ripercorrono la vita amministrativa della vecchia gestione del pastificio di Fara San Martino. E poi ancora le risultanze dei pedinamenti, delle audizioni, delle intercettazioni telefoniche. Una mole incredibile di documenti che traccia e delinea nei minimi particolari gli ultimi mesi della Delverde dichiarata fallita a febbraio 2005. Un lavoro enorme per una piccolissima procura come quella di Vasto, sotto pressione da mesi per i delicati risvolti che le indagini nascondono, per l'imminente nuovo bubbone che potrebbe scoppiare questa volta a pochi giorni dalle elezioni amministrative. TUTTO SUL FALLIMENTO DELLA VECCHIA DELVERDE -LA RICOSTRUZIONE DELLA FINE DAI VERBALI
Forse per la realtà tracciata nelle carte non basteranno metafore tipo "Bomba" o "Ciclone", questa volta potrebbe essere diverso.
Qualche "sorpresa" potrebbe arrivare dopo due anni di indagini e dopo quasi sei mesi di assoluto silenzio nei quali le bordate delle ricognizioni sul malaffare tra politica, finanza e sanità si è affievolito scivolando quasi nell'oblio.
Così sono quasi del tutto spariti dai giornali gli aggiornamenti delle tre grandi inchieste Fira, "Ciclone" a Montesilvano, e sulle cartolarizzazioni dei debiti della sanità.
Ormai l'assordante silenzio è rotto solo da fugaci intermezzi che annunciano la fine delle misure cautelari dei principali imputati (come succede oggi sui giornali), che tornano uomini "liberi" di circolare e di tornare alla vita di sempre.
Eppure potrebbe essere solo la quiete prima della tempesta.

In cima alla pila di faldoni le richieste di rinvio a giudizio del Pm, Anna Rita Mantini, che ha ricostruito legami, aderenze, illeciti, strategie e coperture del mondo politico.
Qualche settimana fa la fine delle indagini mentre, da circa tre settimane, le carte sono nell'ufficio del Gip che si starebbe dedicando interamente allo studio e alla valutazione delle richieste.
Una quindicina invece le persone a vario titolo tirate dentro l'inchiesta sul fallimento pilotato, dice la Procura di Vasto, perchè l'azienda "decotta" doveva finire a buon mercato nelle mani di qualcuno.
Gli sviluppi potrebbero essere imminenti (due settimane, forse tre), dunque molto vicini alle elezioni amministrative e se il giudice accetterà le richieste già vergate nero su bianco sono assicurate ripercussioni non di poco conto.
Sarebbero 11 le richieste (per le quali sarebbero richieste anche misure restrittive).
Solo pochi elementi trapelano dalla Procura nel mirino del mondo politico da mesi proprio perchè dal lavoro degli inquirenti potrebbero sorgere nuovi spunti e saltare fuori nuovi scenari delle connivenze tra il folto clan Masciarelli-Picciotti e il "livello politico", quello che finora è stato tenuto fuori dalle altre inchieste che hanno squassato la nostra regione dall'ottobre scorso.
Potrebbero esserci sviluppi clamorosi, dunque, e così dall'inchiesta madre (quella della ex Delverde, appunto, dalla quale sono poi scaturite quelle della Fira e della Cartolarizzazione) potrebbero venire fuori quei nomi "eccellenti" che sono rimasti a guardare per tutto questo tempo.
Si parla di una ventina di persone in tutto a vario titolo tirate dentro tra le quali di sicuro figura Giancarlo Masciarelli, che per una serie di ritardi e di combinazioni è potuto uscire dal carcere e tornare a casa a fare "il padre di famiglia".
Su di lui incombe però il forte rischio di dover abbandonare nuovamente la famiglia per la cella, sempre che il Gip accolga le richieste del pm. In ogni caso per lui pioveranno nuove accuse dalle quali si dovrà difendere nel prossimo processo.
Stessa situazione per Marco Picciotti, braccio destro di Masciarelli che durante la permanenza in cella è sembrato prendere le distanze ed, in qualche flebile caso, accusare lo stesso ex presidente della Fira. Ma niente di più. Nessuno di questi ha collaborato pienamente alle indagini ed ha mostrato un chiaro cambio di rotta.
I reati accertati a Vasto vanno da quelli societari, alla truffa, al falso.
Oltre le 11 richieste di rinvio a giudizio sono stati raccolti elementi per un'altra decina di persone che invece avrebbero tenuto "condotte allarmanti" pur non configurando di per sè un reato, condotte che la direbbero lunga sullo scenario preciso nel quale nascono le truffe.

Perchè la Delverde è fallita?
Quanti erano effettivamente i debiti accumulati?
Erano davvero inesigibili i debiti ricalcolati dagli uomini di fiducia voluti dalla Fira (e dunque da Masciarelli) arrivando a stilare perdite in bilancio di 32 milioni?
E come fece Masciarelli a trovarsi in maggioranza spodestando i vecchi soci del consiglio di amministrazione praticamente a costo zero?
La risposta si troverebbe in due società con sede in paradisi fiscali che sarebbero riconducibili direttamente a Masciarelli e Picciotti.
E poi c'è il capitolo della promessa di finanziamento (50 milioni) che sarebbe dovuto arrivare dal Ministero delle Attività produttive, via Fira, e che, invece, ha gettato solo fumo negli occhi dei vecchi amministratori.
La chiave di tutta l'inchiesta dovrebbe essere il famoso viaggio a Roma al quale parteciparono Masciarelli, l'ex assessore regionale Vito Domenici, Marco Picciotti, Pietro Falco Rotunno e Francesco Tamma -dell'allora gestione del pastificio-.
In quell'occasione vi fu un incontro nella sede del Ministero che però non portò mai i frutti sperati... oppure sì?
E poi quei legami tra cartolarizzazione e la fine della Delverde con intrecci insospettabili con la sanità locale.
Una inchiesta durata anni e che ha previsto l'audizione di numerosissime persone in qualità di testimoni ma che tra alcuni giorni potrebbero risvegliarsi, invece, imputati.
La parola ora passa al Gip.

19/4/2007 08.55