L’Aquila. Agente della Forestale, madre di sei figli, si spara in Caserma

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Uno sparo improvviso, che ha gettato scompiglio, dolore e angoscia negli uffici del comando del Corpo forestale dell'Aquila.
S. F., agente di 32 anni, madre di sei figli ha impugnato la sua pistola di servizio e ha fatto fuoco contro se stessa, nel suo ufficio, alla sua scrivania.
Drammatica la scoperta dei colleghi che l'hanno trovata riversa in una pozza di sangue quando ormai era troppo tardi.
La donna lavorava in quell'ufficio dove ha trovato la morte da appena un mese e da un anno era entrata a far parte del corpo forestale, di cui fa parte anche il marito. Nessuno sa ancora spiegarsi il motivo di un gesto tanto drammatico, consumato alla scrivania del proprio ufficio.
Qualcuno però a mezza bocca solo ora ricollega piccoli indizi, frasi, uno sguardo che forse richiedevano aiuto, dovevano aprire uno scenario a quei colleghi che le stavano ogni giorno gomito a gomito.
Invece nessuno ha potuto fermare quel gesto disperato, nessuno ha saputo capire il dramma nel quale la giovane madre viveva forse da mesi.
C'è dolore negli uffici dell'Aquila ed è difficile parlare ora. A poche ore dal gesto. L'episodio però ha subito allarmato il sindacato autonomo, Sapaf, che ha denunciato una carenza di psicologi.
«Troppi suicidi tra le forze di polizia, servono psicologi», ha dichiarato all'Ansa il Sapaf (Sindacato autonomo della polizia forestale e ambientale) nella persona del segretario generale, Marco Moroni, «l'episodio di oggi porta ancora una volta alla ribalta il problema del crescente numero di suicidi avvenuti negli ultimi anni fra gli appartenenti alle forze di polizia e anche nel Corpo forestale dello Stato, la percentuale raggiunge livelli allarmanti: una preoccupazione che riguarda tutte le articolazioni e i componenti dell'Amministrazione».
«Il Sapaf - prosegue Moroni - ritiene doveroso oltre che necessario affrontare concretamente questa problematica e riteniamo che la nostra amministrazione debba favorire ogni possibile processo interno affinché il personale in stato di bisogno possa contare su attenzioni vere e un sostegno psicologico adeguato. Chiediamo quindi l'istituzione tra i nostri ruoli direttivi di un vero e proprio profilo psicologico, come avviene anche per le altre forze di polizia».

18/04/2007 18.44