Operazione Ospedaletto: imprenditori pronti ad abbatterlo per costruire uffici

Alessandro Biancardi

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Operazione Ospedaletto: imprenditori pronti ad abbatterlo per costruire uffici
PESCARA. Una cordata di imprenditori pronti a radere al suolo l'Ospedaletto per costruire… nuovi sfavillanti palazzoni. Già da mesi nelle stanze di Arta e Asl si discute e si contratta per decidere il da fare: obiettivo l'immobile ancora di proprietà della Asl di Pescara dove ha sede anche l'Agenzia regionale dell'Ambiente. Si tratta del civico 51 di viale Marconi, quello che versa in un pericoloso stato di abbandono e degrado.   IL NOSTRO REPORTAGE ALL'INTERNO DEL DEGRADO  IL RACCONTO FOTOGRAFICO
E proprio il degrado, probabilmente, potrebbe essere stato la molla che ha fatto scattare l'interesse di alcuni imprenditori che sarebbero interessati a rilevare lo storico palazzo per toglierlo di mezzo e sostituirlo con appartamenti ed uffici nuovi di zecca.
Qualcuno invece sostiene che il degrado, addirittura, sarebbe stato «realizzato ad arte» per «creare i presupposti» e che l'incuria in cui versa lo stabile non sarebbe una mera coincidenza. Si tratterebbe di accordi di massima e sembrerebbe che al momento non vi siano documenti ufficiali ma le trattative continuano.
La certezza è che una lettera dell'Arta indirizzata alla Asl chiarisce che la stessa agenzia dell'ambiente non è più interessata ai lavori di ristrutturazione (di competenza dell'attuale proprietario, la Asl appunto) ma preferisce la cessione immediata del palazzo così come si trova. Certo una bella stranezza vista la fatiscenza.
Sta di fatto che l'immobile non è mai passato nel patrimonio dell'Arta ed è dunque rimasto alla Asl che tuttavia aveva l'obbligo di ristrutturarlo, cosa evidentemente non avvenuta, nonostante vi fossero 700 milioni di vecchie lire già stanziati per l'operazione.
Ma andiamo con ordine e facciamo un passo indietro.
Intorno alla fine degli anni 90, quando doveva essere costituita l'Arta (con il trasferimento di cose e persone dai Presidi Multizonali di Igiene e Prevenzione della USL, i cosiddetti PMIP) esisteva di sicuro un finanziamento per il rifacimento di tutti gli immobili di circa 7 miliardi di lire.
Lo scopo era rifare facciate, terrazzi, infissi, balconi: insomma, tutti lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria esterni.
Sull'edificio di viale Marconi 51 si fece, dopo un po', un altro pensiero: siccome la situazione era critica anche all'interno dell'immobile, si decise che circa 700 milioni di quei 7
miliardi dovevano essere usati per la ristrutturazione quantomeno della parte interna.
Intorno al 2000 la cifra poteva ancora bastare, la situazione era molto meno critica di quella che si presenta ora ma si preferì rimandare.
Nel frattempo quell'immobile era stato destinato all'Arta e doveva essere ceduto.
Ma cedere all'Arta quasi tutto l'immobile (tutto tranne i locali destinati alla medicina del lavoro, che sarebbero restati di proprietà della Asl in quanto tale competenza non era stata trasferita alla costituenda Agenzia) voleva dire perdere la quota parte di finanziamento destinata al palazzo, perché il fondo destinato alla ristrutturazione non poteva essere trasferito.
Potrebbe essere allora questa la ragione per cui l'immobile non fu mai trasferito e si trovò l'escamotage di effettuare prima i lavori e poi…
Eppure i lavori non sono mai stati eseguiti nonostante l'ufficio tecnico della Asl abbia più volte sollecitato i lavori già finanziati.
Con una progettazione interna ci sarebbe stato un notevole risparmio e i soldi stanziati sarebbero andati in gran parte in lavori e opere mentre un discorso diverso si sarebbe dovuto fare in presenza di una progettazione affidata a progettisti esterni.
Ma pare che, ad oggi, quei finanziamenti siano ancora in piedi (cioè utilizzabili) anzi addirittura rivalutati in 600mila euro.
Ancora una volta è giunta fino ad alcuni mesi fa la sollecitazione dell'ufficio tecnico Asl ma dalla direzione aziendale nessuna risposta.
E' con viva sorpresa, quindi, che all'Ufficio Tecnico della Asl hanno accolto la lettera dell'Arta che informava che l'Agenzia non era più interessata a tale operazione, ma sarebbe interessata, invece, ad avere la cessione di tutto il palazzo (stavolta tutto, compresi i locali della medicina del lavoro) così come si trova.
Per farci cosa?
E' qui che entrerebbero in gioco gli imprenditori, una cordata, di nomi noti, sempre gli stessi, che avrebbero già avuto alcuni abboccamenti con la direzione dell'Arta.
Con un accordo di programma, magari, si potrebbero cavalcare le norme urbanistiche, una buona parola, una variante e magari il gioco potrebbe essere fatto.
Eppure si sta parlando di un palazzetto storico di Pescara, di sicura rilevanza architettonica, in una posizione più che strategica che farebbe schizzare alle stelle i prezzi dei futuri e probabili uffici-appartamenti nuovi di zecca.
Cosa succederà ora?
Difficile dirlo.
Un commento però alla Asl l'hanno fatto: «Vu sete matte» hanno risposto, ovviamente per le vie brevi ed informali, alla lettera dell'Arta a sottolineare come in realtà questo nuovo scenario sia non privo di ombre.

17/04/2007 8.12