«Fermiamo la cava di Lettomanoppello»

Alessandro Biancardi

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«Fermiamo la cava di Lettomanoppello»
LETTOMANOPPELLO. Dopo le proteste del dicembre scorso e le richieste inascoltate il comitato spontaneo dei cittadini torna a protestare. E le critiche più aspre sono riservate al concittadino Luciano D'Alfonso: «ci ha preso in giro. Ci aveva assicurato che avremmo trovato insieme una soluzione». L'ALLARME CAVA DEI MESI SCORSI
E' nata a Lettomanoppello nei mesi scorsi "La Ghiandaia", l' associazione culturale e ambientalista «per la difesa e la salvaguardia dell'ambiente naturale e culturale della Majella. L'organismo è stato costituito dai promotori del comitato contro il progetto della cava in località Collerotondo e dopo la manifestazione di dicembre l'associazione ha accolto la richiesta pervenuta, sia dagli amministratori locali che dal compaesano sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, «che ci chiedeva di fermarci, riflettere e vedere se si poteva trovare una soluzione al problema».
«Abbiamo provato a risolvere il problema della cava per le vie brevi cercando di evitare scontri personali e politici», dichiarano i portavoce. «Dopo vari incontri siamo arrivati alla formulazione di una proposta, ritenuta da molti, proponibile».
In sintesi si trattava di modificare radicalmente il raccordo stradale previsto in progetto ( una strada dalle dimensioni di circa 100 metri con una profondità media di 40 metri, per un ammontare estrattivo di circa un milione e settecento mila metri cubi) con una strada panoramica e di superficie (di 8-10 metri), riducendo l'enorme impatto ambientale.
Dopo questa proposta, la trattativa si è interrotta ed il silenzio è diventato un problema.

«D'ALFONSO CI HA PRESO IN GIRO»

E la rabbia dei cittadini si scaglia contro il loro compaesano, Luciano D'Alfonso, sindaco di Pescara. «Dopo averci convocato per capire cosa si stesse muovendo a Lettomanoppello, si disse d'accordo con noi che le dimensioni del progetto per il raccordo stradale "erano effettivamente esagerate", aggiungendo che se la nostra richiesta era quella di trovare una ragionevole soluzione a quell'errore " l'avremmo cercata insieme ". Sono passati tre mesi, una nuova macchina "trita-montagna" è in funzione nella cava e la promessa di aprire un tavolo di lavoro non è stata mantenuta».
«Ora non possiamo più aspettare», hanno annunciato i cittadini, «ci siamo stancati e torneremo alla disobbedienza civile. L'associazione lavorerà nel trovare le ragioni tecniche-giuridiche, ambientali, sociali ed economici e dimostrare alla comunità locale e regionale l'assurdità dell'attività estrattiva della nuova miniera. Con esso denunceremo, come abbiamo già fatto "l'inadeguatezza" politica e culturale dell'amministrazione comunale che ha svenduto un bene di tutti al privato»..
02/04/2007 14.55