La holding dell'estorsione con sede a Vasto per colpire anche il Nord Italia

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

4057

AGGIORNAMENTO (13.15)
VASTO. Una operazione dei carabinieri di Vasto è in corso da stamane.
Sono ancora pochi i dettagli trapelati.
Di sicuro si sa che sono state arrestate 8 persone, tra cui alcuni imprenditori.
L'operazione denominata 'Histonium', dal nome latino della città adriatica, ha portato i militari a compiere perquisizioni e notificare ordini di cattura a Vasto, Napoli, Lecco, Como, Sondalo e Tirano (Sondrio), Peschiera del Garda (Verona) e San Giovanni in Persiceto (Bologna).
L'inchiesta condotta dal sostituto procuratore della repubblica di Vasto, Anna Rita Mantini, era partita nel febbraio del 2006 dopo l'attentato dinamitardo contro la sede della Sapi, azienda vastese impegnata nel campo delle pulizie e dello smaltimento dei rifiuti.
Le indagini hanno coinvolto una ventina di persone. L'accusa per gli otto arrestati è di estorsione, minacce, rapina, porto di esplosivi.
In tarda mattinata verranno resi noti altri dettagli.

02/04/2007 9.27

Tutto è cominciato nella sera del 13 febbraio 2006 quando ignoti malviventi misero a segno un attentato dinamitardo utilizzando un ordigno artigianale confezionato con un'elevata quantità di tritolo. L'obiettivo dell'attentato e dell'intimidazione era certamente l'imprenditore edile di Vasto, Michele Iacobucci.
La bomba artigianale, infatti, era stata posizionata nei pressi della sua abitazione e la successiva deflagrazione, udita anche a distanza, causò per fortuna solo danni alla porta del garage ma avrebbe potuto di sicuro avere conseguenze peggiori e uccidere chiunque si fosse trovato nei pressi.
Non era la prima volta che l'imprenditore era il destinatario di messaggi del genere.
Simili avvertimenti erano giunti già a luglio e ad agosto 2005 quando vennero esplosi molti colpi di arma da fuoco in direzione della sua abitazione e quando venne messa a fuoco la sede legale della sua ditta.
In questo clima di intimidazioni e di paura sono iniziate le indagini dei carabinieri del nucleo provinciale di Vasto. L'imprenditore aveva ricevuto, nei giorni seguenti l'ultima bomba al tritolo, numerose richieste di denaro.
I carabinieri non hanno avuto vita facile nelle prime fasi delle indagini, poi attraverso alcune perlustrazioni, pedinamenti, intercettazioni sono riusciti a risalire ad una serie di personaggi che gravitavano intorno alla nostra regione ma che avevano forti legami con sodalizi criminali e organizzazioni radicate in altre regioni.
La prima figura di spicco a venire fuori è stata quella di un calabrese, Michele Pasqualone da anni residente in Abruzzo.
«La sua vita è costellata di atti giudiziari, processi, condanne e sospetti di appartenenza a “onorate società”», dicono gli inquirenti, ed è stato lo stesso Pasqualone a portare sulle tracce degli altri appartenenti alla banda.
«Man mano che si andava avanti ci si rendeva conto che lo scenario investigativo non era ristretto al solo episodio di cui era rimasto vittima l'imprenditore vastese», ha spiegato il comandante, «ma era chiaro che si trattasse di una vera e propria associazione a delinquere, un gruppo di soggetti tutti profondi conoscitori delle aule dei tribunali, disposti a tutto pur di fare denaro».
E in diversi anni di attività l'organizzazione si era data da fare allungando i suoi tentacoli non solo in Abruzzo ma anche in altre regioni del Nord Italia, nei confronti di altri imprenditori.
E' giudicato interessante dal punto di vista investigativo il vincolo che univa i vari soggetti al capofila, appunto Pasqualone, che secondo i carabinieri rivestiva un ruolo direttivo e primario.
Attorno a lui però figuravano e operavano anche il figlio Domenico, Francesco D'Esposito, Gianfranco Nettuno, 38 anni di San Giovanni in Persiceto , Giovanni Maisto, 50 anni di Napoli, Domenico Graziano, 46 anni di Crotone, Marco La Volla 33 anni di Villariccia (Na).
Ognuno si trovava ad essere dislocato in diverse regioni e ad essere competente per il proprio territorio così quando c'era da dare un avvertimento o di incappare in un imprenditore più duro del solito tutti insieme si univano per una spedizione punitiva fatta di minacce ed, in alcune circostanze, anche di pestaggi per convincere la vittima di turno.
Così facendo avevano guadagnato il controllo e il rispetto dei territori in cui operavano.
La bravura del capobanda, stando alle ricostruzioni degli inquirenti, sarebbe stata quella di non comparire mai in prima persona ma, da buon "imprenditore" della malavita, egli impartiva ordini e manteneva i conti della “società”.
Così nel corso delle indagini sono state trovate le prove giudicate «inconfutabili» che hanno disegnato un quadro preciso della attività della banda e del loro modo di agire, delle vittime che hanno colpito e del giro di affari messo su grazie all'attività di estorsione.
Oltre ai già citati membri del gruppo i carabinieri di Vasto inseriscono anche altre due figure importanti: quella di Angelo Alessandrini 39 anni di Fresagrandinaria e Adele Di Pietro, 33 anni nata a L'Aquila ma residente a Vasto. E poi ancora ci sarebbero altre sei persone indagate e che avrebbero avuto ruolo marginale.
In tutto, i provvedimenti restrittivi richiesti dal Pubblico ministero di Vasto Anna Rita Mantini sono stati nove, tutti eseguiti, con l'accusa di associazione per delinquere finalizzato alla commissione di estorsioni, detenzione di armi e rapine.

02/04/2007 13.30