Emergenza rifiuti. Nuovi siti per le discariche e nuove strategie

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Si è svolta ieri mattina, nella sala del Consiglio, la presentazione dello studio che individua siti potenzialmente idonei ad ospitare discariche per sovvalli. Le microzone potenzialmente idonee sulla base dello studio realizzato dai tecnici di tre settori dell’ente – Ambiente, Urbanistica, Lavori Pubblici - sono: 1) Mosciano S. Angelo fra Ripattoni e Selva Alta; 2) zona nord Bellante/ Mosciano S. Angelo; 3) Bellante (località casa calabrese) 4) Bellante, zona sud (località Chiareto); 5)Colle Pietro/ S. Omero; 6) Colle Castrogno/Campli ; 7)Teramo, Colle Addina 8) Teramo sud – S. P. 150; 9) Casoli di Atri.

TERAMO. Si è svolta ieri mattina, nella sala del Consiglio, la presentazione dello studio che individua siti potenzialmente idonei ad ospitare discariche per sovvalli.
Le microzone potenzialmente idonee sulla base dello studio realizzato dai tecnici di tre settori dell'ente – Ambiente, Urbanistica, Lavori Pubblici - sono: 1) Mosciano S. Angelo fra Ripattoni e Selva Alta; 2) zona nord Bellante/ Mosciano S. Angelo; 3) Bellante (località casa calabrese) 4) Bellante, zona sud (località Chiareto); 5)Colle Pietro/ S. Omero; 6) Colle Castrogno/Campli ; 7)Teramo, Colle Addina 8) Teramo sud – S. P. 150; 9) Casoli di Atri.


La Provincia ha proposto che si vada ad un accordo di programma fra i quattro Consorzi per la realizzazione e la gestione comune degli impianti, in attesa che il Piano Regionale legittimi l'Ambito unico territoriale.
Le zone individuate, rispondono ai criteri del Piano provinciale dei rifiuti ma la disponibilità dei singoli siti dovrà essere verificata con lo studio di fattibilità che precede la fase di progettazione. Solo dopo, i soggetti interessati alla costruzione della discarica potranno avviare le procedure tecniche per la V.I.A. – Valutazione di Impatto Ambientale, e aprire la fase della richiesta delle autorizzazioni.

IL METODO SEGUITO PER L'INDIVIDUAZIONE DEI SITI

Lo studio è stato realizzato dai tecnici di tre settori dell'ente (gli ingegneri Giampaolo Calvarese e Agreppino Valente, l'architetto Francesco Antonelli, il geologo Maurizio Rosa, Roberto Brenda e Alfonso Pallini esperti di sistemi informativi territoriali. Il gruppo è stato coordinato dal dirigente del settore ambiente, Ferdinando Di Sanza). Oltre agli strumenti legislativi, regolamentari e di programmazione (Piani regionali, Pai, Piano territoriale, legislazioni sull'uso del suolo, legislazione ambientale etc) sono stati presi in considerazione una serie di indicatori che ha tenuto conto di : capacità di ripartizione del traffico; baricentricità ; carichi ambientali preesistenti ; livelli di raccolta differenziata ; equità sociale; densità della popolazione ; case sparse nel raggio di 500 m; distanza da centri abitati; pregio agricolo; beni ambientali e culturali; impatto sul paesaggio; biodiversità potenziale nell'intorno del sito.
L'individuazione di aree idonee per impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti deve tenere presenti vincoli e limitazioni di natura diversa: fisici, ambientali, sociali, economici, politici e tecnici. Nell'impostare il processo di localizzazione è stato necessario: definire una metodologia di selezione il più possibile oggettiva, trasparente e ripercorribile; dichiarare a priori i criteri che sono stati impiegati nella valutazione d'idoneità.

SOPRALLUOGHI TECNICI

Ulteriori approfondimenti specifici sono stati condotti sul campo, con sopralluoghi tecnici, analisi ambientali e territoriali ed accertamenti presso le microaree potenziali, con l'applicazione di fattori di esclusione di carattere puntuale e i fattori penalizzanti non considerati nelle fasi precedenti finalizzati a verificare criteri aggiuntivi quali le eventuali presenze di instabilità geomorfologiche, distanze da case sparse, impatto sul paesaggio, biodiversità potenziale nell'intorno del sito ecc.

Nella prima fase, quindi, sono stati definiti i criteri di localizzazione; nella seconda fase del lavoro sono state escluse tutte le zone non idonee (sulla base dei vincoli normativi e ambientali); nella terza fase sono state individuate tutte le aree potenzialmente idonee.

RIAPERTURA DISCARICA SANT'OMERO?

«Per superare l'emergenza e considerati i tempi di questa programmazione e medio e lungo termine – ha commentato il presidente Ernino D'Agostino - confidiamo sulla riapertura della discarica di Sant'Omero e anche la discarica di Atri potrà essere riaperta una volta adeguata. Per quanto riguarda la discarica La Torre di Teramo ci impegneremo affinchè arrivino i finanziamenti per la messa in sicurezza ma non ci sono le condizioni di legge per l'ampliamento. Sia il Cirsu che la Team hanno ottenuto l'autorizzazione regionale al trattamento dei rifiuti. Questo ci consentirà di smaltirli senza vincoli territoriali e senza autorizzazioni, laddove troveremo più convenienza».

2006, L'ANNO DELLA GRAVE CRISI

«Nel 2006 la provincia di Teramo si è trovata ad affrontare una situazione di grave criticità dovuta alla indisponibilità di impianti di smaltimento - ha dichiarato l'assessore all'ambiente Antonio Assogna - . Con il collasso della discarica La Torre ed il sequestro della maggior parte degli impianti di smaltimento del territorio, i Comuni sono costretti a conferire i rifiuti fuori dal territorio provinciale. La Provincia si è impegnata, andando oltre le sue competenze, ad avviare uno studio per individuare nuovi possibili siti. Risultato finale del processo di microlocalizzazione è l'indicazione di una rosa rispondente a tutti i criteri del Piano. Ora, i singoli luoghi, devono essere messi a confronto per individuare quelli con minore vulnerabilità ambientale. Dal confronto fra vincoli e opportunità di ogni area si potrà selezionare il sito che presenti le migliori garanzie per l'insediamento dell'impianto».

SERVONO 2MLN DI METRI CUBI FINO AL 2018

Dovranno essere recuperati due milioni di metri cubi, tanto il fabbisogno stimato fino al 2018 per l'intera provincia, e nelle discariche potranno essere conferiti eslusivamente rifiuti trattati. Il trattamento sarà assicurato dai due Poli tecnologici complessi, a Teramo e a Notaresco.
Per quanto riguarda l'Accordo di Programma si tratterebbe di: «Un' anticipazione dell'Ato unico – continua D'Agostino – come previsto dal Piano regionale dei rifiuti ( attualmente in itinere ndr) che consentirebbe di razionalizzare risorse, di utilizzare nella maniera migliore le competenze di tutti ma, soprattutto, di tener conto delle esigenze del territorio nel suo complesso».

I SITI PRESCELTI

Secondo le previsioni del Piano regionale dei rifiuti gli attuali quattro Consorzi – Piomba Fino, Corsu, Cirsu e Unione dei Comuni Val Vibrata – dovrebbero confluire in un unico organismo.
Lo studio ha individuato siti “potenzialmente” idonei. Su questi si aprirà una fase di confronto con i Comuni e i Consorzi.
«Intendiamo arrivare ad una scelta condivisa e oltre al confronto istituzionale – spiega il Presidente – avvieremo una fase di ascolto dei cittadini e dei portatori di interesse, utilizzando il gruppo di lavoro e i metodi di Agenda 21».
Il sito o i siti prescelti, infine, dovranno essere sottoposti alle procedure tecniche di studio preliminare e di valutazione di impatto ambientale.
Numerosi gli amministratori intervenuti nel corso del dibattito che si è sviluppato. Per il sindaco di Teramo Gianni Chiodi e il suo assessore all'ambiente, Raimondo Micheli sono convisibili metodo e proposta ma si tratterebbe di «un indubbio passo avanti con un ritardo enorme e non ci sono indicazioni su come superare questa fase di emergenza».
Gli amministratori teramani sono tornati a ribadire la necessità di sbloccare la situazione dell'impianto La Torre, consentendone l'ampliamento. Il sindaco di Atri, Paolo Basilico, ha posto l'accento sulla necessità di ottenere finanziamenti per portare a termine l'adeguamento della discarica di Atri: «impianto indispensabile a garantire la gestione dei rifiuti nel medio periodo». Domenico Di Sabatino, primo cittadino di Bellante ha difeso l'operato e i programmi del Cirsu e si è detto disponibile, come amministrazione, a fare la sua parte anche se, ha precisato: «non è pensabile una megadiscarica da due milioni di metri cubi. Bisognerà realizzare due o tre impianti».
Per Lanfranco Venturoni, presidente della Team, è «urgente definire cosa si farà da qui alla realizzazione dei nuovi impianti». Il consigliere provinciale di An, Carlo Taraschi, ha auspicato che si apra presto un tavolo tecnico/politico per «recuperare il tempo perso e individuare i percorsi più idonei per utilizzare intanto gli impianti esistenti, La Torre compresa».

FORZA ITALIA DICE “NO” AD UNA NUOVA DISCARICA AD ATRI.

Forza Italia contesta «fortemente ogni minima ipotesi di impiantare un nuovo sito di smaltimento dei rifiuti nel proprio territorio. Non è possibile, ancora una volta veniamo presi per “l'immondezzaio d'Abruzzo”», dicono dalla sede territoriale del partito.
«Atri ha già sopportato, a sue spese, il peso di una discarica, tra l'atro, a ridosso della splendida Riserva dei Calanchi», aggiungono, «un'iniziativa a tutto campo per dire “no” all'impianto e per concertare insieme una soluzione alternativa che non incida nuovamente sulla nostra salute.
Amministratori provinciali, poco lungimiranti, vogliono trasformare quel luogo in una discarica. Che Atri sia una città calpesta e sfruttata è un dato che negli ultimi anni si è sempre più consolidato. Le bellezze dei nostri luoghi sono state deturpate, negli anni, da investitori privi di rispetto per la natura e per i suoi abitanti. Non c' è neppure bisogno di spingersi troppo in là nel tempo per vedere questi brutti episodi di un non rispetto per la città ducale. Non bastava tutto questo, adesso, si sta cercando di deturpare un'altra zona.
Una situazione insopportabile e fastidiosa, che non passerà inosservata».

GIULIANOVA: AN CONTESTA IL CIRSU

GIULIANOVA. E' di questi giorni una lettera del Cirsu indirizzata ai Comuni consorziati, in cui si preannuncia che per il 2007 potrebbero verificarsi rincari per il servizio, dovuti sia ai nuovi investimenti che si faranno sugli inadeguati ed obsoleti impianti di Notaresco sia al blocco della discarica disposto dalla magistratura nel maggio dello scorso anno.
Per quanto riguarda Giulianova prima di questa lettera ce n'è stata un'altra relativa alla maxi-stangata da 640.000 euro per lo spazzamento delle strade comunali
«Chi si accollerà», si domanda Enrico Gagliano di An, «i maggiori costi sopportati dal Cirsu dovuti al blocco della discarica di Notaresco, gestita da Sogesa, provocato a sua volta dalla condotta irresponsabile dei vertici delle due società (Battistelli, Nardinocchi e Fano), già al centro delle attenzioni della magistratura?»
Gagliano chiede inoltre di sapere per quale motivo il Comune di Giulianova, «proprio per tutelare la propria partecipazione nel Cirsu», non abbia ancora avviato un'azione per risarcimento danni nei confronti dei vertici del Consorzio e della Sogesa «visto che l'entità dei maggiori costi per il trasporto dei rifiuti fino a Lanciano è stato determinato ufficialmente dallo stesso Cirsu in poco meno di 274.000 euro».
«Il sindaco Ruffini», ricorda Gagliano, «ha dichiarato alla stampa di essere soddisfatto del servizio gestito da Cirsu/Sogesa: ebbene, quali organi, in che tempi e con quali metodologie sono stati effettuate verifiche sulla qualità del servizio di Cirsu/Sogesa quando invece alla radio e sui giornali i cittadini non fanno altro che protestare? Che fine ha fatto quella famosa associazione di consumatori la cui indagine portò a risultati tali da giustificare l'interruzione del servizio gestito dalla Sia?»
An, inoltre si chiede perché «malgrado Bersani si dica pronto a liberalizzare anche il settore dei servizi pubblici, a Giulianova la Sinistra si ostina invece ad andare nella direzione esattamente opposta affidando il servizio sempre allo tesso gestore senza passare attraverso una normale gara d'appalto? Forse per tutelare se stessa, visto che il presidente del Cirsu è, guarda caso, anche presidente della Lega Regionale delle Cooperative Rosse?»

30/03/2007 9.17