Arta-Asl. L'Ospedaletto nel degrado: un laboratorio tra muffa e polvere

Alessandro Biancardi

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Arta-Asl. L'Ospedaletto nel degrado: un laboratorio tra muffa e polvere
PESCARA. PrimaDaNoi.it ha fatto una passeggiata nel vecchio reparto antitubercolare di Pescara (conosciuto anche come Ospedaletto), all'incrocio delle centralissime via Marconi e via Colonna, per verificare alcune segnalazioni che parlavano di estremo degrado. Attualmente nella storica palazzina si trovano la vecchia Asl e la nuova sede dell'Arta (Agenzia Regionale per la Tutela dell'Ambiente). Davanti a noi abbiamo trovato un edificio fatiscente, abbandonato, nel quale regna soltanto il silenzio. Accanto, ciò che doveva essere -ma che poi è stato interrotto- un fabbricato in costruzione lasciato completamente al suo destino.   IL NOSTRO REPORTAGE FOTOGRAFICO
LA SEDE ASL

All'interno di questo vecchio laboratorio per l'igiene e la prevenzione si notano subito corridoi vuoti, mura scrostate e porte degli uffici
completamente aperte e accessibili, potenzialmente, a chiunque. Ma il problema vero dell'edificio è la polvere, come ci conferma un operaio: «Proprio a causa della polvere proveniente dalla palazzina Asl la struttura in costruzione, poi interrotta e abbandonata, sta andando in rovina».
Il dottor Credentino, responsabile della struttura, ci racconta come l'edificio fosse «prima proprietà della Provincia di Pescara, poi passò in mano alla vecchia Usl, oggi invece appartiene all'Arta».
Eppure secondo alcuni in realtà quest'ultimo passaggio di proprietà non si sarebbe mai formalizzato e dunque l'immobile sarebbe ancora dell'attuale Asl di Pescara che avrebbe dovuto tra l'altro ristrutturarlo potendo contare su una cifra molto vicina a 600mila euro.
Molti i dubbi sulle ragioni dell'interruzione dei lavori (iniziati nel 1998): circolano voci sul
presunto fallimento della ditta titolare dell'appalto (Geim), cui seguì la messa all'asta di tutto il materiale in uso, tra cui una gru.
Per saperne di più proviamo a contattare l'Ufficio tecnico della Asl, dal quale ci rimbalzano verso il dottor Marzola («Spesso è venuto con dei sanitari della Asl per alcuni sopralluoghi, vi dirà tutto lui», ci aveva suggerito un segretario Arta). Ma il tentativo va a vuoto.
L'ultimo tentativo è con l'ufficio Gestione del Patrimonio: fallito anche questo.
Riuscire a capire le ragioni dell'abbandono allora è impossibile con una serie di reticenze e di non so.

IL FABBRICATO A META'

Riusciamo ad accedere alla parte più esterna della fatiscente costruzione, che si presenta in tutta la sua stucchevole incompiutezza. Chi ci accompagna ci fa notare come accanto a «parti dell'edificio costruite con grande maestria» sorgano invece «varchi stretti e pericolanti», così come appare anche il recinto dell'ospedaletto.
Il seminterrato, ad esempio, «poteva essere sfruttato molto meglio; un tempo conteneva gabbie di animali sui quali venivano realizzati importanti esperimenti, ora è completamente abbandonato».
Così come l'area progettata per essere il parcheggio dei dipendenti: adesso è
semplicemente un rifugio per tutti i gatti della zona. Mancano poi i servizi igienici, spesso tra un corridoio e l'altro si formano «laghetti artificiali» infestati dalle zanzare, che emanano un odore nauseante; ma «in compenso – continua la nostra guida – il rapporto con i vicini è buono, nessuno si è mai lamentato dei lavori sospesi».
Alla nostra richiesta di accedere al terrazzino superiore la nostra guida risponde con grande cordialità, invitandoci però a «non respirare», nell'attraversare una specie di stanzino abbandonato pieno di scaffali impolverati e medicinali.
«L'impresa di pulizie lavora due ore al giorno per pulire tutto» è la sua emblematica spiegazione.
Appare strano dunque, che in questa clinica un tempo venissero curate le malattie respiratorie, mentre adesso al suo interno "abitano" soltanto polvere, gatti e calcinacci.


Marco Taglieri (foto Simone Cerio)
30/03/2007 8.47