Discarica abusiva di 40 ettari sequestrata a Chieti Scalo

Alessandro Biancardi

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Discarica abusiva di 40 ettari sequestrata a Chieti Scalo
CHIETI. Una vasta area di 40 ettari è stata sequestrata questa mattina dai carabinieri di Chieti per lavori non autorizzati in zona sottoposta a vincoli paesaggistici. Il sequestro giunge nell’ambito di un procedimento penale presso la Procura della Repubblica di Pescara, emesso dal Gip. Angelo Bozza. Il terreno si trova tra i Comuni di Chieti Scalo e Cepagatti e secondo quanto scritto nell’ordinanza di sequestro «risultata sottoposta a vincoli paesaggistici».
Da alcuni mesi erano in corso lavori di sbancamento, movimentazione terra e riempimento, mediante l'utilizzo di materiale derivante dalla sedimentazione dei fanghi prodotti durante l'attività di frantumazione e lavaggio di materiali inerti svolta da una ditta del luogo che opera nel campo della lavorazione della pietra. La ditta è risultata anche essere proprietaria del terreno dove erano state costruite delle condotte che facilitavano nel lavoro.
La denuncia ed il conseguente sequestro sono scaturiti da un'attività di monitoraggio del territorio che i carabinieri, coordinati dal maggiore Marco Aquilio, hanno effettuato in diversi giorni potendo notare la presenza di alcune vasche artificiali in prossimità del fiume Pescara.
«Una migliore osservazione, effettuata anche grazie all'impiego di mezzi aerei», ha spiegato Aquilio, «ha aumentato i sospetti che tali strutture andassero quantomeno a violare i vincoli paesaggistici. A questo punto è stato richiesto l'intervento Nucleo operativo ecologico».
Dalle analisi effettuate dall'Arta sono comunque risultati rifiuti non pericolosi.
Tuttavia è stato notificato ugualmente un avviso di garanzia al titolare della ditta «per aver realizzato o comunque gestito una discarica non autorizzata di rifiuti non pericolosi sul terreno di proprietà, territorio classificato come zona A2 - sottozona SA1- dal piano regionale paesistico e aver eseguito lavori di scavo e riempimento del suddetto terreno utilizzando fanghi derivanti dall'attività di frantumazione e lavaggio di inerti del ciclo produttivo, da considerarsi rifiuti non pericolosi».
La gravità è che tutto sarebbe stato fatto non solo senza autorizzazione ma in una zona vincolata paesaggisticamente operando e costruendo condotte che hanno di fatto alterato e deturpato l'ambiente.

26/03/2007 14.52