Ministero scrive al Comune per allontanamento disabile dal centro diurno

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il ministero della solidarietà sociale ha chiesto al Comune di conoscere «le motivazioni, le opportune valutazioni e le eventuali iniziative» che hanno spinto il Comune di Pescara ad allontanare un giovane disabile dal centro diurno.
Era stato il padre del 29enne, Francesco Camerlengo a scrivere una lettera al ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero in cui chiedeva aiuto per «ridare dignità a mio figlio. Mi aiuti lei ministro», aveva chiesto il signor Francesco, «perché è troppo dura questa battaglia contro interessi già precostituiti».
Nell'ottobre del 2002, aveva raccontato Camerlengo , «Luca viene allontanato dal centro, perché ritenuto pericoloso, nonostante ci sia la certificazione dell'Asl di Pescara del Dipartimento Salute Mentale che lo ritiene idoneo».
«L'allontanamento è avvenuto a mio parere illegalmente», continuava il genitore, «e il difensore civico si è anche espresso a favore del reintegro del giovane nella struttura comunale».
I genitori hanno poi insistito sul fatto che Luca non sia un ragazzo pericoloso: «se lo fosse non avrebbe potuto partecipare a gare sportive di nuoto di cui conserva ed arricchisce con orgoglio il suo medagliere, non potrebbe frequentare case private, di amici e non, corsi di Ippoterapia, né tanto meno altri "centri diurni", né vacanze settimanali senza genitori con un'associazione cattolica di Bologna, e giammai avrebbe potuto partecipare ad un cortometraggio proiettato il 9 settembre 2005 alla 62° mostra del cinema di Venezia, con la partecipazione di due attori professionisti della televisione».
«Il sindaco di Pescara», racconta oggi Camerlengo, «da me interpellato per la seconda volta, a distanza di un anno, nelle "domande in libertà" che si tengono alla parrocchia Cristo Re, precedentemente interessato alla soluzione più appropriata al caso di mio figlio, ha risposto senza termini che le decisioni prese dal Comune erano corrispondenti alle "reali problematiche" presenti nel disabile in questione; per cui la sua esclusione non doveva essere avvallata da figure mediche (Asl) ma dai responsabili della gestione associativa dell'Anffas di Pescara».

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23/03/2007 10.07