Montesilvano. Ex Menozzi: il degrado abita in centro

Alessandro Biancardi

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Montesilvano. Ex Menozzi: il degrado abita in centro
MONTESILVANO. Un tempo era il centro di produzione della liquirizia "Menozzi", oggi rappresenta uno dei simboli del degrado. A Montesilvano, a pochi metri dal centro della città, sorge un edificio abbandonato, posto sotto sequestro dalla magistratura, recintato e sigillato, che offre all'esterno la visuale di pilastri grigi, affiancati da un vecchio box in lamiera. Ma il vero dramma per i residenti della zona è rappresentato da ciò che il pavimento nasconde: una sorta di palude verdastra, vera e propria fucina di insetti e cattivi odori.



«Le zanzare…non ne possiamo più», ci dice il titolare del negozio di ferramenta in via Battisti, che costeggia l'ala ovest del fabbricato. Con i primi caldi, infatti, l'aria si fa irrespirabile e gli insetti invadono la zona.
Non solo zanzare, ma anche topi e rane, una situazione che potrebbe essere quantomeno tamponata prosciugando il piano inferiore allagato: è l'acqua malsana, infatti, la causa principale della sporcizia e del degrado.

 

 






 MONTESILVANO E LA SUA "NORMALITA": STRUTTURE FATISCENTI E CANTIERI ABBANDONATI

Ma chi ha vissuto e vive tuttora nella zona non si scandalizza più di tanto davanti al degrado. Amarezza e rassegnazione sui volti dei passanti che sorridono quasi ironicamente, definendo la questione dell'ex fabbrica "Menozzi" come la "normalità" per la città di Montesilvano.
«Vedere una cosa del genere in un quartiere che avrebbe tanto bisogno di sviluppo è un vero schifo», dicono sdegnati alcuni commercianti di via Roma, la strada che insieme alla parallela via Battisti ospita l'edificio abbandonato e tutti i suoi problemi.
Tra questi quello apparentemente superato di clandestini e barboni pronti a sfruttare la fabbrica come rifugio per la notte.
Sei mesi fa circa, infatti, un gruppo di rumeni si era insediato stabilmente nell'edificio, creando malumori e preoccupazioni tra gli abitanti della zona. «Finalmente sono stati allontanati, anche se non escludo che il posto sia ancora frequentato da qualche disperato, soprattutto di notte», è la testimonianza di un altro abitante del quartiere.




QUANDO OMERTA' E RESPONSABILITA' SI INTRECCIANO

Rimane tuttavia un alone di mistero sulle ragioni che hanno portato al blocco dei lavori per i residenti che spiegano come il nuovo progetto doveva portare un nuovo complesso commerciale. Traspare un'omertà di fondo, da parte dei cittadini e dei dipendenti comunali che in questo periodo sono più "discreti" che mai ancora shockati dall'inchiesta Ciclone che ha messo letteralmente a soqquadro l'intero municipio ed il settore urbanistica. Proprio qui del degrado del fabbricato non intendono parlare «no comment» dice un funzionario dell'urbanistica.
Sfumate rimangono presunte diatribe e proteste e azioni legali che vedrebbero coinvolti impresa e confinanti. Impossibile parlare ed avere la versione da parte della ditta che ci rifila un altro «non so niente». L'unico fatto certo è l'incompiuta.
Marco Taglieri (foto Simone Cerio)

19/03/2007 8.57