L'INCHIESTA

Cordone Story: il noir della sanità insana

Alessandro Biancardi

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Cordone Story: il noir della sanità insana
PESCARA. Angelo e custode di tutti i segreti della Asl -non c'era carta che venisse firmata che lui non approvasse direttamente-; Cordone ombelicale della politica che è sembrato stringersi intorno al collo della sanità pescarese. Narrare le gesta dell'ex manager della Asl di Pescara è un pò come parlare di un Napoleone, condottiero e stratega formidabile, un pò come parlare di Attila, capo di quei barbari che la storia non ricorda certo per la loro sensibilità alle regole democratiche. All'interno del suo enclave era "signore assoluto" ed ha saputo circondarsi di persone fidate che ha saputo in molti casi ricompensare.
Passeggiare per l'ospedale e sentire i racconti dei dipendenti significa rimanere sconcertato ad ogni respiro.
Nessuno è riuscito ancora a vedere le carte di un bilancio o sapere, per esempio, quanto la Asl spende in ricorsi -che perde anche-, quanto spende in risarcimenti di vario genere o in polizze assicurative, oppure in consulenze esterne affidate senza appalti o concorsi pubblici.
Si spera lo sappia almeno l'assessore Bernardo Mazzocca ma le cifre sono state rese pubbliche solo per "macroaree" che vuol dire guardare un panorama senza poter vedere il particolare.
Nel 2005, si parla di 433milioni di euro, di cui 160.000.000 per il personale, 120.000.000 per le convenzioni con i privati, 63.000.000 per la spesa farmaceutica esterna, 90.000.000 per gli altri servizi.
Com'è possibile gestire con tanta libertà tutti questi soldi e apparentemente senza alcun controllo?
Qualcuno ricorderà ancora le difficoltà a decifrare le perdite nei primi mesi di governo regionale di centrosinistra...
Eppure basta avere l'appoggio di tutti, molti, spesso a rotazione, e riuscire a barcamenarsi tra le mille correnti della politica locale che spesso si trasformano in rapide: l'importante è rimanere a galla e non affogare.
E così chiedere i documenti di bilancio ai responsabili dell'amministrazione Asl di Pescara è come imbattersi negli alieni: "è necessario compilare la domanda e le faremo sapere".

Ma è solo il solito stratagemma che mira a sfiancare "l'avversario", a sfinirlo.
I documenti non sono mai stati forniti. A nessuno.
Non c'è da meravigliarsi se pure i sindacati devono sudare sangue per avere solo i titoli delle delibere, non dunque i contenuti delle stesse (che è come guardare la locandina di un film e tentare di intuirne la trama...).
Nella Asl di Pescara il diritto, la libertà, la madre Costituzione non sono mai entrati: alla Asl vige solo il Medio Evo del diritto.
Una situazione abnorme ed umiliante per il cittadino che si scontra con un colosso inespugnabile.
Si può dunque avere solo una idea vaga delle spese sostenute dall'ente per servizi spesso inutili, professionalità paralizzate, per l'acquisto di apparecchiature inutili o la paralisi di reparti interi.
La Corte dei Conti purtuttavia non è ancora intervenuta...
Tutto questo è stato possibile (e lo è ancora) solo grazie all'avallo della politica e ad i suoi intrecci sommersi.
Anche la magistratura pare non si sia mai interessata alle mille vicende cordonesche.
Il centrosinistra con i suoi giochi di prestigio ha dato l'illusione di sistemare le cose.
In tutto questo le malattie, i medicinali, le cure, i pazienti non c'entrano; ad interessare erano i milioni di euro che la Asl è chiamata a gestire annualmente e che sono serviti a tanto, qualche volta a troppo, fatti specifici e illazioni che non abbiamo potuto verificare sempre per il mancato accesso agli atti.

DA SOSPIRI A D'ALFONSO A DI MATTEO
Cordone nasce manager per volontà di Nino Sospiri che all'epoca aveva campo libero sulla sanità.
E' nell'era Sospiri che si registrano proteste di primari allontanati solo perchè avevano rifiutato di sottoscrivere la tessera e che si vedevano sorpassarsi da colleghi che invece la ostentavano.
In quel periodo ad ogni concorso corrispondeva una polemica sui giornali per i soliti sospetti o lamentele procedurali, presunte illegittimità e così via.
Poi, con la vittoria del centrosinistra alla Regione, Cordone non ha perso tempo ed è sembrato avvicinarsi per un periodo al primo cittadino di Pescara, D'Alfonso, che avrebbe dovuto salvarlo da una gogna amministrativa inevitabile: la fine del suo mandato o lo spoil system.
Così per più volte lo stesso manager ha assecondato le richieste del primo cittadino in seno al suo feudo ma l'idillio dura poco: qualcosa succede ed il rapporto diventa nuovamente freddo.
Nel 2006 nei Ds ci sono lotte intestine per alcune "anime libere" che vogliono perseguire certe strade a tutti i costi.
Cordone allora tende una mano all'etereo Donato Di Matteo (Ds) che non disdegna di aiutare un povero manager sopravvissuto allo spoil system, si dà molto da fare fino a trovare una ipotetica sistemazione nella vicina Asl di Chieti pronta a riceverlo alla fine del suo mandato pescarese con un bell'incarico prestigioso.
Gli abboccamenti sono molti, l'intesa sembra perfetta, anche l'altro feudo sembra molto promettente, a due passi dall'Università, anzi l'università è già a pieno titolo dentro la Asl.

Sono gli ultimi mesi del 2006 e inizia a girare la voce di un possibile salvataggio di Cordone da parte del centrosinistra.
Il "male oscuro" della sanità pescarese- additato così da sempre dal centrosinistra ed elevato ad icona della malagestione- per alcuni giorni ha rischiato di essere salvato da una frangia proprio dei suoi ex accusatori.
Ma si crea una ondata di indignazione, una sollevazione generale nei vari partiti del centrosinistra, alcuni persino nei Ds.
Di Matteo passa in minoranza, sono in pochi a sostenerlo, il matrimonio non s'ha da fare e così Cordone deve abbandonare; sono i primi 15 giorni del 2007 ed il signore della Asl è disoccupato.
Ma il nostro manager non è abituato a digerire sconfitte, così, dopo una pausa di riflessione, tornerà all'attacco e lo vedremo spuntare da qualche parte, ovunque vi siano soldi pubblici da gestire, perchè è ed intende rimanere un manager pubblico.
Al momento pare stia curando gli ultimi dettagli con il suo avvocato per un ricorso che scalzi chi oggi ha preso il suo posto.

UNA EREDITA' PESANTE
Chi lo conosce racconta che è una persona dal carattere molto forte, intelligente e dalle mille risorse.
Così non si è perso d'animo quando meno di una settimana prima gli hanno comunicato la conferma della fine del suo mandato.
E lui che pensava di avere ancora due mesi...
Con un colpo di reni degno dei migliori atleti è riuscito a fare il lavoro non di due mesi ma di sei, in solo due giorni.
Ah se le amministrazioni lavorassero sempre così...
Un testamento lungo 400 delibere nelle quali Cordone ha vergato le sue ultime volontà.
Dentro c'è di tutto: nelle prime 100 vi sono 40 promozioni, la nomina di 7 primari, affidati 30 incarichi di vice primari, cioè i premi per i migliori...
E per fare tutto questo sono stati reclutati dipendenti in piena notte, pare persino nell'abitazione privata.
Secondo i sindacati, il pacchetto delle 400 delibere era un regalo che lo stesso manager aveva in serbo per la "batteria finale di fuochi d'artificio": il botto più forte prima di lasciare il palcoscenico.
Dovevano essere pronte da tempo, sostengono i sindacati, e così in 48 ore ha dovuto solo dargli l'ultima occhiata e metterci la firma.
«Nessuna delle 400 delibere dell'ultima ora», ha assicurato Ferdinando De Lellis della Cisl, «ha come fine ultimo il miglioramento della sanità per il cittadino. Cordone ha disposto precisamente le sue "ultime volontà"», ha continuato De Lellis, «stabilito avanzamenti di carriera, rivoluzionando i vari dipartimenti, a danno dell'economia di tutta la azienda e della qualità del servizio».
Non si contano le proroghe degli incarichi firmati in tutta fretta o gli incarichi assicurati anche per i successivi 5 anni (con la chiara volontà di limitare il campo di azione del suo successore).

NELLE 400 DELIBERE ANCHE MOZZARELLE E MELANZANE
Così si accoglie la richiesta dell'ausiliario Stefano Di Luzio, si nominano i dirigenti medici Stefano Boccabella, Fabrizio Lodi, Valterio Fortunato, Carmine D'Incecco, Enrico Di Fonzo, Luciano Sergiacomo, Giustino Parruti, Tullio Spina, Rita Mazzocca, Adriano Lauri, Evandro Ricci.
Si danno proroghe al dottor Raffaelo Consorte o all'accalappiacani Francesco Vasanella.
Si stipula un contratto ad un dirigente ingegnere, Antonio Busich; si danno consulenze agli avvocati Damiano Zoppo, Lucia Surricchio, Patrizia Angelucci, Silvia Di Salvatore.
Si cambiano attrezzature (generatori Ultracision), apparecchiature sanitarie varie; si affidano incarichi di servizi e forniture di tutto e di più (gas medicali, aspiratore, sterilizzatore, elettrocardiografo, farmaci, apparecchi per anestesia, ma anche mozzarelle, pasta fresca, frutta e verdura, polli, tacchini, carne, latte, pane, tamponi).
Centinaia sono le proroghe di incarichi a medici in "Locatio operis".
Qualunque servizio, qualunque fornitura di cose in qualche modo utili alla vita dell'ospedale ha probabilmente ricevuto una proroga assicurando una certezza di guadagno a centinaia di fornitori o professionisti.
Atti a tutti gli effetti validi e difficilmente annullabili (se mai vi fosse la volontà).
E dopo tutto questo com'è il clima dei dipendenti?
Quello che ne esce fuori è un «grado di insoddisfazione elevato», dicono i sindacati, sia per la qualità del lavoro che per la sicurezza percepita sul posto. E anche il punteggio finale boccia decisamente l'Asl Pescarese che ottiene uno scarso 2,38 contro una media nazionale pari a 2,60.
«Se si evince un buon rapporto tra i colleghi», sintetizza un altro sindacalista,«si avvertono forti contrasti tra i lavoratori e gli organizzatori. Ma questo rapporto Cordone ha pensato bene di non pubblicizzarlo mai».
Ammalarsi? Per carità… a Pescara sanno benissimo che la salute è la cosa più importante...

INCARICHI, APPALTI, FORNITURE
Secondo i sindacalisti «nell'era Cordone è stato indetto anche un concorso per un odontotecnico. Stilata la graduatoria, per il primo è arrivata l'assunzione. Ma è poi giunta una nota del primario di otorinolaringoiatria che ha spiegato che non sapeva come utilizzare questa persona, perché il reparto non ne aveva necessità».
Eppure qualche settimana dopo «la graduatoria viene rispolverata e viene assunto anche un secondo odontotecnico».
«Nuove assunzioni servivano all'Asl di Pescara», assicura Gabriele Pasqualone (Uil), «ma dovevano essere fatte con criterio».
Ad esempio è stato indetto un concorso per 6 posti da tecnico per la prevenzione degli incidenti sul lavoro.
«Dalla graduatoria sono stati presi solo i primi 3, i restanti 3 non sono stati assunti e non si capisce il motivo».
Stessa situazione per 6 posti da fisioterapisti: «solo 3 sono stati assunti».
Gli altri possono attendere eppure al momento dell'indizione del concorso sembrava servissero.
Intanto fioccano i ricorsi di coloro che reputano di essere stati lesi nei diritti.
«Sono stati conferiti incarichi da dipendenti amministrativi a quelli che facevano parte della sua "corte", dallo staff semplice, al comparto ragioneria, ufficio legale», ha continuato Pasqualone, «è stata modificata in toto la pianta organica dell'azienda sanitaria pescarese, tirando fuori graduatorie di vecchi concorsi».
A dicembre poi sono stati conferiti numerosi incarichi di "struttura semplice" a dirigenti amministrativi neoassunti, secondo i sindacati in mancanza dei requisiti previsti dalla legge.
E che dire dell'appalto di barellaggio ad una ditta esterna per il trasporto dei malati dal pronto soccorso ai reparti, ditta che utilizzerebbe persone non adeguatamente preparate.

C'è poi anche l'appalto esterno del rifacimento letti che funziona una manciata di ore la mattina per poi abbandonare il nosocomio, appalto da sempre contestato dai sindacati perchè inadeguato e carente ma ad un costo di 66mila euro più Iva per un impiego di 25 persone part time reclutate attraverso società interinali.
Un costo probabilmente uguale, se non superiore, ad un omologo ipotetico servizio organizzato con risorse interne.
E poi c'è l'irrisolto problema di sempre dei precari.
Circa 200 contratti sono scaduti il 31 gennaio e moltissimi, in attesa di una probabile riconferma, continuano a lavorare senza essere pagati o avere certezze o tutela dei diritti.
«Hanno creato la guerra dei poveri», spiega ancora Pasqualone della Uil, «la politica è troppo presente e preme per l'assunzione di persone spesso disagiate o disoccupate in cerca di un impiego per sopravvivere. Dunque vengono messi a lavorare anche senza alcuna preparazione... anche per noi sindacalisti è difficile poi puntare il dito e contestare quando vi sono tali condizioni di disagio dietro...»
Ma anche i sindacalisti hanno vita difficile.
Sono sempre i soliti a protestare. Non sono mancati nemmeno tentativi di imbonirsi quelli più testardi pronti a protestare per ogni cosa e spesso la promozione è stata utilizzata come merce di scambio per il consenso a prescindere.

VIA CORDONE ANCORA DENTRO I LUOGOTENENTI
Com'è ora la situazione?
Ci si aspetterebbe una risposta risoluta e serena; invece i sindacati, pur con il condizionale, sembrano essere molto cauti.
Una svolta radicale non c'è stata con l'uomo nuovo venuto dalla rossa Emilia, Antonio Balestrino, che per prima cosa ha nominato uno studio di consulenza di fiducia (emiliano anch'esso) per capire che cosa fare delle 400 delibere.
Occorreranno mesi per districare solo questa matassa.
«Cancellarle tutte sarebbe stato rischioso» ha detto il nuovo manager «e saremmo andati incontro ad una valanga di ricorsi».
Allora meglio uno studio approfondito che dica quali siano quelle eventualmente illegittime.
Un responso davvero arduo che non sarà privo di conseguenze.
I ricorsi ci saranno comunque a meno che non si voglia lasciare tutte le decisioni in vigore ed allora il campo d'azione del nuovo manager sarà davvero molto limitato (come se Cordone continuasse ad operare anche non essendoci più. Ma anche in questo caso qualche ricorso potrebbe fioccare lo stesso).
Tuttavia, risolto il problema delle 400 delibere, minimo in fondo, Balestrino dovrà ambientarsi e fare una panoramica per pensare una riorganizzazione completa.
«Siamo all'anno zero» avrebbe detto.

Così occorreranno forse altri sei mesi per capire dove iniziare a mettere mano.
L'idea è quella di studiare un nuovo atto aziendale (una sorta di masterplan generale della Asl) per riorganizzare personale, settori, risorse, appalti forniture ecc.
Forse per porre rimedio all'effetto Cordone occorrerà un anno ma gli addetti ai lavori sono più ottimisti.
Non sarà facile perchè sono sempre i sindacati a denunciare la violazione di diritti come la trasparenza e l'informazione.
E già perchè in definitiva le persone nelle stanze del potere sono sempre le stesse e continuano a comportarsi come sempre.
In fondo è solo la testa a non esserci più, il resto del corpo invece continua a vivere: dipendenti spesso fedelissimi e riconoscenti al vecchio condottiero.
Non si contano le proteste delle sigle sindacali per mancata convocazione, concertazione, informativa.
Ancora oggi avere le delibere è una fatica ed in questo modo, pur volendo, è difficile un controllo.
Anche per un sindacato è difficile controllare la legittimità di 400 delibere in un colpo e non ci si può certo affidare ad un costoso studio di consulenza.
E pensare che quell'accordo sottoscritto l'ormai lontano 30 giugno 2003, vergato in una confusionaria grafia è stato così clamorosamente disatteso; Cordone in prima persona si impegnava a osservare i diritti delle relazioni sindacali e la concertazione per delibere, incarichi e simili.
Una situazione così disastrata sarà difficile da sanare negli anni ma chiarisce anche bene perchè il debito della nostra Regione vede un buco enorme proprio nel settore della sanità. E non sappiamo ancora nulla dei pastrocchi dietro le cartolarizzazioni...
Se le cose stanno così, migliaia di piccoli sprechi o scelte non economiche fanno poi cifre enormi che gravano tutte sulle nostre spalle e si trasformano in nuove e più pesanti tasse, mentre la politica di tutti i colori ha permesso tutto questo.
Allora è anche lecito che un cittadino qualunque si domandi: ma per tutto questo? chi paga?
Vi sono responsabilità che saranno accertate attraverso procedimenti penali, amministrativi, civili?
E' stato creato un danno alle casse pubbliche?
Come verremo risarciti tutti noi?
Le risposta che tutti vorremmo avere però ancora non ci sono. E mancheranno chissà ancora per quanto tempo.

SEMPRE E COMUNQUE OPACISSIMA TRASPARENZA
Quella della trasparenza amministrativa (e dunque del controllo, anche della stampa) è stato l'eccesso forse più grande e grave, l'ostinata aberrazione dell'era Cordone che ha amministrato imitando quei monarchi assoluti odiati dal popolo.
Si è ben guardato dal rendere pubblici i numeri reali della sua gestione per evitare di scoprire nervi troppo sensibili.
Così anche al mensile Zac, che già due anni fa aveva chiesto di visionare alcune delibere, per ben 8 volte fu risposto che «un organo di informazione non ha titolo per accedere agli atti».
«Spiace dover rappresentare l'impossibilità di soddisfare positivamente la richiesta formulata», scriveva la Asl, «risulta, infatti, evidente che l'ordinamento, nella materia in esame, mira a fornire tutela alla situazione nelle quali sia dimostrato un interesse giuridicamente rilevante che nel caso in parola non sembra essere sussistente».
Fine della lezione di diritto.

Di peggio vi fu la distrazione, l'indifferenza dell'intera classe politica di destra e di sinistra che non mosse un dito, pur essendo sollecitata e pure informata di tali soprusi.
E più volte ci è stato impedito il nostro lavoro e l'acceso agli atti pubblici proprio sotto gli occhi di chi ora vuole far credere di risanare la sanità.
Dei documenti nemmeno l'ombra e non sono valse a nulla le diffide degli avvocati o del difensore civico (tutti impotenti di fronte allo stop dei luogotenenti e soprattutto della politica).
Ma non è capitato solo a noi.
Cordone ha sporto denuncia anche contro ben tre cronisti del Messaggero che a suo dire «avevano orchestrato una campagna diffamatoria» nei suoi confronti.
In quell'occasione vi fu anche una nota ufficiale di sostegno dell'Ordine dei Giornalisti.
Dunque sembrerebbe più una condotta, uno stile di vita, piuttosto che episodi isolati.
«Siamo contrari al metodo Cordone» disse in un incontro preelettorale Carlo Costantini, allora nella Margherita, oggi deputato Idv.
Si riferiva alla gestione clientelare, alle spese irrazionali e alla poca trasparenza.
Il metodo, oggi, voltata pagina, è sempre lo stesso.

Alessandro Biancardi 08/03/2007 8.49