Le dimissioni del sindaco Tavani per un piatto di pasta?

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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FARA SAN MARTINO. I manifesti giganti che annunciano la festa della pasta organizzata dalla De Cecco e la manifestazione Gole&Sapori, a cura del Comune, sono ancora lì, immobili sui muri di Fara San Martino.
La prima si svolge il 31 luglio, la seconda una settimana dopo.
Eppure proprio dietro questi due avvenimenti dell'estate farese potrebbe nascondersi la spiegazione delle dimissioni di Antonio Tavani da sindaco di Fara San Martino. Dopo le prime ricostruzioni di questo gesto clamoroso di ieri, con il silenzio del dimissionario rotto solo da alcune sue dichiarazioni sibilline a PrimaDaNoi.it, in serata un comunicato ufficiale dello stesso Tavani cerca di spiegare i motivi veri del suo abbandono della carica di primo cittadino. Dunque non ci sarebbero né crisi politica né contrasti «con alcuna delle importanti aziende locali», dice Tavani, «prendo tuttavia atto che l'idea di promuovere il territorio di Fara San Martino riunendo in un unico organismo associativo oltre l'80% delle associazioni operanti sul territorio sta causando lacerazioni e conflitti sociali che la mia comunità non merita, ma che sono soprattutto profondamente ingiustificate. Mi assumo la responsabilità di aver voluto con forza quest'idea nuova di marketing territoriale, del suo temporaneo fallimento e faccio un passo indietro».
Excusatio non petita, accusatio manifesta?
Non si parlava d'altro infatti eri sera a Fara San Martino: Tavani si è dimesso perché la De Cecco non ha gradito che ad una settimana dalla sua festa della pasta se ne organizzasse un'altra?
Non proprio: il problema, secondo quello che si dice in paese, sarebbe che a quest'altra manifestazione è stata invitata anche la Delverde, con l'aggravante che la nuova proprietà argentina Molinos Rio de la Plata avrebbe avuto dei contrasti di mercato in Sud America proprio con la De Cecco, vicina di casa a Fara.
Che non ci fossero rapporti idilliaci tra i due notissimi pastifici che distano pochi metri l'uno dall'altro era ben noto ed i supposti attriti nei lontani mercati del Sud America non hanno favorito.
Perché, come ampiamente noto, “a Fara non si muove foglia che Filippo Antonio (De Cecco) non voglia”.
Ma non si tratta di un controllo asfissiante del Comune ma è difficile trovare nella storia un sindaco che sia rimasto in carica e non gradito all'imprenditore più noto d'Abruzzo.
De Cecco dunque come Agnelli: quel potere che non ha bisogno di “scendere in campo” per comandare.
Se a questo si aggiunge che Antonio Tavani è figlio di Levino, l'inventore e fondatore della Delverde, che a suo tempo osò sfidare il monopolio dei pastai più famosi, il cerchio si chiude.
Organizzare Gole&Sapori forse è stato un passo falso: la “pasta valley” è targata De Cecco, le radici degli spaghetti e dei rigatoni sono a Fara, non in Argentina.

Sebastiano Calella 28/07/2010 8.45

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