Ex centrale del latte: ora è il tempo del rimpallo delle responsabilità

Alessandro Biancardi

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PESCARA. L'idea generale sulla ex centrale del latte è una: della struttura non è mai importato troppo a nessuno ma adesso che è iniziata la demolizione della costruzione fascista si rincorrono dichiarazioni di sfida e accuse reciproche.
Sul destino dell'immobile, insomma, ora si muovono tutti, e piangono … sul latte versato.
I primi a lanciare l'allarme sono stati gli esponenti di Italia Nostra che già il 10 giugno scorso avevano firmato un appello per la salvaguardia del patrimonio architettonico del Novecento.
Quattro giorni dopo, il 14, il permesso di costruire è stato rilasciato dal Comune di Pescara per la cosiddetta "ristrutturazione innovativa", cioè si demolisce e si ricostruisce utilizzando la volumetria e mantenendo
inalterata la superficie. L'assessore Marcello Antonelli nelle ultime ore ha parlato di una «svista collettiva» ma il consigliere Maurizio Acerbo (Rc) respinge questa ipotesi e parla piuttosto di «una vergogna frutto di incompetenza e di molti comportamenti omissivi e complici».
«Effettivamente», ammette oggi il consigliere di Rifondazione, «l'importanza storica dell'edificio abbattuto non è mai stata oggetto di particolare attenzione nel dibattito cittadino, ma da due anni l'impresa cerca di ottenere il permesso per la demo ricostruzione! Possibile che, constatato che l'immobile non era sottoposto a vincolo, a istruttori e dirigenti non sia venuto in mente di richiedere ai sensi del Codice dei Beni Culturali l'intervento della Sovrintendenza? L'assessore Antonelli è stato informato della pratica in itinere? Se sì è corresponsabile, altrimenti proceda a sostituire i dirigenti. Non pretendo che conoscessero l'architetto Florestano Di Fausto, ma potevano chiedere lumi alla nostra facoltà di Architettura o ad associazioni come Italia Nostra. Il dubbio che quell'immobile del 1932 meritasse di essere vincolato neanche li ha sfiorati».
Ma l'ex dirigente dell'area Urbanistica all'epoca di D'Alfonso, Gaetano Silveri, gira delle domande proprio ad Acerbo«considerato che il vero responsabile è lui ed il suo partito. Ha avuto per 5 anni l'assessorato, ha il controllo delle associazioni ambientaliste, e non ha mai minimamente considerato l'ex centrale».
«L'ufficio», spiega Silveri, «ha applicato rigorosamente la vigente normativa urbanistico-edilizia. La Sovrintendenza, regolarmente invitata alle conferenze dei servizi preordinate all'adozione dei piani regolatori generali, non ha espresso riserve o censure in ordine alle scelte di piano. Tali conferenze sono state tenute il 12 febbraio 2002, il 14 febbraio 2003, ed infine il 21.02.2005. A tali riunioni la Sovrintendenza non ha preso parte, seppur regolarmente convocata. La stessa Amministrazione non ha ritenuto di apporre specifici ed autonomi vincoli sull'immobile».
Stessa cosa per le amministrazioni arrivate dopo: «nessuno», spiega Silveri, «ha ritenuto di tutelare l'immobile ex Centrale del latte, mediante appositi vincoli di Piano regolatore generale, compresa quella che ha adottato ed approvato la variante per un Piano regolatore delle invarianti, che vedeva l'assessorato all'urbanistica coperto da figura riferibile al partito della Rifondazione Comunista».
«A fronte delle chiare vicende e delle evidenti responsabilità politiche ed amministrative», continua Silveri, «è del tutto gratuita l'accusa, mossa dall'onorevole Acerbo alla dirigenza comunale, di essere autrice del misfatto. Il misfatto, se c'è, è semmai imputabile a quella forza politica che nel 2003 si era fatta carico di introdurre nel piano regolatore elementi di tutela ambientale ed anche storica. Il disastroso panorama del pressappochismo e del qualunquismo è aggravato dal silenzio delle Associazioni di categoria, che non sono intervenute per chiedere, durante il periodo di deposito dei Piani regolatori degli ultimi diciassette anni, l'apposizione di vincoli a tutela dell'edificio dell'ex Centrale del latte. Queste ultime sono intervenute, ma per chiedere la tutela di altri edifici, dimenticando e non considerando quello di cui oggi piangono la demolizione».
Insomma i veleni non mancano, così come la «svista colossale», forse dettata dal disinteresse.

27/07/2010 17.52

«DICHIARAZIONI RIDICOLE»

«Le dichiarazioni del dirigente Silveri rilasciate a PrimaDaNoi.it sono davvero ridicole», replica il consigliere Acerbo.
«Secondo Silveri i responsabili dello scempio edilizio consumatosi sarebbero Rifondazione Comunista e le associazioni che hanno segnalato il caso. Con questa logica tra poco si sosterrà che ci sono ancora mafiosi in giro perché Falcone non li ha arrestati tutti per tempo o che lo scandalo Parmalat è colpa di Beppe Grillo che poteva avvisare prima i risparmiatori».
«Come è noto a Silveri», spiega Acerbo, «che all'epoca fu nominato dirigente dal sindaco D'Alfonso contro l'opinione del PRC, noi abbiamo proposto di allargare la lista degli immobili vincolati nella variante e su questo fu presentata anche un'osservazione dalle associazioni.
Purtroppo non riuscimmo a convincere della scelta né la maggioranza né l'opposizione del Consiglio Comunale. Tutti dissero che i volevano maggiori approfondimenti e da allora noi proponiamo di fare una variante ad hoc».
Ma nel caso della ex-centrale del latte Acerbo parla di una vicenda di «carattere diverso».
«Faccio presente», continua l'esponente di Rc, «al dirigente che le associazioni fanno volontariato e segnalano alla pubblica amministrazione ciò di cui vengono a conoscenza. Diverso è il ruolo degli uffici comunali o della Sovrintendenza. Noi non abbiamo contestato la regolarità della procedura su cui comunque faremo approfondimenti, ma che la pratica gira da due anni tra le sue ed altre mani in Comune».
E' vero, replica ancora Acerbo, che due anni fa a nessuno era venuto in mente di chiedere la tutela dell'immobile, «ma è ancor più vero che nessuno, tranne gli uffici comunali, aveva ricevuto la richiesta di demolirlo. Non se la prenda Silveri se la cosa a lui, al dirigente Pasqualini che ha anche collaborato come libero professionista all'intervento, non è passato neanche per l'anticamera del cervello. Considerato che la pratica è stata oggetto di problematiche varie per circa due anni ci sembra lecito criticare questo comportamento».
«Quando siamo venuti a conoscenza della questione», prosegue Acerbo, «ci siamo attivati immediatamente sostituendoci all'ignavia dell'amministrazione che della cosa non ha informato nemmeno il Consiglio comunale. Spero che almeno questo non venga addebitato a Rifondazione e alle associazioni con cui collaboriamo da sempre nella tutela dei beni comuni».
27/07/10 20.30