Centrale del latte, Rc e Wwf: «no all'abbattimento»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

2948

PESCARA. No all'abbattimento della ex centrale del latte. A chiederlo sono Wwf e Rifondazione Comunista. Le associazioni: «sarebbe come abbattere l'Aurum». * ANTONELLI: «DEMOLIZIONE (INIZIATA) FRUTTO DI UNA SVISTA COLLETTIVA»
L'ex Centrale del Latte è opera di Florestano Di Fausto, uno dei maggiori esponenti internazionali dell'architettura del ventennio, autore per conto del Ministero degli Esteri di numerosissimi piani urbanistici e interventi edilizi nei paesi del Mediterraneo e di molte sedi diplomatiche all'estero.
Sua la nuova Predappio di Mussolini, la Cattedrale di Rodi, la villa dfi Beniamino Gigli a Recanati.
«In altre città e in altri paesi l'opera sarebbe già vanto delle amministrazioni pubbliche, perfettamente conservata», dicono dal Wwf. «A Pescara la vogliono abbattere per costruirci sopra un palazzo».
Le associazioni domani mattina alle 11, davanti alla sede, lanceranno un appello affinchè la città si mobiliti per evitare questo colpo mortale alla storia dell'architettura italiana.
Secondo il Comitato Abruzzese del Paesaggio, come rivela il consigliere comunale di Rc, Maurizio Acerbo, sarebbero già iniziati i lavori di smontaggio degli infissi anche se non ci sono cartelli di cantiere.
«Ho immediatamente telefonato all'assessore all'urbanistica Antonelli e al comandante Maggitti», spiega Acerbo, «per chiedere di verificare se sia stato comunicato al Comune l'inizio attività».
Il permesso di costruire è stato rilasciato dal Comune lo scorso 14 giugno, fa sapere ancora il consigliere comunale.
E' prevista la cosiddetta "ristrutturazione innovativa", cioè il fabbricato storico sarà demolito e al suo posto sarà realizzato un manufatto nuovo, più grande e più alto.
L'edificio, ricorda ancora il consigliere d'opposizione, è noto ai più probabilmente per aver ospitato gli uffici di Luciano D'Alfonso e del suo staff (c'era anche un'insegna molto visibile dalla strada).

NEGLI ANNI 30 PER CELEBRARE D'ANNUNZIO

L'opera progettata da Florestano di Fausto chiamata a funzionare come la “Centrale del Latte” del comprensorio Pescarese venne terminata nel 1932, già funzionante nel '36, fu di importanza strategica per il nuovo assetto urbanistico della città assieme all'edificio dell'Onmi presente sulla stessa Via del Circuito.
«I fratelli Giuseppe e Raffaele Staccioli originari di Manoppello», ricorda ancora Acerbo, «furono i titolari dell'omonima impresa di costruzioni che ebbe nel periodo incarichi in Libia e in Albania. La centrale del latte nasceva dall'esigenza fascista di celebrare la città che ha dato i natali a Gabriele D'Annunzio e, insieme alle altre costruzioni simboliche quali il Liceo Ginnasio intitolato allo stesso autore, la Casa del Balilla, la Cattedrale di San Cetteo e l'Ospedale Civile, costituisce patrimonio storico, artistico e testimoniale del secolo che, più di tutti, ha caratterizzato la città di Pescara».
Infatti [url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=26974]Italia Nostra ha lanciato da tempo un appello[/url] alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici dell'Abruzzo, per sottoporre a formale tutela l'edificio.
«Capisco che Mascia e Sospiri potrebbero desiderare la scomparsa di uno dei luoghi simbolo del dalfonsismo, ma farei loro presente che Florestano Di Fausto costruì anche la tomba della famiglia Mussolini a S. Cassiano di Predappio», continua Acerbo.
«Raggiungeremmo il massimo del ridicolo se la ex-Centrale del latte fosse abbattuta durante il festival dannunziano. Confido quindi in un celere ed efficace attivarsi dell'amministrazione per bloccare una eventuale demolizione».
Acerbo chiede inoltre ai parlamentari pescaresi di presentare un'interrogazione urgente al Ministero «per dare una mossa alla Soprintendenza».
«La strada da percorrere per salvaguardare un'opera di sicuro interesse storico-architettonico è quella dell'intervento della Sovrintendenza alla quale invierò domattina una lettera sottoscritta anche dalla consigliera Paola Marcheggiani.
Ho parlato anche con il sindaco chiedendogli di attivarsi in tal senso».
Il Codice dei beni Culturali prevede la possibilità di apposizione del vincolo da parte della Sovrintendenza.

26/07/2010 16.22


Visualizzazione ingrandita della mappa

[pagebreak]

ANTONELLI: «DEMOLIZIONE (INIZIATA) FRUTTO DI UNA SVISTA COLLETTIVA»

PESCARA. Tutti d'accordo ma per «una svista collettiva» nessuno si è mai preoccupato di porre un vincolo sul fabbricato della vecchia centrale del latte.
«Resta l'impegno del governo cittadino», ha spiegato Marcello Antonelli, «a salvaguardare altri edifici del genere, impegno che si sta traducendo in una revisione dello studio redatto negli anni '90 da Bartolini e Salimbene relativo all'apposizione di vincoli sui nostri edifici storici. Ovviamente dovremo far presto e fare bene».
Una concessione edilizia è stata rilasciata ed è cominciata la demolizione e la ricostruzione con diversa distribuzione delle aree dell'edificio, costruito nel 1932, senza mutare la superficie.
«Il rilascio di quella concessione rappresenta un atto assolutamente legittimo», ha ribadito l'assessore Antonelli, «condivido le preoccupazioni derivanti dalla necessità di salvaguardare quei pochi reperti storici sopravvissuti al tempo. Ma la verità è che l'ex centrale del latte non è mai stata oggetto di vincolo, mai nessuno l'ha posto, neanche nel Prg vigente, ossia nella variante delle invarianti. E oggi il vincolo è l'unico strumento per evitare simili interventi di demolizione e ricostruzione: lo poteva porre il Ministero, la Sovrintendenza, lo stesso Comune di Pescara che però non lo ha fatto, rendendo l'intervento odierno legittimo».
Per scongiurare altri simili episodi Antonelli dice che la nuova amministrazione sta già lavorando alla redazione di una variante normativa al Piano regolatore che comprenda anche la rivisitazione e la rimodulazione dello studio redatto negli anni '90 da Bartolini-Salimbene relativo all'apposizione di vincoli a salvaguardia di immobili storici o di pregio architettonico, uno studio che pure presentava dei vizi visto «che ha posto dei vincoli anche su dei pollai, non prevedendoli in casi dove invece sarebbe stato necessario, come nel caso dell'ex centrale del latte».
Non solo: nel 2004 l'Associazione Dimore Storiche, sezione Abruzzo, ha presentato un'osservazione alla variante delle invarianti che conteneva la richiesta di apposizione di vincoli su oltre venti edifici cittadini e l'edificio dell'ex centrale del latte non compariva neanche in quell'elenco.
«Dunque è evidente che il ‘caso' odierno è frutto di una svista collettiva, quell'edificio era sfuggito all'attenzione di tutti, e oggi è impossibile risolvere il problema con una ‘pezza'».

27/07/10 7.38