Chieti, Cardiochirurgia a rischio: numeri poco chiari e progetti misteriosi

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

2848

Chieti, Cardiochirurgia a rischio: numeri poco chiari e progetti misteriosi
CHIETI. Altro che tutto a posto. La Cardiochirurgia di Chieti soffre di un grave scompenso, forse un’aritmia. E rischia la morte per una specie di mobbing strategico messo in atto dal misterioso regista della sanità abruzzese. (Nella foto da sinistra l'ex manager Maresca e Di Giammarco)
Una sorta di Innominato di manzoniana memoria, che si affianca ai tanti don Rodrigo per i quali la Cardiochirurgia a Chieti “non s'ha da fare”.
Si vuole dimostrare che il reparto funziona poco e male?
Per i ragionieri della sanità sarebbe il pretesto giusto per trasferirlo altrove, dove si lavora di più a costi inferiori (una specie di delocalizzazione alla cinese, dove si guarda ai numeri e
non alla qualità) o addirittura per chiuderlo.
Si potrebbe sempre trovare qualche grosso gruppo privato (per esempio il San Raffaele di Milano, creatura di don Verzè) disposto a venire a Chieti per fornire la Cardiochirurgia a pagamento, magari
dopo l'acquisto di Villa Pini.
Il che, per uno strano scherzo del destino, darebbe ragione ad Enzo Angelini che anni fa aveva accarezzato l'idea di attivarla lui questa specializzazione.
Ma nessuno ne parla: né l'Università, che pure dovrebbe difendere questa clinica universitaria ed il suo primario Gabriele Di Giammarco, né il centrodestra che governa, i cui esponenti locali sembrano preferire lo scontro sui tagli del Piano sanitario e non fanno invece il passo successivo: cioè chiedersi se il mancato completamento del nuovo edificio di Cardiochirurgia (denunciato solo da PrimaDaNoi.it) serve per avviare a morte lenta questo reparto di eccellenza della sanità
teatina.
Sembrano perciò fuorvianti le dichiarazioni rassicuranti dell'assessore Mauro Febbo: «nessun rischio, il reparto non perde posti letto».

IL POLVERONE CHE NASCONDE IL PANORAMA

Come al solito si solleva un polverone politico in cui gli schieramenti contrapposti si beccano e si rinfacciano questa o quella colpa, così non si capisce più niente, si fa confusione tra i problemi sollevati e tutto resta come prima.
Approfittando anche di qualche incertezza sui numeri, visto che quelli pubblicati sono errati.
Se i posti letto previsti non sono solo 24 (come per errore si è scritto nel Piano), ma 60 «e non si perde niente», si dovrebbe spiegare bene a cosa ci si riferisce.
Questi 60 posti letto sono riferiti a tutta la Asl (compresi dunque gli ospedali di Lanciano e di Vasto) e quindi già per questo si perdono moltissimi posti letto? Oppure solo a Chieti? Ma anche se restiamo nel capoluogo, attualmente i posti in funzione nel Dipartimento cardiovascolare sono 73, così divisi: 24 per la Cardiochirurgia (Gabriele Di Giammarco), 15 per la Chirurgia vascolare (Francesco Spigonardo), 18 per la Cardiologia (Filoteo Gaeta), 16 per la Cardiologia Utic (Cesare Di Iorio).
Se a Chieti sono stati attribuiti 60 posti letto, ciò significa che ne sono stati tagliati 13 a Chieti, oltre eventualmente quelli di Lanciano e Vasto.
Inoltre parlare di Area funzionale cardiovascolare ingenera confusione: si tratta di posti letto chirurgici o medici o entrambi?
E quelli delle terapie intensive Utic (l'unità coronarica per gli infartuati) e l'intensiva cardiochirurgica (per gli operati al cuore) sono ricompresi nei 24 del reparto di Cardiochirurgia o sono dentro gli 8 posti della Terapia intensiva (8 ciascuno per Chieti, Lanciano e Vasto)?
Come si vede, tutto sembra fatto apposta per non essere chiaro.

CARDIOCHIRURGIA: MENO INTERVENTI PIU' COSTI E RISCHIA IL TAGLIO

Noi tentiamo invece di fare chiarezza su come funziona la Cardiochirurgia di Chieti.
Il primo dato significativo (non si fanno solo trapianti, anzi se ne fanno sempre meno perché oggi si preferisce inserire il cuore artificiale) è la diminuzione degli interventi: nei primi 5 mesi di quest'anno gli interventi sono stati 229 contro i 273 dello stesso periodo 2009 (meno 44 interventi). Il che (meno 100 interventi a 17 mila euro l'uno)
in termini economici e su base annua equivale ad una perdita secca da parte della Asl di circa 1 milione e 700 mila euro.
E un minor numero di interventi significa anche liste di attesa più lunghe, un costo sociale insopportabile e difficilmente quantificabile. L'altro dato preoccupante è l'allungamento del tempo medio delle degenze per la scarsa disponibilità dei posti di Terapia intensiva cardiochirurgica (solo 4, mentre nella vecchia sede del San Camillo ne erano 6): il non poter operare allunga le degenze in quanto non è facile dimettere pazienti a rischio come i cardiopatici in attesa di intervento.
E questa è un'altra spesa molto significativa. C'è di più: degenze più lunghe espongono a maggiori pericoli di infezioni pre e post-operatorie, che mettono a rischio la vita del paziente ed espongono la Asl a grossi risarcimenti.
Cioè altre spese addebitate al reparto che così accumula deficit paurosi e non fa certo una bella figura, soprattutto in tempi in cui è la ragioneria a decidere sulla sopravvivenza o sul taglio di un reparto. Eppure negli anni passati la Clinica cardiochirurgica, fiore all'occhiello della sanità teatina con i suoi trapianti e con le sue tecniche innovative per il bypass coronarico, si era attestata sui 600 interventi l'anno.
E l'indice di attrazione era molto alto sia per l'Abruzzo che per le Regioni confinanti, anche per il tasso di mortalità addirittura inferiore all'1%, un terzo cioè della mortalità media in Italia. Oltre ai trapianti già effettuati da molti anni, il reparto è tra i pochi a livello nazionale (ed il primo nel Centro-sud) che ha inserito 5 cuori “artificiali” (il Jarvik 2000, una pompa a forma cilindrica di 4 x 3 cm): 4 di questi pazienti sono tornati ad una vita normale.

CHI HA PAURA DI QUESTA CARDIOCHIRURGIA?

Il mobbing in realtà è già iniziato all'inizio del 2010. A quest'epoca risale la disposizione dei 4 posti letto di terapia intensiva post-operatoria cardiochirurgica (compreso il box per i trapianti di cuore), diversamente da quanto accadeva fino alla fine del 2009.
A quella data infatti si poteva disporre di un 5° posto letto richiesto all'Utic, con cui la Cardiochirurgica divide l'area di degenza.
Con l'arrivo del nuovo manager, e quindi con la nuova regìa sanitaria dell'Innominato, il reparto è stato messo a dieta. E l'Università non ha protestato.
Vuol dire che “sta già parlato”?

Sebastiano Calella 26/07/2010 8.35

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK