La Cardiochirurgia Chieti vittima di lotta di potere? Febbo:«nessun taglio»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. C’è sempre la firma dell’ingegnere Pasqualino De Flaviis nelle richieste alla Asl di Chieti per il cantiere della Cardiochirurgia.
Come noto, una perizia di variante del lavoro è stata oggetto nei giorni scorsi di una riunione convocata dal manager Francesco Zavattaro, il quale ha messo in allarme gli addetti ai lavori per un possibile mancato completamento dell'opera.
E un ritardo agevolerebbe il trasferimento a Teramo della Cardiochirurgia, possibilità che comunque il manager ha escluso.
Ma l'oggetto della riunione e cioè una possibile altra utilizzazione dei due o tre milioni di euro rimasti della perizia di variante, è stata valutata come un altro ostacolo (uno dei tanti) sulla via della rapida conclusione dei lavori.
Abbiamo già documentato la travagliata storia del cantiere che però – a dispetto dei boicottaggi veri o presunti – ha lavorato velocemente ed è arrivato quasi alla fine del lavoro.
La firma di De Flaviis è una costante: una volta la delibera del manager Maresca non va e deve essere rifatta, un'altra c'è la richiesta di rendicontazione del primo finanziamento (tra l'altro sembra che per le micro opere questo documento non serviva e comunque non era previsto nel contratto), ora c'è la sua firma nel documento che pubblichiamo.
Si tratta dell'ennesima richiesta di documentazione progettuale per l'ammissione a finanziamento in base all'accordo di programma integrativo tra Regione e Stato. Il documento è importante però anche per un altro aspetto: certifica in modo incontrovertibile che il completamento del Dipartimento Cardiochirurgico è uno dei quattro obiettivi strategici (nel testo originale la frase è sottolineata ed è in neretto), insieme al potenziamento dell'emergenza-urgenza, della messa a norma degli ospedali e del potenziamento delle strutture ospedaliere territoriali.
Come dire: qualsiasi altra destinazione d'uso per i fondi già stanziati è impossibile.
Si tratta di fondi finalizzati che debbono essere spesi per questi progetti e non per altro, anche se il manager Zavattaro – forse non informato dai suoi tecnici e dal suo consulente, Pipoli, di recente nomina – ha dichiarato che la riunione serviva ad individuare un altro uso dei soldi rimasti perché non ancora spesi.
Tra l'altro questo documento contiene un'altra chicca: oltre il contributo del 10% da parte della Asl, così si legge: «si coglie l'occasione per richiamare la diretta responsabilità del Direttore generale per quanto attiene il raggiungimento dell'obiettivo (la realizzazione dell'opera) che costituisce elemento di valutazione del proprio operato».
Per capirci: al manager Maresca il governo regionale di centrosinistra imponeva di correre, al successore Zavattaro il centrodestra attribuisce dei punti se frena?

LEGNINI (PD):«NON COMPLETARE LA CARDIOCHIRURGIA È ROBA DA CORTE DEI CONTI»

«E' una decisione gravissima», ha commentato ieri il senatore Giovanni Legnini, Pd «quella di bloccare o pensare di trasferire la Cardiochirurgia. Ed è anche impraticabile, perché l'accordo di programma per il completamento della struttura non è generico ed il finanziamento è finalizzato, cioè si può usare solo per quello che è stato deciso e cioè il completamento del cantiere. Se lo bloccano è roba da Corte dei conti. La mia impressione è che Chiodi e Venturoni si muovano più come assessori del Comune di Teramo che come esponenti regionali».
C'è però un altro passaggio nella tormentata vicenda del cantiere che si vuole fermare. L'invio della documentazione progettuale al Crta, il Comitato regionale tecnico amministrativo, che sovrintende al ramo e che decide se la pratica è fatta bene ed ha le gambe per camminare oppure se deve essere modificata, aggiornata, integrata o bocciata.
Un passaggio obbligato molto temuto che in questo caso riguarda la variante da 5 milioni di cui si parla per il completamento del lavoro.
Il Servizio investimenti tecnologici e strutturali della direzione sanità della Regione spedisce il tutto al Crta, tra l'altro appena nominato sotto il governo di centrodestra. Dopo tre riunioni, il 25 febbraio di quest'anno la variante viene approvata senza nessuna prescrizione.
Basta al dirigente del servizio De Flaviis?
Basta alla Asl che deve fare solo una delibera per pagare la variante?
Forse no, se la riunione di pochi giorni fa, invece di far andare avanti il cantiere, è sembrata un passo indietro.

UNA LOTTA DI POTERE CONTRO L'UNIVERSITÀ D'ANNUNZIO?

Qualcuno ha deciso lo stop di Cardiochirurgia?
O il reparto, che è universitario, è stato sacrificato dall'Università, se è vera la dichiarazione dell'assessore Venturoni che lì la d'Annunzio ci vuole realizzare un Irccs, cioè un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico?
Sono interrogativi che possono prefigurare un altro scenario: i politici locali di opposizione, ma anche il sindaco di Chieti che appartiene alla maggioranza, protestano contro il pericolo di scippo di questo reparto di eccellenza.
Il problema potrebbe essere un altro e cioè le prove generali per un attacco all'Università d'Annunzio al fine di indebolirla.
Vedi la crisi di altri reparti universitari come la Chirurgia toracica di Chieti (dopo il pensionamento del prof. Sacco) e la Neurochirurgia di Pescara (le contestazioni al prof. Bonaguidi): si tratta di reparti con Drg tra i più alti, cioè di interventi costosissimi, come si può ben capire per Cardiochirurgia.
Meno Drg uguale meno potere contrattuale, forse la chiusura, comunque la fine del sogno di un'Azienda autonoma universitaria. Con le eccellenze e i Drg ricchi che si spostano altrove.

Sebastiano Calella 24/07/2010 8.40


FEBBO:«CARDIOCHIRURGIA RESTA A CHIETI E NON PERDERÀ ALCUN POSTO LETTO».

E' quanto dice oggi Mauro Febbo, assessore regionale che si scaglia contro il Pd.
«La Cardiochirurgia di Chieti ha e manterrà 60 posti letto a Chieti», spiega Febbo, «le ragioni dell'equivoco che aveva determinato “numeri” diversi sono state ampiamente chiarite dall'assessore Venturoni e dal sub commissario Baraldi. Ne hanno preso atto tutti, eccetto il senatore Legnini al quale evidentemente non resta da fare altro che demagogia dopo la sonora batosta elettorale rimediata anche alle ultime elezioni comunali, allorquando i cittadini hanno bocciato anche l'indirizzo urbanistico che ha voluto dare alla Città capoluogo».
Febbo ha poi voluto ricordare quando Legnini «scorazzava, da un capo all'altro di questa provincia insieme all'allora ministro della sanità Livia Turco (13 e 14 aprile 2008, in piena campagna elettorale, un mese prima delle Elezioni Politiche) ed entrambi andavano raccontando che i problemi della sanità abruzzese erano stati risolti, miracolosamente. Salvo poi scoprire, solo un mese più tardi (e la stampa locale ne diede ampio risalto) che l'allora premier uscente Romano Prodi aveva invece dovuto commissariare la Sanità dell'Abruzzo perchè i conti erano tutt'altro che in regola».
«E a proposito di risanamento ricordo sempre al senatore Legnini», ha concluso Febbo, «che la delibera di Giunta Regionale nr. 354 del 24 aprile 2008, quella sul risanamento dei debiti della sanità abruzzese (governava sempre Del Turco), non è mai stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, se non un anno dopo, il 24 marzo 2009, quando la Giunta Chiodi, appena subentrata, se ne è fatta responsabilmente carico».

24/07/2010 12.21

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CARDIOCHIRURGIA CHIETI: Accordo di programma richiesta documenti

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