Nuova Cardiochirurgia di Chieti, anche il sindaco contro lo scippo

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2159

ABRUZZO. Parte da lontano l’attacco alla Cardiochirurgia di Chieti: qualcuno ha tentato (e tenta) di ritardare la conclusione dei lavori per la nuova sede e questo ha fatto scattare le ipotesi di un trasferimento dell’attività in altro ospedale, ad esempio il Mazzini di Teramo.


ABRUZZO. Parte da lontano l'attacco alla Cardiochirurgia di Chieti: qualcuno ha tentato (e tenta) di ritardare la conclusione dei lavori per la nuova sede e questo ha fatto scattare le ipotesi di un trasferimento dell'attività in altro ospedale, ad esempio il Mazzini di Teramo.
Che ipotesi poi tanto non sono, se il sindaco di Chieti ha scritto al presidente Gianni Chiodi per lamentare questo scippo ai danni della sanità teatina e della città in generale.
E se in Giunta regionale sono state gelate dal collega Venturoni le richieste di chiarimento dell'assessore Mauro Febbo sulla nuova Cardiochirurgia venuta su a tempo di record a fianco al SS. Annunziata: «metà edificio sarà destinato ad uffici, l'altra metà se lo prende l'Università».
Un epilogo annunciato, un “aiutino” della Giunta Chiodi per la morte di un reparto d'avanguardia che già soffriva di aritmia?
Troppo travagliata infatti è la storia delle varianti di questo progetto, dei pagamenti dei Sal (stato di avanzamento lavori), delle varianti alle varianti, come l'ultima proposta dal manager Francesco Zavattaro.
Abbiamo già raccontato che esistono due delibere Asl, la 489 e la 490 del 19 maggio scorso, che danno mandato al Rup Eugenio Di Caro «di predisporre gli atti per la sottoscrizione di uno specifico atto suppletivo con l'Ati De Cesare per l'affidamento dei lavori di perizia secondo quanto già previsto dalle deliberazioni n.380 del 14/05/09 e n. 668 del 06/08/09».
C'era bisogno di un'altra riunione, quella che si è tenuta l'altro ieri alla Asl (di cui abbiamo dato notizia) per ingarbugliare ancora di più le cose?
Certamente sì, se la vediamo dalla parte di chi ha sempre ostacolato questo cantiere. Certamente no, se consideriamo i fatti alla luce di chi vorrebbe concludere rapidamente i lavori.
Perché non è la prima volta che la Regione, con il pretesto di chiarimenti o con la richiesta di documentazione suppletiva, rallenta l'iter della pratica. La storia di questo appalto è lunga e merita di essere raccontata.

LA STORIA DELLE DIFFICOLTÀ DELLA NUOVA CARDIOCHIRURGIA

L'idea di costruire la nuova sede della Cardiochirurgia nasce sull'onda dell'entusiasmo per i trapianti.
Siamo a metà anno 90: vince la gara l'impresa Federici, che poi fallisce. Nel 2005 nuovo appalto: c'erano in lire 50 miliardi finalizzati da spendere, circa 25 milioni di euro, con due canali di finanziamento: il primo era quello del Cipe (fondi ex art. 20 per la Sanità) l'altro attingeva ai fondi regionali per l'accordo Stato-Regioni.
Si trattava di due lotti di lavori, ma l'appalto era unico, così come il contratto: duplice solo la consegna dei lavori.
Vince la gara l'Ati Ulrico De Cesare srl (capofila, una delle imprese di costruzioni più antiche di Chieti e non solo) con la Guerrato di Rovigo, la Solisonda di Francavilla al mare, la Di Cosmo costruzioni di Chieti, la Iab spa, che fa capo all'ingegner Buzzetti, presidente dei Costruttori italiani.
Dopo i soliti, canonici ricorsi, i lavori partono ad aprile 2006 e procedono speditamente.
A fine 2007 si rende necessaria una perizia suppletiva e di variante: serve per costruire le sale operatorie che non erano state progettate.
E la perizia prevede anche l'adeguamento alla normativa che intanto era cambiata. Qui, in questo momento nascono la sala open (quella a tre tavoli operatori, che oggi non piace più) e le sale normali. Già con questa perizia i costruttori si scontrano con la lentezza della burocrazia regionale. Le decisioni sono di lenta gestazione e dall'ottobre 2007 lo schema di contratto arriva il 5 febbraio 2009, quando con delibera n.380 il manager Mario Maresca approva il tutto. Intanto per le lungaggini ed il blocco del cantiere la Guerrato di Rovigo presenta una riserva di 1,6 milioni (che poi, dopo una lunga trattativa viene ritirata). E qui parte la seconda puntata della via crucis del progetto, o meglio della variante.
Come si ricorderà, il finanziamento originale era di due fonti (Cipe e patto Stato-Regioni) e i soldi della variante dovevano essere attinti dalla seconda fonte.
Ma l'operazione necessitava di un'approvazione della Giunta regionale, che non c'è mai stata, mentre il documento di Maresca è approdato in via Conte di Ruvo, all'ufficio dell'assessorato alla sanità.
Qui incoccia in un funzionario molto ligio e molto preoccupato che le cose a Chieti non si facciano bene.
Così decide che questa delibera di Maresca non va bene.
Ne deve essere rifatta un'altra.
Un altro don Rodrigo sulla strada della Cardiochirurgia che “non s'ha da fare”?
Non proprio: la saga di manzoniana memoria finisce qui.
Non c'è l'Innominato, ma un tecnico con nome e cognome che non si limita ad un “niet” motivato da presunte irregolarità formali. Va oltre. Ed il progetto viene inviato alla Commissione regionale che vaglia la regolarità dei progetti (Crta): c'è la speranza che almeno qui ci possa essere una bocciatura?
Vedremo com'è andata a finire.

Sebastiano Calella 22/07/2010 9.05

[url=http://www.primadanoi.it/notizie/27679-Cardiochirurgia-di-Chieti-rischia-lo-stop-l%E2%80%99attivit%C3%A0-sar%C3%A0-spostata]*CARDIOCHIRURGIA "LO SCIPPO": PRIMA PARTE[/url]