Cardiochirurgia di Chieti rischia lo stop: l’attività sarà spostata?

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Cardiochirurgia di Chieti rischia lo stop: l’attività sarà spostata?
IL CASO. CHIETI. «Questa Cardiochirurgia di Chieti non s’ha da fare», avrebbe sentenziato il don Rodrigo che comanda alla Regione. «Perché?» hanno chiesto al manager Francesco Zavattaro gli allibiti protagonisti della riunione tecnica che si è tenuta ieri alla Asl di Chieti.
Si doveva discutere dell'avanzamento dei lavori proprio del cantiere della Cardiochirurgia, in costruzione da circa 2 anni, e dei pagamenti sospesi per la variante a suo tempo approvata.
Sulla risposta però le versioni sono contrastanti: qualcuno riferisce di aver sentito che per «motivi territoriali» è meglio spostare a Teramo la Cardiochirurgia (l'attività, naturalmente, non il nuovo edificio in fase di completamento), altri (come ha confermato personalmente il manager contattato da PrimaDaNoi.it) sostengono che nella riunione si è parlato solo di lavori, di stati di avanzamento, di perizie di variante approvate, ma non autorizzate, insomma di aspetti burocratici e non di dislocazione territoriale del reparto.
Insomma il manager minimizza.
Ma se così fosse, non si spiegherebbe l'allarme arrivato via sms a tutti i parlamentari e a tutti i consiglieri ed assessori regionali (soprattutto teatini), invitati a muoversi per evitare quest'altro scippo a Chieti.
«Non è stata una riunione politica, ma tecnica – spiega il manager Zavattaro – e le voci su un possibile spostamento di Cardiochirurgia a Teramo sono destituite di ogni fondamento, visto che comunque sarebbero di competenza del commissario Chiodi e del sub commissario Baraldi ed io non mi sogno di fare invasione di campo. Si è parlato invece e a lungo della variante al progetto approvata dal precedente manager (Mario Maresca, ndr) per la modifica della destinazione d'uso di 5 milioni di euro di lavori. Per intenderci», ha aggiunto, «quelli utilizzati per le sale operatorie, come quella open a tre tavoli operatori. Il problema è nato perché in questi anni sono arrivate novità normative e innovazioni tecniche che addirittura mettono a rischio l'omologazione proprio di questa sala operatoria. Senza dire che c'è stato anche il taglio dei posti letto, cioè la situazione è cambiata. Per questo ho ritenuto necessario convocare la riunione per rivedere i contenuti della variante. Tutto qui».
Ma non è che questa operazione è una delle tante trappole burocratiche per ritardare l'apertura di questo nuovo edificio, costruito proprio per ospitare la Cardiochirurgia? «Al contrario – conclude Zavattaro – oggi sono stato in assessorato regionale per formalizzare l'incarico ad un ingegnere-consulente che dovrà aiutarci ad aprire prima dei 300 giorni previsti per i lavori di completamento. I problemi vengono dopo e sono quelli dell'attività reale di questo reparto».

TROPPI FRENI AL COMPLETAMENTO DELLA STRUTTURA

Sarà vera la “diagnosi” tranquillizzante del manager Zavattaro o sono fondate le preoccupazioni dei partecipanti alla riunione, della Proger, delle imprese dell'Ati che ha vinto l'appalto?
Sono, infatti, preoccupati tutti quelli che operano su questa struttura e che da anni si vedono mettere i bastoni tra le ruote di una macchina che si è mossa velocemente: l'edificio, un vero capolavoro di ingegneria in cemento armato, è venuto su sotto gli occhi di tutti a velocità inusuale.
Ma la burocrazia sanitaria della Regione ha frenato molto il lavoro, se è vero che il 13 Marzo 2008, in un verbale che pubblichiamo, «la Ausl e la Direzione lavori si impegnano per quanto di competenza alla sollecita approvazione della variante».
Da allora sono passati due anni e mezzo, (tra l'altro con una richiesta di danni da parte dell'Impresa Guerrato che ha avanzato una riserva di 1,6 milioni di euro per i ritardi) e nulla si è mosso.
Altro che accelerazione, qui ci sono tracce evidenti di frenata…
L'impressione netta, leggendo quanto dispongono le ultime delibere Asl (la 489 del 19 maggio scorso e la 490, stesso giorno, che sono una la copia dell'altra salvo il diverso importo dell'importo dei lavori) è che la riunione di ieri era del tutto inutile, se già due mesi fa era stato disposto dal direttore generale Zavattaro e dal direttore amministrativo Angelo Tanese «di dare mandato al Rup di predisporre gli atti per la sottoscrizione di uno specifico atto suppletivo con l'Ati De Cesare per l'affidamento dei lavori di perizia secondo quanto già previsto dalle deliberazioni n.380 del 14/05/09 e n. 628 del 06/08/09».
Ritardo colpa del Rup (il responsabile unico del procedimento)? Così potrebbe andare a finire, quando si è alla caccia di un capro espiatorio.

UN REPARTO CHE FA GOLA

In realtà i freni al completamento del cantiere hanno un nome ed un cognome e forse una regìa, se è vero che la Proger (la società che sovrintende ai lavori) l'8 luglio scorso, fiutando puzza di bruciato, ha scritto una lettera in cui chiedeva alla Asl di «far conoscere i tempi effettivi programmati da codesta Azienda per provvedere alla stipula di codesto atto aggiuntivo».
E non a caso questa lettera, per conoscenza, è stata inviata anche all'Osservatorio dei contratti pubblici, che spesso è l'anticamera della Procura della Repubblica.
A questa iniziativa del manager ieri erano stati convocati l'architetto Benito D'Armi, Proger, direttore dei lavori, l'ingegner Antonio Carafa, presidente della commissione collaudo, l'ingegner Luca Franceschini, direttore della sicurezza, il manager, il direttore sanitario Amedeo Budassi, Eugenio Di Caro, Rup con il suo aiuto Di Gialluca, e Pipoli di Bologna, il consulente di Zavattaro.
Alla fine la riunione è sembrata una delle tante operazioni defatigatorie che hanno contrassegnato l'iter burocratico di questo appalto.
C'è qualcuno che rema contro Chieti?
Ormai se ne parla apertamente e si dice pure che alcuni esponenti regionali del Pdl hanno sollecitato l'assessore Venturoni per definire in tempi brevi la questione, senza però ottenere granché.
Addirittura si maligna che dopo le delibere del 19 maggio, il manager sia stato chiamato a Pescara dal Don Rodrigo di cui si diceva che, senza usare i “Bravi” di manzoniana memoria (come cambiamo i tempi: li si vietava un matrimonio, qui un appalto), avrebbe detto chiaramente che il cantiere andava fermato.
Come? Trovando pretesti per non pagare i Sal, gli stati di avanzamento: il risultato sarebbe stato chiudere di fatto la Cardiologia, ma senza dirlo.
Perché oggi va di moda giocare sulle parole: gli ospedali non si chiudono, si “riconvertono” e i reparti appetibili si fanno morire per farli rinascere altrove.
Cui prodest?...

Sebastiano Calella 20/07/2010 19.34


Verbale cardiochirurgia Chieti