Avanti tutta, 40 sindaci Aca danno fiducia a Di Cristoforo

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Avanti tutta, 40 sindaci Aca danno fiducia a Di Cristoforo
PESCARA. Verrebbe da pensare ad una allegra combriccola unita e solidale di persone che si ritrovano d’accordo su tutto e decidono di vedere solo quello che vogliono vedere e decidono di ignorare la realtà e le loro responsabilità. * CASTRICONE(PD):«I 40 SINDACI SONO RESPONSABILI». RC:«CASTRICONE CHI?»
Ne sono emerse di conferme ieri dalla assemblea dei soci dei 64 sindaci che fanno parte dell'Aca, la società pubblica, perché formata con fondi pubblici, ma occupata militarmente dal partito dell'acqua, capeggiato ancora da Giorgio D'Ambrosio (nella foto).
Il dato ineluttabile che emerge è la responsabilità solidale che i sindaci hanno voluto dare all'attuale gestione della società, respingendo le dimissioni del presidente e dei vertici così come aveva chiesto l'assessore pescarese Marcello Antonelli.
Per i sindaci è dunque tutto ok.
Una promozione al 100% di Di Cristoforo & company.
La maggioranza non si è mostrata preoccupata per la dilapidazione di centinaia di milioni di euro finiti nel nulla per lavori mai fatti, per sconti selvaggi agli amici e sostenitori di partito sulle bollette (così come evidenziato dalle indagini della Procura di Pescara), per consulenze inutili, assunzioni clientelari avallate dai sindacati a fronte di un servizio sempre più scadente, di acqua avvelenata somministrata per anni, di disagi immensi sopportati da 250 mila persone, e tariffe che aumenteranno.
Si chiudono gli occhi e si va avanti. Nessuno sembra interessato a svelare giochi e interessi particolari. Nessuno sembra interessato ad un ravvedimento.

PRIORITA' ASSOLUTA: IL TERZO UOMO

Iniziata alle 16 la riunione dell'Aca è scivolata via in un paio di ore nella sede dell'ente d'ambito di via Raiale.
All'ordine del giorno c'erano la nomina del terzo componente del Cda dell'Aca, la presentazione della bozza del piano industriale Aca spa per discussione e approvazione e le comunicazioni del presidente.
L'Assemblea dei Soci ha nominato come terzo componente del Cda il sindaco di Casalincontrada Concetta Di Luzio, con 37 voti favorevoli e 6 astenuti.
Ancora una volta ha partecipato alle votazioni poco più della metà di tutti i 64 sindaci ed il nuovo membro del Pd è passato con un paio di voti in più rispetto al quorum anche con i voti dei sindaci del centrodestra.
In corsa c'erano anche, Davide Di Persio, e il sindaco di Ripa Teatina, Mauro Petrucci (Udc), i quali hanno ritirato la propria candidatura durante la discussione.
Con l'ingresso di un nuovo sindaco del Pd all'interno del consiglio di amministrazione il partito dell'acqua rinsalda le sue fila e si palesa l'accordo che si ventilava con il centrodestra.
Al Pd il terzo componente e al Pdl cosa?

IL PIANO INDUSTRIALE E' UNA BOZZA: PROMESSE VUOTE

L'Assise ha poi approvato il piano industriale dell'Aca (ma era una bozza dunque passibile di modifiche ulteriori…) che impegna i Comuni membri ad effettuare delle «migliorie per la società entro 15-20 giorni».
Il piano passa con il voto favorevole di soli 25 Comuni (meno della metà dei sindaci).
A proposito di consulenze anche la bozza votata è frutto di uno studio costato ben 20mila euro di consulenza esterna.
Insomma da una parte i sindaci (quasi gli stessi) in sede Ato si sono detti disponibili ad un taglio drastico delle spese, poi vestono i panni di soci dell'Aca e cambiano idea, si rimangiano tutto e benedicono la gestione Di Cristoforo.
«Le bugie dei sindaci del centrodestra e del centrosinistra hanno le gambe corte», dice Corrado Di Sante, segretario provinciale di Rc, «loro vogliono gli aumenti, mantenere e spartirsi nuove poltrone. Rifondazione Comunista continua a battersi per evitarli».
Infatti la proposta di rinvio sostenuta dal sindaco di Tocco da Casauria, Riziero Zaccagnini (Rc), per individuare gli sprechi ed evitare l'aumento delle tariffe ha visto il voto favorevole di soli 6 Comuni (Castiglione a Casauria, Manoppello, Pineto, Spoltore e Torre de' Passeri). Tutti gli altri hanno votato contro.
Contro l'individuazione degli sprechi per tagliare le spese superflue ed evitare l'aumento della tariffa.

DI CRISTOFORO BENEDETTO DAI SINDACI SOLIDALI

Al terzo punto c'era l'ordine del giorno “comunicazioni del presidente” ma è stato trasformato in mozione di indirizzo e le comunicazioni sono state addirittura messe ai voti.
Tra queste la definizione dei compensi per il collegio sindacale e la proposta di incarico tramite consulenza esterna (ovvero senza concorso) di un dirigente per il personale.
Insomma nell'Aca che affonda e affoga inesorabilmente si fa spazio per nuove spese e consulenze prezzolate.
Il sospetto di un baratto tra Pd e Pdl è a questo punto una certezza visto che a votare la fiducia sono stati molti sindaci del centrodestra ma pare non Pescara.
Perché i sindaci del centrodestra hanno votato con il Pd?
Il capogruppo del Pdl Lorenzo Sospiri se la prenderà con i sindaci dissidenti o con il collega rappresentante del Comune di Pescara?
«Ho deciso di rimettere le mie dimissioni da presidente dell'Azienda Acquedottistica di Pescara nelle mani dell'assemblea dei Soci», ha dichiarato il presidente Di Cristoforo, «ringrazio quindi i quaranta sindaci che, attraverso la firma di un documento condiviso, hanno deciso di rinnovarmi la fiducia. Una dimostrazione di stima che sarà ben ripagata: andremo avanti e continueremo a lavorare, come abbiamo sempre fatto, per garantire il miglior servizio possibile ai cittadini».
Più che una farsa una dichiarazione di intenti a volerla leggere tra le righe.
Che intende Di Cristoforo «con stima che sarà ben ripagata»?
Più chiara invece la minaccia:«continueremo a lavorare come abbiamo sempre fatto» che fa pensare ad una inquietante recidiva.
Insomma si è palesato ieri uno zoccolo duro di sindaci Pd-Pdl che solidali, uniti in un'unica combriccola hanno deciso che finora l'Aca ha operato bene. Peccato che sono gli unici a crederlo.
Siccome si può presumere con certezza che tali sindaci leggano i giornali -se non i bilanci dell'Aca che hanno approvato- e dunque che erano coscienti dei problemi emersi, il voto che suggella una buona gestione può indicare una sola cosa: corresponsabilità nel naufragio.
Perché un sindaco accorto e oculato dovrebbe votare la gestione dalle mani bucate del presidente Di Cristoforo che si firma un premio di produzione a cui non ha diritto e poi incalzato sull'argomento farfuglia una versione che non sta in piedi?
Che cosa hanno ottenuto in passato e cosa avranno in futuro i sindaci del “patto di sangue”?
«Tutto ciò fa male soprattutto ai tanti lavoratori che tutti i giorni all'Aca si impegnano realmente, nonostante il cattivo esempio dei tanti imboscati politici», dice Marco Fars segretario Rc.
«Alla luce di questi fatti», ha commentato il segretariooo provinciale dell'associazione Codici, Domenico Pettinari, «esigiamo delle risposte urgenti dal Commissario dell'Ato, Pierluigi Caputi. Il Commissario deve dirci cosa sta succedendo. Il Commissario che tanto si è battuto per dimostrare la necessità dell'aumento della tariffa, che probabilmente verrà discusso il 29 luglio 2010, deve spiegarci, senza ulteriore indugio, come mai nonostante le sue tesi sull'aumento, l'assemblea composta da tanti sindaci di centro destra e quindi della stessa coalizione che a lui ha conferito il mandato di occuparsi delle acque, ha deliberato un Piano Industriale dicendo che va bene la tariffa attuale senza alcuna necessità di aumento».
Perché l'ennesimo giallo nel giallo vuole che la bozza di piano industriale approvato non prevede l'aumento della tariffa. Dunque se si voterà l'aumento sarà anche in contrasto con il documento votato ieri.
«I vertici benedetti ieri dai 40 sindaci», ha concluso Pettinari, «sono sotto inchiesta per reati gravissimi ed hanno lanciato l'azienda in uno stato fallimentare dal quale è difficile oramai uscirne fuori. Queste operazioni dimostrano come i sindaci, unici veri responsabili dei disastri fino ad oggi compiuti dall'Aca spa, non hanno nessuna voglia di voler voltare pagina , di voler cambiare le cose».

20/07/2010 7.38


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CASTRICONE(PD):«I 40 SINDACI SONO PERSONE RESPONSABILI»

PESCARA. «E' inaccettabile definire quaranta sindaci una combriccola allegra e solidale che vuole ignorare le proprie responsabilità».
Lo afferma Antonio Castricone, segretario provinciale del Pd di Pescara che così difende anche i sindaci di centrodestra.
«Un sindaco non può ignorare le proprie responsabilità e sa che quotidianamente il proprio lavoro, in prima fila, è sottoposto al giudizio dei propri cittadini», ricorda Castricone, «di certo i sindaci non possono lanciare il sasso e nascondere la mano. Mettono la loro faccia sulle scelte che fanno. La nomina del terzo componente del Cda dell'ACA votato ieri dai sindaci è un atto che ha semplicemente completato la composizione del consiglio di amministrazione. Ovviamente la cosa può essere non condivisa, ma non si possono irridere questi sindaci e relegarli ad una allegra combriccola».
Così come, sottolinea Castricone, «non va assolutamente confusa la riunione di ieri con la vicenda relativa all'aumento delle tariffe dell'acqua: i sindaci Pd hanno lavorato per costruire una proposta in grado di evitare l'aumento proposto dal commissario dell'Ato. E soprattutto hanno lavorato ad una proposta in grado di mantenere pubblica la gestione dell'acqua. Tutto ciò mentre c'è qualcuno che raccoglie firme per il referendum sull'acqua pubblica ma poi, non rendendosene conto, favorisce il gioco di chi, come la giunta Chiodi, vuole venderla ai privati».
Quanto alle accuse di Rifondazione, «vorrei ricordare che il sindaco di Tocco da Casauria, esponente proprio di Rifondazione Comunista, siede su quella poltrona grazie ad un accordo con il centrodestra di Berlusconi e Chiodi, o forse questo fa comodo dimenticarlo, così come - conclude Castricone - lo stesso sindaco dimentica che qualche suo assessore fa parte di staff di assessori provinciali o regionali di centrodestra. Viene da chiedersi dove finisce, in questi casi, la loro tanto decantata coerenza».

20/07/2010 16.56


RIFONDAZIONE:«CASTRICONE CHI?»

«Che la lista civica da me guidata avvesse all'interno candidati con idee politiche di centrodestra ( e un iscritto all'allora AN) non è una novità per nessuno», replica il sindaco di Tocco, Riziero Zaccagnini, «e che il Castricone se ne accorga solo oggi mi lascia perplesso. Forse non ricorda il Castricone la sfilata dei "potenti" del partito che vennero a Tocco ad accusarci delle peggiori cose: sfilarono D'Alfonso, Di Matteo, D'Ambrosio ecc... Mentre al nostro fianco si vedevano solo tanti cittadini e nessun padrino».
«Il Castricone dovrebbe assicurarsi delle informazioni che dà, perché non mi risulta che alcun assessore faccia parte dello staff provinciale o regionale di centrodestra», ha aggiunto Zaccagnini, «ma cosa c'entrano tutte queste storie con il disastro nepotistica e clientelare di Ato e Aca? Se oggi ci troviamo a questo punto è solo a causa della metodica occupazione di cariche e posti di lavoro coerentemente distribuiti tra i partiti che poi si sono uniti nel Pd ( e, in alcuni casi, nel PDL), e di questa cosa il Castricone dovrebbe essere a conoscenza per esperienza diretta. Concludo invitando il Castricone, per il futuro, ad occuparsi meno delle vicende che riguardano un piccolo paese come quello che amministro e a cercare col lumicino qualche granello di coerenza politica nel partito alla guida del quale è stato messo».
«Mi preme precisare dopo la polemicuccia di Castricone», spiega invece Corrado Di Sante, segretario provinciale di Rc, «che in quella assemblea nulla si poteva fare in merito all'aumento delle tariffe significa mentire sapendo di mentire. Infatti la proposta presentata dal Sindaco di Rifondazione Comunista di Tocco da Casauria volendo incidere sui costi operativi dell'Aca, automaticamente avrebbe comportato in sede ATO la non necessità di procedere agli aumenti. Anche un bimbo è in grado di capire che se l'Aca riduce i suoi costi l'Ato può non aumentare le tariffe. In secondo luogo il PD non ha sostenuto la campagna referendaria per l'acqua pubblica, unico strumento per togliere definitivamente questo bene comune dal mercato, né si è posto con nettezza l'obiettivo di risanare i conti dell'Aca. Il “Partito dell'Acqua” è infatti una delle anime più solide del PD pescarese», ha aggiunto Di Sante, «che quindi si guarda bene dal disturbare il manovratore. Inoltre l'aumento delle tariffe rende più appetibile proprio ai privati la gestione del servizio idrico. La minaccia delle gare e della privatizzazione così come le fandonie in merito ai livelli occupazionali servono solo a mascherare la volontà di non cambiare e mandare avanti il baraccone così com'è, nonostante le molteplici indagini giudiziarie in corso, che non si può far finta di non vedere».

22/07/2010 18.12