Sanitopoli, imputati contro i sequestri conservativi

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

1704

PESCARA. Come era prevedibile i maggiori imputati nell’inchiesta sulle presunte maxi tangenti nella sanità hanno proposto ricorso contro il provvedimento del gup che autorizza i sequestri conservativi.


Il giudice Angelo Zaccagini aveva autorizzato i sequestri chiesti dalle parti civili Regione e Asl nei confronti di Pietro Anello, Vincenzo Angelini, Sabatino Aracu, Luigi Conga e Pierluigi Cosenza fino alla decorrenza della cifra di 30 milioni di euro.
Altro sequestro della cifra complessiva di 5 milioni di euro era stato chiesto sempre da Regione e Asl anche a Angelo Bucciarelli, Camillo Cesarone, Giordano Cerigioni, Ottaviano Del Turco, Giovanni Pace, Lamberto Quarta, Vincenzo Trozzi, Gianluca Zelli.
Nei giorni scorsi era inoltre scoppiata una feroce polemica (non del tutta sopita né tantomeno chiarita) riguardante il fatto che gli stessi enti non avevano chiesto il sequestrooo nei confronti di altri imputati tra i quali Giancarlo Masciarelli, Vito Domenici e Bernardo Mazzocca perchè ritenuti nullatenenti.
Vincenzo Angelini, invece, ritenuto dal gup anche parte offesa, ha chiesto e ottenuto i sequestri per 12 imputati, nullatenenti compresi, fino alla decorrenza del valore di 15 milioni di euro.
Intanto oggi si è appreso che i legali dell'ex governatore Ottaviano Del Turco hanno presentato ricorso al Tribunale del Riesame di Pescara contro il sequestro conservativo dei beni.
Il ricorso è stato presentato, fra gli altri, anche dai legali del deputato del Pdl, Sabatino Aracu.
Sarà depositato domani, invece, il ricorso dei difensori dell'ex assessore alla Sanità, Bernardo Mazzocca (seppur nullatenente) ; del suo ex segretario, Angelo Bucciarelli e dell'ex amministratore della Humangest, Gianluca Zelli.
Già depositato invece anche il ricorso dell'ex governatore Giovanni Pace e di Vincenzo Trozzi.
Nel ricorso proposto dall'avvocato Massimo Cirulli si contestano una serie di doglianze circa l'applicazione di alcune norme da parte del gup.
Nello specifico si contesta il presunto danno causato agli enti pubblici che non sarebbe «conseguenza diretta ed immediata del reato» come prescrive la legge. Questo perché il reato contestato è quello di associazione a delinquere che è «reato di pericolo, pertanto alcun danno possono aver risentito le parti. L'abuso d'ufficio è invece reato di danno ma nella fattispecie il nocumento patrimoniale è conseguenza diretta ed immediata del delitto di truffa che però non è contestato».
Altra contestazione centrale l'avvocato Cirulli la muove contro la decisione del gup di aggredire anche il fondo patrimoniale di Trozzi costituito con la moglie, sostenendo che il codice civile ne impedisce il sequestro.
Il giudice invece aveva ritenuto che anche il fondo doveva servire da garanzia perché costituito dopo la commissione del reato e che il fondo patrimoniale in realtà era un tentativo di alienazione volto alla sottrazione del bene stesso.
«L'articolo 189 del codice penale però», ricorda Cirulli, «prevede che si possano aggredire quei beni alienati nella consapevolezza di pregiudicare le ragioni dei creditori. Ma il fondo è stato costituito il 27 febbraio 2008 e Vincenzo Trozzi è venuto a conoscenza del procedimento penale solo il 14 luglio 2008, dunque alcuni mesi dopo».
L'udienza davanti al Riesame è stata fissata al 26 luglio. I difensori hanno presentato ricorso anche sulla questione della competenza territoriale.

15/07/2010 18.30

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK