Ciclone, sequestro di 64mila euro a Ferretti, corruttore di Cantagallo

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

1603

PESCARA. Ieri gli agenti della mobile coordinati dal dirigente Nicola Zupo hanno posto sotto sequestro preventivo, su provvedimento del Tribunale di Pescara, 64.500 euro di Diulio Ferretti, arrestato nell'ambito dell'inchiesta Ciclone.


Il provvedimento è stato emesso lo scorso 12 luglio e firmato dai magistrati Antonella Di Carlo, Nicola Colantonio e Gianluca Sarandrea.
Il valore sequestrato equivale alla somma che Ferretti, scrivono i giudici, ha versato al sindaco Cantagallo e all'assessore Di Blasio per avere in cambio «atti amministrativi illegittimi».
Il provvedimento è stato emesso dopo un lungo e sofferto iter giudiziario che ha visto la Suprema Corte di Cassazione pronunciarsi per ben due volte a seguito di due distinti ricorsi proposti dal pm Gennaro Varone, titolare dell'inchiesta.
Infatti, dopo un primo provvedimento di sequestro preventivo della somma di 120.000 euro, in prima battuta il Tribunale del riesame, pur ritenendo sussistente la presenza di indizi reato di corruzione, ha revocato in toto il decreto di sequestro preventivo del Gip presso il Tribunale di Pescara datato 9.01.2008.
Secondo il Riesame, infatti, pur avendo Ferretti versato tale somma a titolo di corrispettivo per ottenere lavori, tali attività non sono mai di fatto state eseguite, ragion per cui non vi era stato alcun profitto.
Di qui il primo ricorso in Cassazione del pm Varone per ottenere l'annullamento del provvedimento.
La visione della Procura è stata sposata dai Giudici di Piazza Cavour che hanno restituito gli atti per una nuova pronuncia del riesame.
All'udienza camerale del 1° ottobre del 2009, a fronte della richiesta del sostituto procuratore di sequestrare quanto meno la somma di 64.500 euro, che per l'accusa è documentalmente dimostrabile essere stata complessivamente versata da Duilio Ferretti a Cantagallo e Di Blasio (32.500 al primo e 32.000 al secondo), il riesame ha rigettato la richiesta in quanto mancava il profitto tratto dal versamento delle tangenti.
Il pm ha presentato nuovamente ricorso in Cassazione.
Anche in questo caso la Cassazione, condividendo l'orientamento della Procura, ha annullato nuovamente l'ordinanza del riesame restituendo gli atti per l'ulteriore corso del procedimento.
All'udienza dell' 8 luglio scorso il pm Varone ha chiesto di nuovo il sequestro di denaro pari all'ammontare documentato delle tangenti versate, da considerarsi quale profitto minimo, mentre il difensore di Duilio Ferretti, chiaramente, si è opposto.
Questa volta il riesame, fatti propri i rilievi della Suprema Corte, ha emesso il provvedimento di sequestro che è stato eseguito con la piena collaborazione dell'indagato, sul conto corrente acceso presso l'agenzia di un istituto bancario di Montesilvano.
Fondamentale per rintracciare i versamenti dell'imprenditore all'ex primo cittadino è stato in sede di indagine il ritrovamento di 4 tabelle disegnate da Ferretti nelle quali erano annotati mensilmente 2.500 euro da corrispondere ai due per gli appalti di via Adige e via Marche.
In una intercettazione telefonica, inoltre, Ferretti racconta al figlio che le somme riportate sulle schede erano riferibili proprio alle tangenti versate a Cantagallo e Di Blasio.
Soddisfazione da parte della procura che ritiene questo passaggio un ulteriore punto a favore dell'accusa nell'ambito del detto procedimento penale.

a.l. 15/07/2010 14.44