Spoltore, Mare-Monti e "operazione vestina": inchieste parzialmente chiuse

Alessandro Biancardi

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Spoltore, Mare-Monti e "operazione vestina": inchieste parzialmente chiuse
PESCARA. Si avviano alla chiusura le inchieste relative alla urbanistica e gli accordi di programma a Spoltore, quella sulla incompiuta milionaria Maremonti e sugli appalti e presunta corruzione nell’area vestina.
Inchieste veloci, tutte coordinate dal pm Gennaro Varone e dense di contestazioni e fatti che delineano una amministrazione distolta dall'interesse pubblico e generale e più attenta ai bisogni del singolo politico-amministratore tutto impegnato a raccattare voti, consenso e dunque potere.
Le inchieste saranno tutte chiuse entro la fine del mese ma parzialmente.
L'idea è quella di suddividerle in filoni snelli e con poche contestazioni al fine di velocizzare le prossime fasi processuali.
In questo modo le udienze preliminari dovrebbero esaurirsi in un paio di convocazioni e non come successo con l'inchiesta Ciclone o Sanitopoli in circa una quindicina.
Il tutto sarebbe volto alla definizione delle cause e farle arrivare a sentenza (qualunque essa sia) e dunque cristallizzare i fatti in “verità giudiziaria” . Insomma una corsa contro la prescrizione.

L'INCHIESTA DI SPOLTORE

Questa mattina gli uomini della Forestale sono tornati in Comune a Spoltore per acquisire nuovi documenti per sondare e verificare ulteriori vicende inerenti lo sviluppo urbanistico della città.
Si è appreso tuttavia che contemporaneamente sarebbero in corso perquisizioni anche al Comune di Francavilla al Mare nei confronti di persone legate a tali indagini e che operano nei due comuni.
Lo scorso aprile sono già stati acquisiti documenti relativi ad accordi di programma su cimitero, sulle torri da realizzare a Villa Raspa di Spoltore nei presi del fiume e su Citymoda. Sono iscritte sul registro degli indagati dieci persone, tra cui il sindaco Franco Ranghelli, l'ex presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli, l'assessore ai Lavori Pubblici, Claudio Santurbano e il consigliere di maggioranza Pino Luigioni.
L'ipotesi accusatoria riguarda anche la corruzione di alcuni esponenti politici che è tutta da dimostrare e che avrebbe fatto leva sull'influenza di alcuni amministratori in grado di far procedere più speditamente alcune cause piuttosto che altre. Secondo quanto è trapelato finora vengono evidenziati ancora una volta legami molto stretti tra il mondo dell'imprenditoria e quello della politica.
Un paio di filoni di questa inchiesta che è cresciuta nelle ultime settimane potrebbero essere chiusi tra l'inizio di agosto e settembre.


MARE-MONTI
 

E' un'altra inchiesta che è partita da un fatto che pareva apparentemente marginale, come una delle tante incompiute stradali, ed ha invece tirato dentro politici e pubblici ufficiali, di amministrazioni pubbliche come l'Anas o l'impresa della famiglia Toto, dimostrando legami molto stretti con diversi personaggi di quella che le indagini di Firenze e Perugia hanno delineato come “Cricca”.
Una parte delle indagini sarebbe terminata e precisamente quella inerente i fatti contestati nell'ordinanza di arresto che ha portato in carcere l'architetto Carlo Strassil che è stato delineato dal sostituto procuratore della Repubblica, Gennaro Varone, come una figura centrale nella spartizione del denaro derivante dalle consulenze pompate.
Per ora sono 12 gli indagati: oltre Strassil figurano Carlo, Alfonso, Paolo Toto, Luciano D'Alfonso, il funzionario Anas, Roberto Luccetti, Paolo Lalli, direttore dei lavori dell'appalto, il geologo Angelo Di Ninni, Fabio De Sanctis.
Il gip Luca De Ninis nell'ordinanza di custodia cautelare di sessanta pagine ha parlato di una «criminalità davvero inquietante». Due gli elementi che saltano fuori: «l'esercizio della corruzione» si è «evoluto» e si registra anche una «destrutturazione del procedimento di evidenza pubblica» che diventa «un mero simulacro», «una formale veste giuridica» che in realtà nasconderebbe un «invincibile volontà di saccheggio delle risorse pubbliche».
Nei pc, infatti, sono state trovate le prove che era la stessa ditta a predisporre gli atti per la pubblica amministrazione.
Sono stati sequestrati moltissimi documenti che sono stati scandagliati a fondo e soprattutto dalle intercettazioni sono emersi una serie di presunti illeciti che potrebbero essere approfonditi la maggior parte dei quali tuttavia non riguarda l'Abruzzo. Di sicuro Strassil è stato incaricato nell'ambito della ricostruzione post terremoto per la sicurezza delle scuole. Uno stralcio corposo pare sia già arrivato da alcune settimane sui tavoli della procura aquilana che ora dovrà decidere il da farsi.
Anche in questa inchiesta rimangono delle propaggini da approfondire che prendono spunto proprio dal materiale sequestrato e da alcuni file dentro i pc degli indagati.

“OPERAZIONE VESTINA”

Una parte dell'inchiesta è stata chiusa la scorsa settimana e riguarda cinque, sei vicende omogenee già contestate nell'ordinanza di custodia cautelare eseguita il 22 aprile scorso.
Furono arrestati Antonello De Vico, 46enne sindaco del Comune di Farindola nonché coordinatore provinciale del partito politico UDC; Alberto Giancaterino, 52enne consigliere del Comune di Penne, già assessore ai Lavori Pubblici, Femio Di Norscia, 52enne consigliere del Comune di Penne già assessore alle Politiche sociali. Poi Rocco Petrucci, 51enne ingegnere titolare di uno studio di progettazione nel centro vestino insieme a Giancaterino. Già nel 2003 Petrucci finì in carcere per tangenti.
Ultimo tra gli arrestato Daniele Mazzetti, 48enne amministratore della Società Cooperativa Agorà per la gestione dei servizi sociali.
Le indagini hanno messo in luce una serie di presunti illeciti che avrebbero distorto l'operato di alcune amministrazioni pubbliche tra Penne e Farindola.
Anche in questo caso le indagini continuano per altri fatti emersi nel frattempo mentre dall'inchiesta nasceranno tre o quattro filoni equivalenti ad altrettanti processi.

a.b. 15/07/2010 12.12

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