Potabilizzatori mai utilizzati: 20milioni spariti, 35mila euro di risarcimenti

Alessandro Biancardi

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Potabilizzatori mai utilizzati: 20milioni spariti, 35mila euro di risarcimenti
PESCARA. Si chiude con un risarcimento di appena 35 mila euro la vicenda dei potabilizzatori realizzati con la spesa di oltre 40 miliardi di lire e mai entrati in funzione.
Che fine abbiano fatto quei soldi resta un mistero perchè l'unica cosa visibile oggi è una incompiuta storica. Una storia di pessima burocrazia e di rimpalli di responsabilità tra Regione e Aca.
Nelle scorse settimane la Corte dei Conti ha stabilito che saranno in quattro a dover pagare. Cifre irrisorie in confronto alla montagna di soldi che a partire dal 1990 vennero stanziati dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, dall'Ufficio del Ministro per il Coordinamento della Protezione civile.
Erano stati chiamati in giudizio l'ingegnere Sergio Franci, Dirigente dell'Ufficio Gestione Acquedotti, Dipartimento Lavori Pubblici della Regione Abruzzo; l'architetto Maria Rosa Di Carlo Direttore Generale pro tempore dell'Aca spa nonché presidente della Commissione aggiudicatrice, Giovanni Carusi, in qualità di Dirigente del Servizio di Prevenzione Collettiva ad interim della Regione Abruzzo (periodo gennaio 2001-27.6.2002); Giuseppe Bucciarelli nella medesima qualità per il periodo 28.6.2002-28.12.2002; Domenica Pacifico nella medesima qualità per il periodo di 2.1.2003 – 31.12.2007.
Il danno originariamente era stato quantificato in 150.000 euro, di cui 40.000 da addebitare a Pacifico, 20.000 a Bucciarelli, 40.000 a Franci, 40.000 a Di Carlo e 10.000 a Carusi.
Ma la Corte dei Conti ha deciso che a pagare saranno però Giovanni Carusi per 5 mila euro, Giuseppe Bucciarelli, 10 mila euro, Maria Rosa Di Carlo, 5 mila euro, e Domenica Pacifico 15 mila euro.
L'impianto in realtà, secondo la citazione, non aveva i presupposti amministrativi per vedere la luce.
In pratica ci fu come spesso accade la corsa sfrenata e spesso illogica all'accaparramento dei finanziamenti per costruire un'opera che fin dall'inizio si sapeva non sarebbe mai entrata in funzione. Si trattava, infatti, di impianti che dovevano potabilizzare l'acqua del fiume Pescara, notoriamente altamente inquinata. Tanto inquinata che venne nominato un commissario straordinario per il disinquinamento.
Così per queste ragioni non è mai arrivata l'autorizzazione al prelievo dell'acqua da immettere nella rete acquedottistica.
I lavori di costruzione della struttura sono cominciati nel '99 e almeno sulla carta, l'impianto serviva per sopperire alle carenze idriche che già si cominciavano ad avvertire su Pescara e Chieti.
In sostanza l'impianto avrebbe permesso di potabilizzare le acque accumulate nella vasca Enel di San Martino per poi distribuirle alle utenze tramite una rete duale, garantendo un ulteriore approvvigionamento pari ad almeno 500 metri cubi d'acqua al secondo.
Tra l'altro parte della rete duale è anche stata regolarmente realizzata sul territorio di Pescara, con l'obiettivo di dare ad alcune utenze, come autolavaggi e stabilimenti balneari, la possibilità di usufruire di una seconda rete idrica da utilizzare per fini non alimentari.

«COMPORTAMENTI INERTI E NEGLIGENTI»

Per il progetto sono stati spesi oltre 20 milioni di euro (40 miliardi di vecchie lire), il potabilizzatore è stato terminato nel 2006, ma a settembre 2008 è arrivato il diniego di Asl e Regione a utilizzare l'impianto perché l'acqua del fiume che verrebbe captata e potabilizzata è troppo inquinata e oltrepassa abbondantemente i limiti di legge.
La Procura regionale della Corte dei Conti, dopo aver archiviato le posizioni relative ad altri indagati, poiché l'impianto di potabilizzazione era ritenuto «ben realizzato e collaudato», ha fondato però l'accusa sulla loro mancata utilizzazione proprio a causa delle omissioni dei competenti uffici della Direzione Sanità della Regione Abruzzo che, «nonostante i numerosi solleciti degli enti gestori (Aca e Ato) negli anni 2001 – 2008, non avevano predisposto l'atto deliberativo per la designazione e successiva classificazione delle acque del fiume Pescara, circostanza che ha determinato il mancato funzionamento dei due potabilizzatori, con conseguente ingente spreco di denaro pubblico».
Per la Corte dei Conti, che si è espressa sul risarcimento del danno erariale si sarebbero configurati «comportamenti inerti e negligenti, vuoi all'interno dell'ufficio regionale di Prevenzione collettiva, vuoi all'esterno».
Il risultato? Appare evidente più che mai ma viene certificato anche dalla Corte dei Conti che parla di un «gravissimo spreco di risorse pubbliche in assenza di risultati per l'utenza» avvenuto anche perchè i dirigenti si sarebbero «trincerati dietro burocratiche questioni di competenza, senza che si prendesse realmente a cuore il problema e si portasse a compimento la pratica, e ciò nonostante i pressanti inviti dell'Aca al riguardo. E' noto, infatti», si legge ancora nel dispositivo, «che vi sono numerosi istituti nel procedimento amministrativo con finalità acceleratorie (tra cui, come sottolineato dalla Procura, l'indizione di una conferenza di servizi) che avrebbero potuto essere adottati per il raggiungimento del risultato finale».
Ma nulla è stato fatto.

15/07/2010 9.57

[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=potabilizzatore&mid=6&action=showall&andor=AND]* TUTTO SUI POTABILIZZATORI MAI UTILIZZATI[/url]


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